La Calabria raccontata dai Kleos: «La nostra terra ci ha dato tutto, la musica è il modo per ripagarla»
In un contesto segnato dalla fuga dei talenti, la loro è una voce controcorrente che unisce appartenenza e resistenza culturale, con l’obiettivo di lasciare una traccia duratura attraverso le proprie canzoni
In una terra troppo spesso raccontata soltanto attraverso le sue ferite, ci sono giovani che scelgono invece di restare, di costruire, di credere. I Kleos nascono proprio da questo gesto controcorrente: quattro ragazzi dell’hinterland cosentino, poco più che ventenni, studenti dell’Università della Calabria, uniti da qualcosa che va oltre la semplice passione musicale. La loro è una scelta identitaria, quasi civile, prima ancora che artistica. La band è composta da: Aurelio pellicanò, alla batteria; Alessandro Conforti, alla voce; Tommaso Paonessa, alla chitarra; Alessandro Valente, al basso.
«Amiamo la Calabria e vogliamo restare»: il sogno semplice di una generazione che desidera costruire qui il proprio futuroHanno deciso di fare musica senza recidere il legame con la propria terra, senza inseguire necessariamente le grandi città o le scorciatoie dell’industria contemporanea. In un tempo in cui molti giovani sentono il bisogno di partire per sentirsi riconosciuti, i Kleos rivendicano invece il diritto di creare valore rimanendo in Calabria. Ed è proprio questo a rendere il loro progetto così autentico: la volontà di trasformare la musica in memoria, appartenenza, resistenza culturale.
Non è casuale neppure il nome che hanno scelto. “Kleos”, nella cultura greca, indica la gloria destinata a sopravvivere al tempo, la traccia che resta dopo il passaggio degli uomini. Una parola antica che questi ragazzi reinterpretano con sensibilità contemporanea, trasformandola nel desiderio di lasciare un segno attraverso le proprie canzoni e di raccontare una Calabria diversa: giovane, viva, emotiva, capace ancora di sognare.
Nelle loro parole emerge una visione limpida della musica: non semplice intrattenimento, ma uno spazio umano in cui riconoscersi, emozionarsi e sentirsi meno soli. I Kleos non cercano l’omologazione dei trend né la rapidità effimera delle “stelle comete” musicali; cercano piuttosto un’identità precisa, costruita con pazienza, studio e verità. Ed è forse proprio questa autenticità, oggi, la loro forma più rivoluzionaria.
Avete scelto di dare al vostro gruppo un nome fortemente simbolico e colto come "Kleos". Nella cultura greca il kleos è la gloria che resta nel tempo, la memoria che sopravvive agli uomini. Qual è il significato che voi date oggi a questa parola? E soprattutto: che tipo di “traccia” vorreste lasciare nella vostra terra?
Il significato che diamo noi al nostro nome:” kleos” è molteplice. Ognuno di noi crede fortemente che la musica sia una componente fondamentale che ci accompagna in ogni momento della nostra vita ma il nostro più grande obiettivo è lasciare una traccia del nostro essere nel tempo attraverso la nostra arte e rispecchiare le radici della nostra terra, La Calabria, nelle nostre canzoni. Perché essa ci ha dato tanto e ci ha cresciuto, quindi fare ciò ci sembra il modo migliore per ripagarla.
In un’epoca in cui molti giovani artisti sentono quasi l’obbligo di partire, andare via dalla Calabria, voi dite con fermezza: “Noi da qui non vogliamo andare via”. È una scelta artistica, affettiva o persino esistenziale? E quanto costa, in base alla vostra esperienza, ogni giorno, restare?
Il nostro rimanere e voler affermarci in primo luogo nel nostro territorio è una scelta che prendiamo consapevoli di andare controcorrente. Spesso erroneamente si pensa che partire sa la chiave, cercando fortuna altrove, ma è anche una forma di riscatto quella di coltivare un sogno nella propria terra cosi da generare valore e creare una prova inconfutabile che tutto è possibile anche se non si sta a Milano o a Roma. L’industria musicale al giorno d’oggi è satura di stelle comete, il nostro intento è rimanere noi stessi in un mercato che ti priva dell’individualità, che ti conforma a dei canoni precisi e ti rende semplicemente un numero.
La Calabria viene spesso raccontata solo attraverso stereotipi o narrazioni cupe. Qual è il vostro mondo, a livello di repertorio, che volete far ascoltare al pubblico?
Per noi la musica è anche una fonte di leggerezza e libertà, quello che noi vogliamo trasmettere con il nostro repertorio sono le medesime sensazioni che noi stessi proviamo con uno strumento in mano. Vogliamo che la gente che ci ascolta si possa emozionare, abbandonandosi completamente, e perché no? Rispecchiarsi nelle nostre parole.
