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27/08/2026 ore 08.16
Cultura

“Il declino della presenza”, Lorenzo Muratore racconta nel suo libro la Calabria nell’età dell’intelligenza artificiale

Dai paesi che si svuotano alla memoria collettiva, fino alla distinzione tra connessione e relazioni: una riflessione sul destino delle comunità contemporanee

di L.F.

Nel recentissimo libro di Lorenzo Muratore la Calabria diventa un osservatorio privilegiato per interrogarsi sul destino delle comunità nell’età dell’intelligenza artificiale

Con “Il declino della presenza. Appartenenza e condizione umana in Calabria nell’età dell’IA”, Lorenzo Muratore propone una riflessione che parte dalla Calabria ma guarda molto oltre i suoi confini. Il libro non racconta semplicemente lo spopolamento dei piccoli centri, la perdita di abitanti o la trasformazione delle comunità. Si interroga su ciò che accade quando vengono meno la prossimità, la piazza, il vicinato, la trasmissione orale e quei rapporti quotidiani attraverso i quali una comunità costruisce memoria e appartenenza.

Secondo Muratore, quando parliamo di spopolamento non ci troviamo di fronte soltanto a una questione demografica. Un paese che vede andare via i giovani, e non solo loro, perde infatti anche luoghi e relazioni. Ma, soprattutto, rischia di perdere una memoria che non può più essere trasmessa e, con essa, una parte della propria storia e della propria cultura.

Nello sguardo del giovane scrittore, la Calabria ha anticipato una trasformazione che oggi sta riguardando molte altre società contemporanee.

Nel libro si incontrano temi diversi: la famiglia, l’emigrazione, la casa, la nostalgia, il sacro. E poi il silenzio, la piazza, la parola. Temi che sfociano in una domanda fondamentale: come può una comunità conservare la propria continuità mentre cambia il modo stesso di vivere le relazioni?

C’è poi la riflessione di Muratore sull’intelligenza artificiale, che non viene presentata semplicemente come una minaccia, ma nemmeno come una miracolosa promessa tecnologica.

L’autore la utilizza come occasione per ripensare concetti fondamentali: conoscere, ricordare, comprendere, appartenere. Quanto più facilmente possiamo ottenere informazioni e risposte, sostiene Muratore, tanto più diventa importante comprendere quali domande meritino davvero di essere poste.

C’è, in questo lavoro, un aspetto particolarmente efficace: la distinzione tra connessione e presenza.

Grazie alle nuove tecnologie, i calabresi costretti a lasciare i paesi d’origine per lavoro, per necessità o anche per studio riescono a mantenere i legami con la famiglia e con gli amici, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Ovviamente, la connessione digitale non può riprodurre del tutto la forza della presenza fisica, che rimane insostituibile. Stare insieme significa condividere anche silenzi, gesti, ritmi, sguardi ed esperienze che non possono essere interamente trasformati in informazione e che l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie non potranno mai sostituire.

Il lavoro di Lorenzo Muratore non è però una ricerca statistica sullo spopolamento. E non è nemmeno un saggio sull’intelligenza artificiale. È, piuttosto, una riflessione antropologica e culturale. Un ragionamento sostenuto da un’ampia tradizione di studi, che va da De Martino a Geertz, da Halbwachs a Lévi-Strauss, da Lombardi Satriani fino a Luciano Floridi.

Il declino della presenza è un saggio ambizioso e attuale, animato da una preoccupazione civile autentica: capire che cosa resta di una comunità quando la presenza fisica si indebolisce e la memoria rischia di diventare soltanto un deposito di dati.

Il libro dà il meglio di sé quando mostra che il futuro non può essere costruito né attraverso la semplice nostalgia né affidandosi interamente alla tecnologia. La sfida consiste nel trasformare la memoria in una risorsa attiva, capace di generare nuove forme di appartenenza. La Calabria, in questa prospettiva, non è soltanto il luogo della perdita, ma anche uno spazio nel quale sperimentare nuove modalità di relazione tra radicamento e mobilità, tradizione e innovazione, esperienza vissuta e intelligenza artificiale.

È un’opera ambiziosa, capace di porre domande rilevanti e di proporre una lettura originale della crisi delle comunità contemporanee.

La conclusione è forse la parte più significativa: il futuro non dipenderà esclusivamente dall’intelligenza delle macchine, ma dalla capacità degli esseri umani di continuare a costruire memoria e appartenenza.

Il declino della presenza è, certamente, un libro sulla Calabria. Ma non basta questa definizione, perché sarebbe riduttiva. È soprattutto un lavoro sull’uomo contemporaneo, sui suoi limiti, sulle sue paure, sulle sue incertezze. Ma anche sul futuro.

Muratore ci ricorda che connessione non significa necessariamente relazione, informazione non significa conoscenza e velocità non significa comprensione.

Ed è proprio in questa distinzione che il libro trova la sua domanda più attuale: mentre le macchine sembrano diventare sempre più intelligenti, saremo ancora capaci di restare una comunità? E, forse, ancora più importante: saremo capaci di restare persone?