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23/06/2026 ore 18.11
Cronaca

Vigile del fuoco e medico al poliambulatorio di Castrovillari, condannato dalla Corte dei Conti per il doppio impiego

Dovrà restituire al ministero dell’Interno oltre 150mila euro. Non aveva comunicato gli incarichi ottenuti dall’Asp di Cosenza, inizialmente a tempo determinato e poi indeterminato. La stangata dei giudici contabili 

di Luana Costa

Vigile del fuoco in servizio alla direzione regionale e, allo stesso tempo, medico al poliambulatorio di Castrovillari. È costata cara la doppia attività ad un dipendente del ministero dell’Interno, segnalato alla Corte dei Conti dalla stessa amministrazione che ha contestualmente avviato un procedimento per cumulo di impieghi.

Il doppio impiego

Il dipendente, 54enne residente a Casali del Manco, inserito nel ruolo dei direttivi medici del corpo nazionale dei vigili del fuoco e in servizio alla direzione regionale della Calabria aveva ottenuto dall’Asp di Cosenza un incarico da specialista ambulatoriale, inizialmente a tempo determinato (nel 2010) divenuto poi a tempo indeterminato (nel 2016).

Il Viminale ha inizialmente avviato un procedimento per la cessazione del rapporto di lavoro. L’avvocatura di Stato – a cui era stato chiesto un parere – aveva ritenuto parasubordinato il rapporto di lavoro con l’Asp con la conseguenza di non determinare una situazione di incompatibilità assoluta. A seguito della sanzione disciplinare, il dipendente aveva quindi comunicato le proprie dimissioni ma il ministero dell’Interno non aveva desistito, chiedendo la restituzione delle somme indebitamente percepite.

Citato a giudizio

La Procura della Corte dei Conti ha citato a giudizio il medico chiedendo la condanna al risarcimento del danno di 288mila euro in favore del ministero dell’Interno. «Risulta corretta l’impostazione della procura regionale – scrivono i giudici contabili - che individua nella mancata richiesta di autorizzazione a svolgere attività lavorativa per l’Asp di Cosenza l’obbligo di riversamento delle somme all’amministrazione di appartenenza, rientrando la fattispecie nella categoria della incompatibilità non assoluta, ma relativa».

Aggiunge quindi la sezione giurisdizionale che «manca la necessaria ed imprescindibile autorizzazione all’esercizio di attività professionali e la cui mancanza costituisce contestazione dell’odierno addebito». Il dipendente a «sostegno della propria buona fede richiama le autodichiarazioni in ordine agli incarichi del 2011 e 2014, ma è proprio da esse – si legge in sentenza - che può specularmente desumersi l’esatto contrario, giacché il fatto di aver “dichiarato” non fa che dimostrare la piena conoscenza degli obblighi di servizio che avrebbe dovuto rispettare in ordine al riversamento delle somme introitate».

La Corte dei Conti ha dichiarato prescritte le annualità dal 2010 al 2014 ma ha condannato l’ex medico dei vigili del fuoco al risarcimento del danno di 150.856 euro.