Quando salite sul palcoscenico, davanti a persone di età diverse, cosa cercate davvero: intrattenere, creare appartenenza, scuotere coscienze o restituire dignità a certi luoghi spesso dimenticati?
Crediamo che il compromesso giusto sia un insieme di tutte queste cose, secondo la nostra opinione nella musica l’età non rappresenta una barriera dopotutto la musica è un linguaggio universale che attraversa generazioni differenti senza alcun limite. Vogliamo che un padre possa prendere sulle spalle suo figlio e cantare all’unisono le nostre canzoni. Abbiamo il dovere di puntare i riflettori su quelle che sono le tematiche più critiche, poiché restare indifferenti non ci rappresenta affatto, il musicista prima di essere tale è un’anima sensibile.
Quanto conta per voi fare musica?
Non ricordiamo una vita senza la musica, ognuno di noi ha approcciato per la prima volta la musica da bambino facendo di essa il pilastro fondamentale della propria crescita e della propria personalità. Ci ha aiutato a superare le difficoltà, a sviluppare un pensiero critico e a continuare a crederci anche quando le cose sembravano volgere per il peggio. Quindi sarebbe impossibile quantificare il valore che ricopre nella nostra quotidianità, poiché smisurato.
Molti gruppi emergenti rincorrono i trend dei social o i modelli musicali del momento. Voi invece sembrate voler costruire un’identità precisa. Avete mai avuto paura che questa scelta potesse limitarvi? Oppure pensate che oggi l’autenticità sia la vera rivoluzione?
Per noi la nostra identità e ciò che davvero vogliamo davvero far emergere nell’ambiente musicale, questo perché la musica che realizziamo è un’estensione di noi stessi; quindi, il prodotto che realizziamo ha idee e stili che trovano spazio in un connubio perfetto. Non pensiamo che la nostra identità sia una limitazione ma proprio la chiave di volta per farci ascoltare e affermarci come artisti.
Restare in Calabria significa anche vivere le sue contraddizioni: bellezza, spopolamento, silenzi, emigrazione, mancanza di spazi culturali. In che modo queste ferite entrano nella vostra musica?
Queste tematiche sono proprio il motore che ci spinge a fare musica e scaturire in noi la voglia di dare un senso di rivalsa alla nostra regione. Sappiamo che i calabresi sono un popolo che è fortemente legato al territorio ma allo stesso modo accoglienti e solari; perciò, sappiamo che meritano un’immagine differente e con la nostra musica vogliamo rappresentare non solo le nostre idee ma anche ciò che ci rende cittadini di questa meravigliosa terra.
Immaginatevi tra dieci anni: cosa vi renderebbe davvero felici? Il successo nazionale, grandi festival, tournée ovunque… oppure vedere una nuova generazione di ragazzi scegliere di restare in Calabria anche grazie alla vostra musica e al vostro esempio?
Ciò che davvero ci renderebbe felici in futuro e sapere che la nostra musica riesce a suscitare emozioni, far sentire a casa chi si sente perso e cerca conforto nel proprio io, regalare gioia ma anche riflessione, accompagnare le persone nella propria giornata e farle vivere i nostri sogni e le nostre idee. Per noi la musica non è solo un luogo sicuro, ma anche trovare una famiglia con cui aprirsi e condividere le proprie emozioni; quindi, ci auguriamo che il nel nostro futuro questa famiglia si possa allargare il più possibile cosi che non ci siano più barriere e in ogni luogo possiamo dire di essere a casa.
Ciò che colpisce dei Kleos non è soltanto l’entusiasmo della loro giovane età, ma la consapevolezza con cui vivono il proprio percorso artistico. Dietro il loro progetto non c’è improvvisazione, bensì studio, disciplina e preparazione tecnica. Ognuno di loro porta con sé esperienze musicali solide, formazione professionale e competenze costruite nel tempo, elementi che oggi fanno una differenza fondamentale in un panorama musicale spesso dominato dalla superficialità e dalla velocità del consumo.
La loro musica nasce quindi da un lavoro serio, da una ricerca autentica e da una sensibilità artistica che affonda le radici tanto nella tecnica quanto nell’esperienza umana. Ed è proprio questo equilibrio tra professionalità ed emozione a rendere credibile il loro percorso.
Nonostante oggi giorno tutto sembra destinato a consumarsi rapidamente, i Kleos scelgono invece di costruire qualcosa che possa durare: un’identità musicale riconoscibile, un legame profondo con la Calabria e una voce capace di parlare a generazioni diverse. Se il “kleos” è davvero ciò che resta nel tempo, allora questi ragazzi hanno già iniziato a lasciare la propria traccia.