Vibo, presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso: la Corte d'Appello dichiara inammissibile il ricorso della Dda
Accolta l'eccezione dei difensori: dal 1° gennaio 2025 l'atto di appello deve essere depositato esclusivamente in modalità telematica. Stralciata gran parte delle posizioni processuali
Nuovo stop per la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro davanti alla Corte d'Appello. La terza sezione penale della Corte d'Appello di Catanzaro ha infatti dichiarato inammissibile l'appello proposto dalla Dda contro gran parte delle assoluzioni pronunciate dal Tribunale di Vibo Valentia nel processo relativo a presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore.
La decisione è stata adottata nel corso dell'udienza davanti al collegio composto dal presidente Battaglia e dai giudici Fontanazza e Giglio, che hanno accolto l'eccezione preliminare sollevata dagli avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzè.
Il procedimento riguardava Domenico Macrì, Michele Manco, Salvatore Morelli, Gregorio Ruffa, Domenico Serra, Francesco Antonio Pardea e Andrea Mantella, imputati a vario titolo per diverse ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Michele Manco era inoltre accusato di associazione mafiosa e di sette tentate estorsioni. In primo grado era stato assolto dalla quasi totalità delle contestazioni, riportando una condanna a sei anni di reclusione per le residue imputazioni.
Nel corso dell'udienza, i difensori Sabatino, per Domenico Macrì, e Franzè, per Michele Manco, hanno replicato alla memoria depositata dalla Dda richiamando ulteriori pronunce della Corte di Cassazione in materia di inammissibilità degli atti.
La Corte ha ritenuto fondate le eccezioni della difesa, evidenziando come dal 1° gennaio 2025 sia divenuto obbligatorio il deposito telematico degli atti di appello. La mancata osservanza della procedura prevista ha determinato l'inammissibilità dell'impugnazione proposta dalla Direzione distrettuale antimafia.
A seguito della decisione sono state stralciate quasi tutte le posizioni processuali interessate dall'appello, mentre resta ancora pendente la posizione di Michele Manco limitatamente alle contestazioni residue non coinvolte dall'attuale pronuncia della Corte d'Appello.