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28/08/2026 ore 15.51
Cronaca

Un’ombra sulla comunità, monsignor Savino dopo l’omicidio a Cassano: «Terra ferita»

Dopo il delitto a Lauropoli, Mons. Savino incoraggia la comunità a «non cedere alla paura». Il Vescovo difende il territorio: «La risposta sia una solidarietà feroce»

di Franco Sangiovanni

Il sangue versato a Lauropoli ha riaperto una ferita profonda nel cuore della Sibaritide. L'ennesimo episodio di violenza criminale ha fatto piombare il territorio nello sgomento, alimentando un clima di rabbia, sfiducia e terrore tra le strade di una comunità che prova faticosamente a rialzarsi. In un momento così cupo, si leva ferma la voce della Chiesa. Monsignor Francesco Savino, Vescovo della Diocesi di Cassano all'Ionio e Vicepresidente della CEI, ha diffuso un'intensa lettera aperta indirizzata ai cittadini. «Cari fratelli e sorelle, vi scrivo mentre il sole tramonta sulla nostra terra, lo stesso sole che da secoli scalda le pietre delle nostre chiese e il volto della nostra gente», esordisce il presule, sottolineando però come oggi «quel sole sembra faticare a illuminare i nostri cuori» di fronte all'immane tragedia.

Il Vescovo si rivolge direttamente alle famiglie e a chi in queste ore vive nella morsa della paura, riconoscendo l'amarezza che rischia di sopraffare i cuori: «So che in queste ore c’è chi non riesce a dormire, chi guarda fuori dalla finestra con diffidenza, chi si sente tradito dalla propria terra». Una ferita che rischia di far scivolare il territorio verso una narrazione senza via d'uscita. «Qualcuno, con amarezza, potrebbe persino mormorare paragonando la nostra terra a Sodoma e Gomorra, terre vilipese dal male», evidenzia Monsignor Savino. Ciò nonostante, il presule spazza via ogni parallelismo distruttivo, rimarcando con vigore la dignità della sua gente: «Ma io, oggi, voglio dirvi una cosa diversa, e dirla con la forza che mi viene dalla fede: la nostra terra non è Sodoma, qui i giusti sono la stragrande maggioranza. La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite, fratelli miei, si curano. Non si subiscono».

Nel passaggio centrale della sua riflessione, Monsignor Savino esprime gratitudine e fiducia verso chi in queste ore indaga nel buio: «Voglio esprimere la mia gratitudine più profonda e il mio assoluto rispetto per le Forze dell’Ordine e per gli investigatori che stanno lavorando senza sosta. Loro sono i custodi della nostra sicurezza notturna». Ma al tempo stesso richiama la comunità alle proprie responsabilità civili. La criminalità, avverte il Vescovo, «non vuole solo predare i nostri beni o le nostre attività. Vuole predare la nostra anima. Vuole rubare il sonno ai vostri figli e ipotecare il futuro di Lauropoli e di Cassano». Per questo, l'appello a non isolarsi diviene pressante: «Non concedetegli questa vittoria. Vi chiedo, con le lacrime agli occhi ma con la voce ferma: siate unità. Siate Chiesa viva. Siate popolo. La nostra risposta alla spietatezza non può essere la paura, ma una solidarietà feroce, tenace, indistruttibile».

Con toni dai tratti profetici, il Vescovo lancia poi un durissimo monito agli autori dell'omicidio e a chi semina il terrore con le armi: «A voi che credete di poter decidere chi deve vivere e chi deve morire con un colpo di pistola dico: la vostra è una vittoria di cartone. Costruite imperi sulla sabbia e sul sangue, ma la sabbia crolla e il sangue grida. Avete le armi, ma non avete il futuro. La vostra notte è lunga, ma l’alba è già scritta, e sarà la vostra fine». Infine, l'accorato invito a tutto il popolo cassanese a rialzare lo sguardo e a riscoprire la propria identità: «Rialzate la fronte. Non abbassare lo sguardo. Siete figli di una storia di sacrificio, di mare, di sudore e di fede. Il male fa molto rumore, ma è il bene che fa la storia. Voi siete la radice che spacca l’asfalto». Un cammino che il presule promette di percorrere in prima persona al fianco dei suoi fedeli: «Il vostro pastore è con voi. Sono qui, con le scarpe impolverate delle vostre stesse strade, con il cuore che batte al ritmo del vostro».