Bansky, l’ideologia del precipizio: “L’uomo che marcia bendato dalla bandiera”
L’ultima opera dello street artist a Waterloo Place, nel cuore monumentale di Londra
Banksy è senza dubbio fra gli artisti più riconoscibili e, insieme, più sfuggenti della scena contemporanea. Il tratto distintivo del suo lavoro non si limita alla critica politica in senso stretto, ma agisce soprattutto sulla frizione tra immaginario collettivo, potere e percezione, facendo leva sul contesto urbano.
L’installazione a Waterloo Place, nel cuore monumentale di Londra, incarna proprio questi elementi. Un uomo in abito formale avanza con passo deciso, ma il suo volto è sigillato da una grande bandiera che ne annulla la prospettiva. Il piede destro ha già oltrepassato il bordo del basamento: la figura è protesa nel vuoto, sospesa in un equilibrio che ignora il precipizio.
L’opera cattura il momento esatto in cui l’ideologia smette di interpretare il mondo per sostituirvisi. Difatti, la bandiera è generica. Di conseguenza, non è da leggere esclusivamente come una critica al patriottismo britannico, ma come un’indagine universale sul meccanismo dell’appartenenza quando si fa totalizzante.
Che si tratti di Stato o di fede il processo è uguale: l’identità si fa gabbia e si trasforma in schermo. Il risultato è l’annullamento del volto, la cancellazione dell’individuo, la riduzione a mera funzione simbolica. Nell’opera di Banksy il soggetto non osserva attraverso l’idea; guarda solo l’idea e, per essa, smarrisce la realtà, pur continuando nel suo movimento. L’uomo, al di là della sua cecità, marcia verso l’abisso con sicurezza. Per questo, la tragedia non scaturisce dall’incertezza, ma dalla convinzione assoluta di star percorrendo la giusta direzione.
Data la sua natura, l’opera dialoga anche con i giganti del Novecento. Evoca la «falsa coscienza» marxiana e i dispositivi di protezione dalla realtà di Nietzsche, ma interroga soprattutto l’etica di Emmanuel Lévinas: il volto dell’Altro come eccedenza rispetto a ogni categoria concettuale e come interruzione dell’assimilazione dell’altro all’oggetto di conoscenza. Qui, il volto è sequestrato. Senza volto non esiste limite etico, né alterità, ma solo un’identificazione cieca che annulla l’individuo.
La forza dell’intervento risiede anche (e, per certi versi, soprattutto) nel contrasto. Inserire questa instabilità nel cuore della Londra monumentale crea un corto circuito semantico. In altri termini, significa porre in bella vista una “contro-statua” che, al posto di solidificare il senso e celebrare il passato, come avviene abitualmente, espone un errore in atto, mostra il presente che marcia verso il precipizio, si sofferma su come oggi, spesso, si scelga di camminare.