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01/03/2026 ore 20.01
Cultura

Da Pavese a De André, Fabiola Salerno e “Una storia di incontri”: «La libertà è il filo che unisce questi grandi»

Nel suo libro la professoressa dialoga tra musica e letteratura. Un percorso che nasce tra i banchi di scuola e si allarga fino a diventare riflession sulla responsabilità della parola e sul coraggio della conoscenza

di Battista Bruno

Un viaggio tra letteratura americana, traduzione clandestina e canzone d’autore italiana. Con Una storia di incontri, la professoressa Fabiola Salerno intreccia le voci di Edgar Lee Masters, Cesare Pavese, Fernanda Pivano e Fabrizio De André, ricostruendo un dialogo culturale che attraversa oceani e generazioni. Un percorso che nasce in aula, tra i banchi di scuola, e si allarga fino a diventare riflessione sulla libertà, sulla responsabilità della parola e sul coraggio della conoscenza.

Professoressa, come e da cosa nasce “Una storia di incontri”? 
«Nasce dalla necessità di mettere ordine alle lezioni che quotidianamente svolgo in classe. Far conoscere l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, un capolavoro della letteratura americana dei primi del Novecento, e non raccontare dell’elaborazione personale messa in musica da un cantautore del nostro tempo come Fabrizio De André, mi è sempre sembrato come un non dire abbastanza, un non far capire in modo adeguato il senso stesso dell’Antologia. Inoltre, credo che le nuove generazioni abbiano bisogno di conoscere Fabrizio De André, i suoi testi, il suo sentire».

Qual è il fil rouge tra Edgar Lee Masters, Cesare Pavese, Fernanda Pivano e Fabrizio De André, i grandi autori che incontriamo nel suo libro? 
«Sicuramente la libertà attraverso la lettura e la scrittura: credo che nessuno di loro sarebbe stato in grado di vivere diversamente. Lee Masters, per scrivere, si libera dei panni di avvocato e lascia che i suoi personaggi si esprimano liberamente attraverso l’escamotage della morte; Pavese e Pivano, in pieno regime fascista, rimangono affascinati dall’America di F.D. Roosevelt e dalle «quattro libertà umane essenziali» contenute nel suo discorso del 1941, da vivere «ovunque nel mondo»; De André l’ha suonata e cantata sempre la libertà, ed è per questo che Il suonatore Jones, dall’ultima canzone dell’album, è morto «con ricordi tanti e nemmeno un rimpianto».

In che modo si crea il rapporto letterario tra Fernanda Pivano e Cesare Pavese?
«È un incontro (da qui il titolo del libro) che avviene al Liceo Classico Massimo D’Azeglio di Torino nell’anno scolastico 1934-1935: l’insegnante di Italiano Cesare Pavese, preparatissimo, e la studentessa Fernanda Pivano, curiosissima, sono reciprocamente colpiti dalle loro personalità. È un rapporto culturale che continua anche dopo l’esperienza del confino di Pavese: è lui che riprende i contatti per regalarle quattro grandi libri della letteratura americana, tra cui l’Antologia di Spoon River, e per chiederle di tradurli e farli conoscere ai giovani italiani. Ovviamente Fernanda Pivano accettò».

Fu difficile per Fernanda Pivano tradurre Lee Masters?
«Fu difficilissimo, e non certo perché Pivano non conoscesse l’inglese o l’arte della traduzione, anzi. Il fascismo non permetteva lo studio delle lingue straniere, figurarsi se potevano circolare dizionari o libri stranieri. Il lavoro di traduzione doveva svolgersi in gran segreto, altrimenti c’era l’arresto, come capitò alla Pivano che, nonostante ciò, non desistette: continuò con gran coraggio e noi non dobbiamo mai smettere di ringraziarla per questo. Pavese, che nel frattempo iniziò a lavorare nella neonata Casa Editrice Einaudi, riuscì a pubblicare la Spoon River Anthology intitolandola Antologia di S. River, giocando su “S. River”, sperando che venisse inteso come “San River”. E fu subito un successo».

La poesia George Gray contenuta nell’Antologia di Spoon River rimanda anche alla paura di vivere che troviamo nell’Amleto di Shakespeare. Come possiamo descrivere questo legame?
«Questa poesia, a mio parere tra le più intense dell’Antologia, ci fa riflettere sulla paura di vivere. George Gray, personaggio inventato dalla creatività di Lee Masters, scopre troppo tardi che «una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio». Amleto ragiona allo stesso modo e, purtroppo, anche lui finisce per non vivere perché «il colore della decisione al riflesso del dubbio si corrompe». Entrambi, con le loro riflessioni, ci fanno capire che la vita va invece vissuta malgrado le numerose ingiustizie e le profonde sofferenze che incontriamo».

Quali furono i motivi che spinsero De André a dedicare l’album Non al denaro non all’amore né al cielo all’Antologia di Spoon River?
«Fabrizio De André dice di aver letto l’Antologia per la prima volta negli anni del liceo e di essere rimasto colpito dalla sincerità delle parole con cui Lee Masters fa parlare i suoi personaggi. La riprenderà più avanti negli anni (l’album uscirà nel 1971, quando aveva 31 anni) e volle subito parlare del suo progetto con Pivano. Scelse nove canzoni per parlare di invidia, il motore della continua competitività tra umani, e di scienza, ancora incapace di risolvere problemi esistenziali. È comunque un album ottimista perché ci regala delle alternative, per esempio l’amore che vive Un malato di cuore nonostante tutto».

Cos’è Fabrizio De André per Fabiola Salerno?
«Rappresenta l’entusiasmo delle scoperte che si fanno negli anni della gioventù, una compagnia di cui si può godere in ogni momento della quotidianità, un rifugio per ripararsi dalle brutture della vita. I suoi testi hanno la forza dei classici perché sanno interpretare l’attualità, hanno sempre il sapore e l’odore dei nostri giorni, delle cose che ci servono per capire, per continuare ad andare avanti, per sentirci meno soli. Fabrizio De André è parte del mio background culturale, lo dico con l’umiltà che si deve ai grandi ma anche con l’orgoglio profondo che la conoscenza delle sue canzoni mi regala».

L’autrice, docente di Lingua e Letteratura Inglese da oltre un trentennio, ha già pubblicato per l’associazione culturale Libraries Inside il libro Sguardi sull’Unione Europea – Le slide raccontano (2024), presentato anche al Parlamento Europeo di Bruxelles. Oltre ad aver scritto vari percorsi didattici su riviste e libri di settore, nel 2010 ha pubblicato un manuale di Letteratura Inglese in tre volumi dal titolo Moving Ideas – A Mash up of Old and New Worlds e, nel 2007, il libro Emoticons per le scuole primarie.