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10/03/2026 ore 10.04
Cultura

“I quattro Gianni”, la forza della scrittura che rivoluzionò il giornalismo sportivo nel libro di Giuseppe Smorto

Brera, Clerici, Minà e Mura hanno reso la cronaca sportiva letteratura. Smorto racconta le personalità, le idee e lo spirito non conformista che hanno segnato un’epoca

di Redazione

Quando “Repubblica” iniziò la sua avventura editoriale, pochi avrebbero immaginato che lo sport sarebbe diventato una parte centrale del racconto del Paese. A raccontare a LaC News24 quegli anni, tra sfide, curiosità e innovazioni giornalistiche, è Giuseppe Smorto, autore del libro I 4 Gianni, dedicato a Brera, Clerici, Minà e Mura, pilastri della redazione sportiva del quotidiano.

«Si dà per certo che su “Repubblica” non ci saranno cronaca, sport, spettacolo», ricordava qualcuno. Smorto corregge subito il tiro: «È inesatto. La cronaca ci sarà e largamente. Naturalmente sarà politicizzata. Lo sport sarà molto ridotto, ma ci sarà».

Lo sport, racconta, entrò nella redazione grazie ai fatti: dalla finale di Davis Cile-Italia sotto Pinochet ai Mondiali in Argentina, dalle Olimpiadi di Mosca boicottate alla Stramilano. «Scalfari si convinse anche grazie alla pressione dei professionisti e a esperienze personali. Rimase sorpreso quando un salotto si svuotò perché la tv nella stanza accanto trasmetteva la Nazionale. E i lettori stessi chiedevano le pagine di sport: per molti operai l’assenza era una forma di snobismo», spiega Smorto.

I quattro Gianni e lo spirito della redazione

I “quattro Gianni” rappresentano stili e personalità molto diversi, ma un tratto li accomunava: «Nessuno di loro era conformista. Avevano tutti e quattro la forza delle idee e della scrittura. Nel mondo dello sport, spesso per quieto vivere, si sta dalla parte del più forte», racconta Smorto.

Anche davanti a tragedie come la strage dell’Heysel, Repubblica prese posizioni chiare e forti, condannando comportamenti e responsabilità: «Quel giro di campo con la Coppa dei Campioni resta un bruttissimo ricordo», ricorda Smorto.

Brera, Clerici, Minà e Mura trasformarono la cronaca sportiva in letteratura, un modello che Smorto spera continui oggi: «Lo sport non può essere ridotto a numeri o highlights. Abbiamo bisogno di nuovi narratori, di buona scrittura. Del resto, lo sport è il fenomeno più condiviso al mondo, un esperanto, uno dei pochi momenti di pace che ci possiamo permettere».

Il rapporto tra sport, potere e informazione è cambiato: «Specularmente alla crisi dell’editoria, le pressioni del grande sport sui mezzi di informazione sono aumentate. Gli sponsor contano molto più di prima. Resta il fatto che è un mondo con una sua intrinseca democrazia: quasi sempre vincono i più bravi».

Anche nell’era digitale, con social e notizie in tempo reale, Smorto difende la scrittura narrativa: «Internet è veloce e superficiale. Il lavoro dei “quattro Gianni”, scritto o televisivo, era frutto di studio, applicazione, creatività e passione. Nel mio giornalismo ideale c’è la cronaca minuto per minuto e il grande racconto sportivo».

Secondo Smorto, la lezione dei quattro Gianni va oltre le tecniche giornalistiche: «Curiosità, empatia e motivazione non si insegnano nelle scuole. Bisogna studiare, andare oltre il campo da gioco e imparare le nuove tecnologie. Solo loro potevano permettersi di restare analogici, bravi com’erano».