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30/11/2025 ore 18.34
Cronaca

«Un dolore assurdo, avrete 20 anni per sempre»: sui social il ricordo di Chiara e Antonio, morti nell’incidente sulla 106

Decine i messaggi che ricordano i due giovani che hanno perso la vita nell’impatto a Sibari. La toccante lettera del vescovo Savino

di Redazione Cronaca

"Educata, gentile, disponibile, solare, mai una parola fuori posto. Mancherai tantissimo a tutto il gruppo. Adesso brilla tra gli angeli come solo tu sai fare". E ancora:  "Oggi i nostri cuori piangono due splendidi ragazzi strappati via alla vita troppo presto. Alla dolce e giovane Chiara ed al giovane meraviglioso Antonio il nostro bacio nel vento,che la terra vi sia lieve angeli bellissimi. Avrete 20 anni per sempre".

Sono solo due dei tantissimi messaggi che in queste ore sui social ricordano Chiara e Antonio, i due giovani morti all'alba in un devastante incidente stradale sulla statale 106 all'altezza di Sibari. Vent'anni lei festeggiati appena due giorni fa, ventuno lui.

Due giovani fidanzati di 20 e 21 anni morti nello schianto devastante sulla Statale 106: ci sono anche 4 feriti

Una tragedia che colpisce due famiglie, una comunità e l’intera Calabria. Sul luogo dello schianto, oltre ai due ragazzi che non ce l’hanno fatta, si contano quattro feriti, due dei quali in condizioni gravi. Una dinamica ancora al vaglio, sulla quale anche la Procura di Castrovillari indaga.

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 "È un dolore assoluto, che nessuna parola potrà mai consolare. Erano vite luminose, colme di speranze, di sogni ancora intatti, di progetti che il tempo non ha permesso di realizzare. Due giovani che non potranno innamorarsi, costruire un futuro, vivere le emozioni e le conquiste che ogni ragazzo merita di sperimentare.

Due vite spezzate all’improvviso, forse dopo una serata qualunque, un sorriso, un abbraccio, un “ci vediamo dopo” che non avrà più risposta" - scrive Fabio Pugliese sulla pagina Basta vittime sulla statale 106, la stessa strada che oggi ha visto spezzarsi due giovani vite.

A ricordare Chiara e Antonio anche il vescovo di Cassano, mons. Francesco Savino in una toccante lettera.

 «Oggi il nostro silenzio pesa come una pietra. Chiara e Antonio non sono più. Non erano solo due nomi: erano vita che sbocciava, sogno in cammino, luce promessa a un domani che ora sembra essersi spento troppo presto. Eppure, nella notte della loro assenza, qualcosa di luminoso resta, in sordina, come una brace che non si lascia spegnere ed anche nel gelo del dolore, riesce a donare ristoro.

Antonio e Chiara sono il Vangelo del chicco di grano che quando cade in terra e muore, non scompare: porta frutto anche se oggi non è facile crederci. E forse non serve crederci subito: serve piangere, come fece Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro. Le lacrime del figlio di Dio, non sono debolezza: sono l’altra faccia dell’amore. “Guarda come lo amava!” (Giovanni 11:32-34)

Chiara, Antonio, vi guardiamo come chi vi amava e vi ama e vi pensiamo così, come due mani che si cercano nell’eternità.

Non vi diciamo “addio”, ma “a presto”, perché Dio non divide, ricompone. Il vostro amore, nato tra le strade della nostra terra, ora abita il cuore stesso del Cielo, dove ogni ferita diventa luce e ogni mancanza promessa, possibilità.

A voi che restate, soprattutto a chi è ferito nel corpo e nell’anima, diciamo solo questo: non lasciate che la morte pronunzi l’ultima parola. Lasciate che l’amore lo faccia per voi. Perché l’amore, quando è vero, non conosce fine: si trasforma in eternità.

Guardate come si amavano e fate di quell’amore sete di vita.

E ora, con il cuore che tace e prega, affido Chiara e Antonio alle mani del Padre. Prego perché il loro sorriso, custodito per sempre in Dio, diventi per noi una luce che non si spegne, anche quando la notte sembra più forte di ogni speranza.

Prego per i giovani che lottano per la vita, perché il Signore tocchi le loro ferite con una tenerezza che guarisce nel corpo e nell’anima, e trasformi la loro fragilità in forza dolce e nuova, capace un giorno di rialzarsi e di amare ancora.

Prego per le famiglie, che oggi camminano nel buio e nel silenzio: perché Gesù che ha pianto accanto alla tomba dell’amico asciughi lentamente le loro lacrime, e metta nel loro cuore una promessa più grande della morte, una promessa di incontro, di abbraccio, di casa ritrovata.

Su tutti voi invoco la benedizione del Dio della vita, perché intrecci le nostre lacrime con le sue, e faccia del nostro dolore un seme di cielo nascosto nella terra della nostra storia».