Veleni nel fiume Neto e tariffe dell’acqua mai riscosse: le accuse della Procura di Crotone al comune di Belvedere Spinello
Tutte le contestazioni agli amministratori che chiedevano fondi alla Regione nonostante le presunte inadempienze. Nell’inchiesta si evidenzia una «paralisi depurativa» che va avanti dal 2016 e l’«alterazione dello stato ecologico delle acque»
Uno sversamento «continuo e incontrollato di reflui fognari non trattati» dagli impianti di depurazione di località “Chiusa del Pozzo” e “Chiatrette” a Belvedere Spinello finiva nel fiume Neto provocando «l’impaludamento di una vasta estensione di territorio comunale non impermeabilizzato e, con ciò, una compromissione e un deterioramento significativi e misurabili delle acque del fiume Neto e di porzioni estese e significative del suolo e del sottosuolo».
Prosegue l’attività di repressione dei reati ambientali che intossicano la provincia di Crotone da parte di carabinieri e della locale Procura, guidata da Domenico Guarascio.
Oggi è stata notificata la conclusione delle indagini preliminari nei confronti del sindaco di Belvedere Spinello, Antonio Giuseppe Amato, il predecessore Rosario Macrì, il responsabile dell’area tecnica del Comune, Luigi Marrazzo, e quello dell’area finanziaria, Pasquale Diano.
Macrì, Diano, Marrazzo e Amato sono accusati, a vario titolo, di rifiuto d’atti d’ufficio perché avrebbero omesso di «adottare gli interventi, necessari per “ragioni di igiene e sanità”, volti a garantire il corretto funzionamento degli impianti di depurazione» pur nella consapevolezza che della paralisi depurativa degli impianti di “Chiusa del Pozzo” e “Chiatrette” che andava avanti fin dal 2016.
L’approvazione di tariffe idriche mai riscosse
Gli amministratori avrebbero approvato formalmente tariffe del servizio idrico integrato (con le delibere di giunta comunale e i relativi bilanci di previsione), ma avrebbero omesso «sistematicamente l’emissione dei relativi ruoli e la riscossione, così privando il servizio delle risorse finanziarie essenziali, rendendo di fatto materialmente impossibile la conduzione degli impianti e la depurazione dei reflui».
Le richieste di contributi alla Regione
Nonostante il disinteresse nella riscossione delle tariffe dell’acqua, Macrì e Diano avrebbero effettuato una «reiterata e continua richiesta di contributi finanziari alla Regione Calabria, finalizzata alla risoluzione delle criticità depurative del Comune di Belvedere Spinello». Richiese di contributi prive però di documentazione tecnica e progettuale di base. Un condizione, questa della depurazione, che è proseguita, sostiene l’accusa, almeno fino a giugno 2024.
Il reato di falso
Macrì, Diano e Amato sono accusati di falso ideologico perché, in tempi diversi, avrebbero attestato falsamente entrate inesistenti (poiché mai richieste ai cittadini) simulando un equilibrio economico-finanziario del servizio idrico in realtà inesistente.
L’inquinamento ambientale
Macrì e Marrazzo sono accusati di inquinamento ambientale perché con le loro condotte avrebbero causato «una compromissione e un deterioramento significativi e misurabili delle acque del fiume Neto e di porzioni estese e significative del suolo e del sottosuolo». Questi sversamenti fognari avrebbero portato alterare lo stato ecologico delle acque comprometterne gravemente la biodiversità e gli habitat tutelati dalla legge di organismi animali e vegetali che popolano le acque del fiume.
Il sindaco Amato è accusato, infine, di non aver evitato che venissero lasciati in stato di abbandono in modo incontrollato circa 2 metri cubi di rifiuti speciali pericolosi costituiti da rifiuti ingombranti, Raee e imballaggi, su un’area immediatamente a ridosso dell’impianto di depurazione in località “Chiatrette”.