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11/01/2026 ore 14.53
Cultura

Addio a un calabrese geniale, il maestro Giancarlo Cauteruccio è morto a 69 anni

Si è spento a Sibari uno dei più importanti innovatori del teatro contemporaneo italiano: con Krypton ha rivoluzionato la scena culturale del Paese. Da quattro anni era tornato in Calabria e nel 2023 si era reso protagonista di una chiamata alle arti per ricordare i migranti morti nel naufragio di Cutro

di Redazione Cultura

Se n’è andato nella tarda mattinata di oggi nell’hospice di Cassano allo Jonio a 69 anni il maestro Giancarlo Cauteruccio (nato a Marano Marchesato, Cosenza, il 1° luglio 1956), uno dei più influenti registi, scenografi, attori e innovatori del teatro contemporaneo italiano, noto per il suo linguaggio artistico originale in cui arte, tecnologia, spazio e luce si fondono in un teatro che trascende i confini convenzionali delle arti sceniche.

Formatosi presso l’Università degli Studi di Firenze in arte e architettura, Cauteruccio trasferisce nel teatro la sua visione spaziale e visiva, ponendo grande enfasi sull’interazione tra luce, suono e ambiente scenico per creare esperienze teatrali multisensoriali.

La sua carriera artistica inizia negli anni Settanta con la fondazione del gruppo Il Marchingegno a Firenze (1977), seguito nel 1982 dalla creazione, insieme a Pina Izzi, del Gruppo di Ricerca Teatrale Multimedia Krypton – oggi Teatro Studio Krypton, una delle compagnie italiane più innovative del teatro d’arte. Con Krypton, Cauteruccio esplora e sperimenta nuovi linguaggi scenici affidati spesso a elementi visuali come monitor, laser, neon e tecnologie elettroniche, anticipando tendenze del teatro contemporaneo e del video-teatro.

Festival delle Invasioni: il regista Giancarlo Cauteruccio si racconta

Nel corso della sua carriera ha realizzato oltre cinquanta allestimenti teatrali programmati nei principali circuiti nazionali e internazionali, portando le sue opere in città come New York, Mosca, Oslo, Berlino, Zagabria e Valencia e in prestigiosi eventi culturali come Documenta a Kassel. Le sue produzioni video sono presenti negli archivi della Biennale di Venezia e della Triennale di Milano.

Tra i momenti salienti della sua attività figura un’intensa trilogia dedicata a Samuel Beckett, che lo ha visto non solo come regista ma anche interprete in celebri allestimenti come L’ultimo nastro di Krapp, Giorni felici e Finale di partita, quest’ultimo portato in scena anche in dialetto calabrese, un gesto pionieristico nella legittimazione di lingue regionali nel teatro contemporaneo italiano.

Dal 1992 Cauteruccio è stato direttore artistico del Teatro Studio di Scandicci, contribuendo alla trasformazione di questa struttura in un centro di riferimento per la sperimentazione teatrale in Toscana e in Italia. Dal 2003 dirige la Collana di teatro delle Edizioni della Meridiana ed è docente incaricato per il corso di scenografia presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Dal 2004 ha curato le attività teatrali e gli eventi urbani del Comune di Scandicci, con laboratori di ricerca che integrano metodologie visive, tecnologie sceniche e progettazione dello spazio urbano.

La sua poetica artistica si concentra sull’idea di un Teatro di Luce e di una drammaturgia visiva dove la tecnologia non è mero strumento, ma parte integrante del linguaggio espressivo dello spettacolo. Questa visione gli ha consentito di realizzare spettacoli site-specific e performance urbane, spesso in dialogo con contesti architettonici e paesaggistici, esplorando il rapporto tra parola, corpo e luogo.

Negli anni più recenti Cauteruccio ha mantenuto un forte legame con la Calabria, dov’era tornato a vivere (aveva scelto Sibari), e con la cultura mediterranea, impegnandosi anche in progetti che mirano a coniugare partecipazione artistica e memoria collettiva. Al tempo stesso continua a stimolare riflessioni sul ruolo del teatro nella società contemporanea, sull’interazione tra arte e tecnologie digitali e sulla capacità della scena di aprire spazi di introspezione e comunità. Nel 2023 aveva lanciato un appello a tutti gli artisti calabresi: una chiamata alle arti, un giorno intero per celebrare sulla spiaggia di Steccato di Cutro una sorta di messa laica per ricordare i migranti morti nel naufragio del 26 febbraio. A lui si deve, tra l’altro, la rinascita del Magna Graecia Teatro, un progetto visionario che ha riportato la grande drammaturgia classica nei siti archeologici, unendo il mito alla modernità.

Con una carriera che attraversa oltre quattro decenni di sperimentazione e innovazione, Giancarlo Cauteruccio rimane una figura di riferimento nel panorama internazionale delle arti performative, capace di unire profondità poetica e rigore visionario in un teatro che esplora i confini tra visione, percezione e spazio scenico.

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