La solitudine di Eleonora: una vita libera tra poesia, insegnamento e un amore impossibile
Nata alla fine dell’Ottocento, attraversò il Novecento con uno spirito indipendente e anticonformista. Docente, scrittrice e intellettuale, difese l’emancipazione femminile e trovò nei versi la voce per raccontare lutti, solitudine e speranze
La donna della quale voglio raccontarvi si mosse tra giornalismo, insegnamento e, soprattutto, poesia.
Fu la prima donna giornalista di Vibo, collaborò con periodici del posto, tra cui La Fanciulla, La Difesa e La Libera Parola, e con la rivista calabrese La coltura regionale; ma anche con diverse testate nazionali, come il Giornale d’Italia, la Gazzetta Letteraria di Milano e il periodico Acciaio.
Scriverà per Il corriere di Terni, dietro lo pseudonimo Bruzia, a sottolineare il legame con la terra d’origine: Nel paese mio che s’apre / come una coppa, sotto il ciel frangiata / di cime, all’orlo, d’alberi e casette / scura di boschi e grigi d’oliveti / azzurra di Tirreno, e smeraldina, di prati in fondo. […] Qui la pace / trovo e me stessa. Mi fermo: non ho fretta / di giunger alla meta.
Sto parlando di Eleonora Morelli (1897-1981), una donna molto avanti per i suoi tempi, nata a Triparni, frazione di Vibo, sul finire dell’Ottocento, ma protesa verso il Novecento, secolo che attraverserà con tutte le sue forze, raggiungendo l’indipendenza economica, sospesa fra le due guerre mondiali (Oh, il sangue, il sangue bisogna / che sia tutt’intero versato: / non piangere il lutto, e risogna / il fulgido giorno sacrato). Perderà il fratello (Muto, il mio caro fratello s’aggira / là nella stanza ove ardono / ceri per i nostri morti) e il padre (Io m’ero, nella giovinezza prima, / intessuto di sogni e d’illusioni / un nido. […] Mi sparve il nido mio / nel turbine d’un’ora); la madre (O madre cara che mi sei lontana / in quest’ora di grande nostalgia / pur ogni cosa de la vita mia / nel ricordo di te, mi sembra vana).
Si avvicinerà al fascismo per poi allontanarsene, dopo la nefandezza delle leggi razziali; avrà molti amici e colleghi, accarezzerà l’idea di andare in convento, non lo farà, ma non si sposerà mai, pur nel rancore verso la sua famiglia. Crederà nei diritti delle donne, esulterà dopo il decreto del 10 marzo 1946 dell’elezione delle sei sindache calabresi, spronerà tutte ad andare a votare.
Nel 1916 era diventata maestra e nel 1921 si era laureata in Lettere alla Sapienza di Roma; poi, abilitata all’insegnamento delle materie letterarie, intraprese una lunga carriera di docente, che richiedeva continui spostamenti, cosa non facile in quel periodo per una donna. Eleonora insegnerà a Terni per cinque anni, poi tornerà a Vibo.
Nel 1929 pubblica un saggio su Santa Caterina da Siena come personaggio religioso, politico, letterario, ma la sua grande passione è la poesia: nel 1932, ecco la prima raccolta di liriche, Amore e dolore, in cui Eleonora racconta con i suoi versi come ha scoperto la poesia nella solitudine: Circondami di silenzio; / ch’io ascolti soltanto / il bel canto / che sale dall’anima e nell’attesa di un amore impossibile: Da me, chiusa nel saio / del dolor, presso l’umana / Mia Croce / la tua mano dipana, / come da un arcolaio, / il fil della mia voce. Eppure, nel corso degli anni, continua a sperare che le cose possano cambiare. Non dirti, il gioire profondo / so, del tempo in cui m’illusi: / quand’io camminavo nel mondo / ad occhi chiusi.
Seguirà, ma solo nel 1975, l’opera nella quale ha raccolto tutte le sue poesie: Poesia dissepolta. Combatterà con il nuovo che avanza, Eleonora: Io non sono moderna. / Qui lontana, prigioniera tra fior, dietro cancelli / pettino ancor lunghissimi capelli / e m’arde un cuor d’antica castellana.
E continuerà a scriverne, di versi, fino alla morte, perché Eleonora, nella sua vita, ha avuto solo due grandi amori: la poesia (consolatrice) e suo cugino Pasquale (figlio del fratello della madre), un amore, quest’ultimo, osteggiato da entrambe le famiglie, perché contro natura. Ma lei continuerà ad amarlo, Pasquale, anche dopo morto, fino all’ultimo respiro dei suoi giorni: Della vita passata / su l’ideale amore / tomba restò il mio cuore, / per sempre suggellato.
E anche in punto di morte, Eleonora Morelli, questa intellettuale indipendente, emancipata, non ci sorprende… ci commuove: torna a essere, nel bilancio della sua esistenza, ciò che è sempre stata, al disopra di tutto…
Una donna innamorata.