Un mese senza paga, la protesta e le fiamme dei caporali: chi sono le vittime della strage di Amendolara
Tre afghani e un pachistano bruciati vivi nella stazione di servizio sulla statale 106: avevano tra 19 e 29 anni, raccoglievano fragole nel Metapontino per aiutare le loro famiglie. Erano invisibili, senza diritti, sfruttati
«Non ci pagavano da oltre un mese e noi ci eravamo ribellati. Per questo hanno appiccato il fuoco alla macchina. Per punirci. Volevano ammazzarci tutti». Il racconto di Mohammad Taj Alamyar, l’afghano di 35 anni che è riuscito a fuggire dal minivan in fiamme, è la sintesi della sospensione dei diritti nei campi del Metapontino. Sintesi tragica, sfociata nelle immagini che mostrano un minivan divorato dalle fiamme nell’area di servizio di Amendolara, sulla statale 106. Il distributore eroga il carburante e i due presunti caporali danno fuoco e si assicurano che le vittime non possano abbandonare l’abitacolo. Saranno gli inquirenti, oggi, nella conferenza stampa in programma a Cosenza alle 16 a ricostruire i fatti dopo l’indagine lampo che ha portato ai fermi. Saranno loro a raccontare l’ipotetico movente.
Mafia dei caporali e aziende colluse, il sistema dietro la strage di Amendolara svelato in un'inchiesta del 2022Per ora restano frammenti di storia delle vittime affidate alle parole di Taj: l’impossibilità di avere un contratto, la vita in dieci in pochi metri quadri, quella busta paga da 350 euro mostrata alle telecamere, i soldi pretesi dai caporali per portarli al lavoro nonostante la paga misera e forse addirittura senza paga.
Si chiamavano Amin Fazal Khogjani, di 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, di 19, Safi Iayjad, di 27, e Waseem Khan, di 29: sono stati bruciati vivi dai loro sfruttatori in una stazione di servizio. Tre erano afghani e uno pachistano: erano arrivati in Italia a lavorare per aiutare le loro famiglie. Lo facevano, in questi giorni, raccogliendo fragole in Basilicata.
A ucciderli, secondo il Corriere della Sera, sarebbero stati due caporali della zona, i pachistani Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, individuati grazie anche alla testimonianza dell'unico superstite della strage.
L’eccidio finito con le fiamme che hanno avvolto l’auto ha radici lontane: è l'esito più efferato e raccapricciante di un fenomeno invisibile, perché nella maggior parte dei casi riguarda migranti poveri, senza diritti né voce. Alcuni sono anche irregolari e dunque ancor più ricattabili. Braccianti agricoli sfruttati: parte del sistema su cui si basa una parte del lavoro agricolo nel nostro Paese.