Sezioni
Edizioni locali
30/03/2025 ore 14.36
Cultura

A San Giovanni in Fiore un convegno nell’Abbazia Florense per ricordare l’823° anniversario della morte di Gioacchino da Fiore

Un’iniziativa del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti all’interno della cappella meridionale con la relazione del presidente Giuseppe Riccardo Succurro

di Redazione Cultura

Alcuni momenti dell'iniziativa culturale del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti

Il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti in occasione nella ricorrenza dell'823° anniversario della morte di Gioacchino da Fiore, avvenuta il 30 marzo 1202, ha organizzato un seminario su “Le biografie di Gioacchino da Fiore” nella cappella meridionale dell’Abbazia Florense a San Giovanni in Fiore. Un’iniziativa culturale che ha visto la relazione del presidente del Centro Studi Prof.Giuseppe Riccardo Succurro che ha deposto una composizione floreale sull’urna contenente le ossa dell’abate calabrese. 

Dante e la Calabria: tra i canti della Divina Commedia le “tracce” della nostra regione

La complessa vicenda umana, esistenziale, culturale, spirituale e religiosa di Gioacchino da Fiore si può ricostruire grazie a importanti fonti: le biografie, le sue opere, l’esame antropologico ed endoscopico del corpo, i documenti delle Abbazie di Corazzo e di San Giovanni in Fiore. Le fonti narrative sono rappresentate dalla “Vita beati Joachimi abbatis” raccontata entro il 1209 da un Anonimo monaco della prima generazione florense, dalla “Synopsis virtutum” scritta da Luca di Cosenza prima del 1224, dai “Miracula ” raccolti entro il 1346 per testimoniare alla Santa Sede i miracoli dell’Abate florense.

Gioacchino da Fiore illumina Dante: la Divina Commedia ha un “debito” culturale nei confronti dell’abate calabrese

Nel 1598 Cornelio Pelusio e nel 1612 Giacomo Greco trascrissero da un antichissimo manoscritto, custodito nell’archivio dell’Abbazia di San Giovanni in Fiore, la Vita ed i Miracoli di Gioacchino, fortunatamente prima che il “vetustissimus chyrographus” andasse perduto. L’intellettuale cosentino Domenico Martire, nella seconda metà del XVII secolo, scrisse la “Vita del Beato Gioacchino di Celico” e la inserì nella sua opera “La Calabria sacra e profana“. Martire utilizzò un codice che probabilmente era una copia meglio conservata e più completa del manoscritto custodito a Fiore. Mettendo insieme il racconto di Martire e quello di Pelusio, si ottiene una narrazione completa della vita dell’Abate.