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17/01/2026 ore 07.42
Cultura

“Fuori Fuoco”, il fotografo calabrese Andrea Rosito si racconta: dal fango dei campi di provincia alle notti di Champions

Nel suo primo libro il fotografo ripercorre gli incontri ravvicinati con le leggende del calcio e del tennis, tra emozioni e silenzi dopo il click: «Lo dedico a chi vuole continuare a sognare»

di Francesco Roberto Spina

Un salto nel vuoto, guidato dalla passione e da un obiettivo sempre puntato sull’essenziale. È questo il filo conduttore di “Fuori Fuoco”, il primo libro del fotografo calabrese Andrea Rosito, da oggi ufficialmente disponibile su Amazon, presentato dallo stesso autore nel corso di un’intervista rilasciata al network LaC.

Cosa spinge un perito informatico a lasciare la sicurezza di una carriera già tracciata per inseguire un’immagine tra il fango dei campi di provincia? La risposta è racchiusa proprio tra le pagine di Fuori Fuoco, un’opera che va ben oltre il classico manuale di fotografia. È un racconto autobiografico, intimo e diretto, la ballata di un ragazzo che ha scelto di scambiare i codici binari con l’incertezza di un obiettivo, trasformando la propria vita in una sequenza di scatti.

Attraverso un viaggio lungo vent’anni, Rosito accompagna il lettore dietro le quinte dei più grandi palcoscenici dello sport mondiale, svelando cosa significhi trovarsi a pochi metri dalle leggende mentre il mondo intero guarda. Dalla polvere di un Cosenza-Siracusa alla finale di Champions League tra Inter e Manchester City, il libro ripercorre le tappe di una carriera costruita con sacrificio, gavetta e fame di futuro. Dagli esordi nel 2006, segnati dalla voglia di “mangiarsi il mondo”, fino agli stadi più prestigiosi, dove ha immortalato campioni come Leo Messi, Cristiano Ronaldo, l’attaccante norvegese Haaland e Lautaro Martínez, senza dimenticare il grande tennis mondiale con Nadal, Sinner, Djokovic, Alcaraz e il suo idolo di sempre, Fabio Fognini.

«Fuori Fuoco nasce dal bisogno di fermare il tempo, senza la macchina fotografica – ha raccontato Rosito ai microfoni di LaC –. Dopo vent’anni passati ad immortalare gli altri dal mirino, ho sentito l’esigenza di girare l’obiettivo verso me stesso. Volevo raccontare le emozioni che precedono l’evento e soprattutto cosa succede dopo, quando le luci dello stadio si spengono e resti solo tu con i tuoi chilometri, i tuoi dubbi e la tua passione».

Al centro del libro c’è il coraggio del cambiamento, il passaggio traumatico ma vitale dal mondo dell’informatica alla redazione, quella “palestra” dove il talento deve piegarsi al duro lavoro quotidiano. Ma c’è anche l’anima del calcio, il legame profondo con le proprie radici e con la Calabria, terra che torna spesso negli scatti e nei ricordi dell’autore: «La fotografia sportiva per me è una passione nata fin da bambino, guardando le immagini sul Guerin Sportivo – spiega Rosito –. Significa fermare i ricordi, renderli immortali e tramandarli anche alle generazioni future».

Tra gli aneddoti che hanno segnato il suo percorso, uno in particolare resta inciso nella memoria e nel cuore: quello legato a Gigi Marulla. «Ce ne sono tanti, ma quello che porto più nel cuore è una fotografia scattata quasi per gioco e diventata poi un murales in città. La fotografia mi ha insegnato che non importa quanto sia prestigioso l’evento, devi sempre metterci il cuore».

Non manca, infine, lo sguardo al futuro. Andrea Rosito non intende fermarsi alla carta stampata: «Sto cercando di lanciare un podcast. Non voglio limitarmi alla fotografia, ma provare nuove forme di comunicazione».

Fuori Fuoco è anche un inno alla libertà, una dedica a chi non si accontenta di una sedia in ufficio ma sceglie l’erba, la polvere e il rischio di “stonare” pur di scrivere la propria storia. «Lo dedico a chi vuole continuare a sognare – conclude l’autore –, a chi ha creduto in me e anche a chi, con le critiche, mi ha dato uno stimolo in più per andare avanti».

Una scommessa già vinta, almeno nei primi giorni dall’uscita, su Amazon, per alcune ore, Fuori Fuoco è riuscito persino a superare “Open. La mia storia” di Andre Agassi. Un risultato che certifica come, anche partendo dalla provincia, un sogno messo a fuoco possa arrivare lontano.

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