“I quattro Gianni”, la forza della scrittura che rivoluzionò il giornalismo sportivo nel libro di Giuseppe Smorto
Brera, Clerici, Minà e Mura hanno reso la cronaca sportiva letteratura. Smorto racconta le personalità, le idee e lo spirito non conformista che hanno segnato un’epoca
Quando “Repubblica” iniziò la sua avventura editoriale, pochi avrebbero immaginato che lo sport sarebbe diventato una parte centrale del racconto del Paese. A raccontare a LaC News24 quegli anni, tra sfide, curiosità e innovazioni giornalistiche, è Giuseppe Smorto, autore del libro I 4 Gianni, dedicato a Brera, Clerici, Minà e Mura, pilastri della redazione sportiva del quotidiano.
«Si dà per certo che su “Repubblica” non ci saranno cronaca, sport, spettacolo», ricordava qualcuno. Smorto corregge subito il tiro: «È inesatto. La cronaca ci sarà e largamente. Naturalmente sarà politicizzata. Lo sport sarà molto ridotto, ma ci sarà».
Lo sport, racconta, entrò nella redazione grazie ai fatti: dalla finale di Davis Cile-Italia sotto Pinochet ai Mondiali in Argentina, dalle Olimpiadi di Mosca boicottate alla Stramilano. «Scalfari si convinse anche grazie alla pressione dei professionisti e a esperienze personali. Rimase sorpreso quando un salotto si svuotò perché la tv nella stanza accanto trasmetteva la Nazionale. E i lettori stessi chiedevano le pagine di sport: per molti operai l’assenza era una forma di snobismo», spiega Smorto.
I quattro Gianni e lo spirito della redazione
I “quattro Gianni” rappresentano stili e personalità molto diversi, ma un tratto li accomunava: «Nessuno di loro era conformista. Avevano tutti e quattro la forza delle idee e della scrittura. Nel mondo dello sport, spesso per quieto vivere, si sta dalla parte del più forte», racconta Smorto.
Anche davanti a tragedie come la strage dell’Heysel, Repubblica prese posizioni chiare e forti, condannando comportamenti e responsabilità: «Quel giro di campo con la Coppa dei Campioni resta un bruttissimo ricordo», ricorda Smorto.
Brera, Clerici, Minà e Mura trasformarono la cronaca sportiva in letteratura, un modello che Smorto spera continui oggi: «Lo sport non può essere ridotto a numeri o highlights. Abbiamo bisogno di nuovi narratori, di buona scrittura. Del resto, lo sport è il fenomeno più condiviso al mondo, un esperanto, uno dei pochi momenti di pace che ci possiamo permettere».
Il rapporto tra sport, potere e informazione è cambiato: «Specularmente alla crisi dell’editoria, le pressioni del grande sport sui mezzi di informazione sono aumentate. Gli sponsor contano molto più di prima. Resta il fatto che è un mondo con una sua intrinseca democrazia: quasi sempre vincono i più bravi».
Anche nell’era digitale, con social e notizie in tempo reale, Smorto difende la scrittura narrativa: «Internet è veloce e superficiale. Il lavoro dei “quattro Gianni”, scritto o televisivo, era frutto di studio, applicazione, creatività e passione. Nel mio giornalismo ideale c’è la cronaca minuto per minuto e il grande racconto sportivo».
Secondo Smorto, la lezione dei quattro Gianni va oltre le tecniche giornalistiche: «Curiosità, empatia e motivazione non si insegnano nelle scuole. Bisogna studiare, andare oltre il campo da gioco e imparare le nuove tecnologie. Solo loro potevano permettersi di restare analogici, bravi com’erano».