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23/01/2026 ore 10.51
Cronaca

Usura, estorsioni e minacce: quattro arresti e sequestri per oltre 150mila euro tra Reggio Calabria e Catania

VIDEO | L’indagine partita dalle denunce delle vittime porta al divieto di avvicinamento per altre due persone coinvolte nell’inchiesta di Guardia di Finanza e Polizia

di Redazione Cronaca

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza e la Questura di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un provvedimento di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di sei persone, di cui due destinatarie della custodia in carcere, due degli arresti domiciliari e due del divieto di avvicinamento alle persone offese. Contestualmente, sono state applicate misure interdittive della sospensione dal pubblico ufficio per la durata di un anno nei confronti di ulteriori due persone. Tutti risultano indagati, a vario titolo, per reati in materia di usura, estorsione e atti persecutori.

Nel corso dell’operazione è stata inoltre data esecuzione a nove decreti di perquisizione locale e a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, nei confronti di tre dei suddetti indagati, avente ad oggetto somme di denaro e ulteriori disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore a 150 mila euro, quale profitto dei reati di usura contestati.

I provvedimenti cautelari, emessi dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica, rappresentano l’epilogo di una complessa indagine condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Villa San Giovanni. L’attività investigativa ha consentito di individuare, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in ordine all’effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità, molteplici episodi di usura, estorsione e atti persecutori in danno di due persone offese e delle rispettive consorti, avvenuti nei territori di Reggio Calabria e Catania.

Le indagini hanno preso avvio dalle denunce presentate separatamente da un soggetto vittima di usura e dai parenti più prossimi di un’ulteriore persona offesa.

Dalle dichiarazioni raccolte emergeva come le vittime, a causa delle difficili condizioni economiche determinate da una rilevante esposizione debitoria, si fossero rivolte a un soggetto calabrese che avrebbe concesso loro dei prestiti, pretendendo la restituzione di somme decisamente sproporzionate rispetto al capitale erogato, nonché l’intestazione di immobili di proprietà delle famiglie delle vittime, mediante il ricorso a ripetute e gravi minacce.

L’attività investigativa è proseguita con approfonditi riscontri di natura documentale, incentrati sull’analisi dei flussi finanziari e delle movimentazioni di denaro, nonché con un’intensa attività di monitoraggio dei principali indagati, svolta attraverso indagini tecniche e tradizionali.

Gli accertamenti hanno consentito di raccogliere gravi indizi di reato, in particolare nei confronti dei due indagati destinatari della custodia cautelare in carcere, i quali avrebbero procurato alle vittime somme di denaro facendosi promettere e consegnare un compenso usurario per l’attività di mediazione svolta.

Secondo quanto riportato nel provvedimento cautelare, gli stessi, approfittando dello stato di bisogno delle persone offese, avrebbero svolto un’attività di mediazione finalizzata alla concessione di finanziamenti e mutui, in alcuni casi effettivamente erogati da istituti bancari e finanziarie, pretendendo quale compenso una somma compresa tra un terzo e la metà del valore del capitale finanziato, oltre a ulteriori importi del tutto sproporzionati rispetto a quanto ricevuto.

Le vittime sarebbero state costrette a consegnare le somme derivanti dagli interessi usurari mediante gravi minacce quali «ti affogo», «ti sparo», «ti prendo a calci davanti a tua moglie e tua mamma», «se denunci io l’ammazzo», nonché attraverso episodi di violenza fisica documentati in almeno tre circostanze.

In un caso, uno degli usurai avrebbe addirittura pubblicato sul proprio stato WhatsApp l’immagine di un manifesto funebre riportante le generalità di una delle vittime.

In altre occasioni, gli indagati sarebbero arrivati a incendiare l’autovettura in uso a una persona offesa e a uccidere alcuni animali presso l’abitazione di una delle vittime.

Le indagini hanno inoltre consentito di ipotizzare il coinvolgimento di due ulteriori soggetti, destinatari degli arresti domiciliari, che avrebbero supportato i principali indagati nelle attività di persecuzione e minaccia, collaborando nelle operazioni di ricerca e rintraccio delle vittime, mettendo a disposizione competenze tecniche e strumenti tecnologici e offrendo la propria disponibilità al prelievo di una delle persone offese in caso di individuazione.

Le condotte illecite sono contestate anche alle consorti dei due indagati principali, destinatarie del divieto di avvicinamento alle persone offese, per il supporto morale e materiale fornito alla realizzazione dei reati, attraverso pressioni psicologiche e minacce nei confronti delle mogli delle vittime, nonché mediante suggerimenti finalizzati a eludere le investigazioni.

Ulteriori ipotesi di reato riguardano due soggetti appartenenti alle Forze dell’ordine e alle Forze Armate, destinatari della misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio per un anno, accusati di aver collaborato, dietro compenso, con gli usurai nelle attività di rintraccio delle persone offese.

Gli stessi, abusando del proprio status, avrebbero effettuato appostamenti nei luoghi frequentati dalle vittime, raccolto informazioni presso i compaesani e consegnato illecitamente a uno dei principali indagati strumentazione in dotazione esclusiva alle amministrazioni di appartenenza, quali microcamere e rilevatori GPS, utilizzati per il rintraccio dei veicoli.

Le risultanze investigative, che dovranno trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, delineano un modus operandi volto a intrappolare le vittime in un vero e proprio circolo vizioso, nel quale l’elevata esposizione debitoria veniva gestita mediante il ricorso a nuovi prestiti o a soluzioni, anche illecite, che finivano esclusivamente per aggravare il debito iniziale.

La riscossione delle somme usurarie sarebbe avvenuta prevalentemente in contanti, tramite assegni postali o mediante versamenti e bonifici, fino a quando le vittime non risultavano più in grado di far fronte alle richieste.

Si precisa che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata solo a seguito di sentenza irrevocabile di condanna.

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