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06/09/2026 ore 07.00
Cultura

L’eleganza di Enrica, la poetessa lombarda che scelse la Calabria come sua terra

Nata a Monza nel 1925, legò indissolubilmente la sua vita e la sua poesia alla nostra regione, dove oggi riposa. Una vita segnata dal dolore, dagli amori, dalla scrittura e da un’intensa attività culturale, raccontata attraverso i suoi versi e le parole di chi la conobbe

di Nuccia Benvenuto

La donna della quale voglio raccontarvi non è nata in Calabria, ma a Monza (Ti ritroverò mai / nebbia degli autunni della mia primavera / che t’alzavi densa e compatta). Eppure la sua vita si è indissolubilmente legata alla nostra terra, tanto da restarci anche dopo morta: sto parlando di Enrica Marelli (1925- 2013) che riposa nel cimitero di Mormanno (Disegno d’acquaforte / in un cromatico sfumare / di grigi tronchi / sopravvissuti esemplari / di flora, per stirpe millenaria), dopo aver vissuto anche a Scalea (Ai suoi piedi / lambiti da un mare / cui il generoso / Lao / trascina con antiche vestigia / la sua Storia / uomini d’oggi / immemori / costruiscono tane moderne).

Poesie frutto di una sensibilità attenta, lucida e intenerita secondo Giuseppe Conte. Come dargli torto? Non tanto aristocratica, come sosteneva il nostro compianto amico comune Francesco Tarantino, pur essendo, Enrica, di un’eleganza unica.

Presto sarà ancora una volta primavera / e il suo soffio germile farà verde / il campo di mio padre ucciso / mentre mi si appresta al cuore / una mordente, pietosissima ricorrenza. A soli vent’anni, Enrica perde il padre, ucciso per uno scambio di persona nel caos delle vendette contro i fascisti, dopo la Liberazione. Proprio lui, che non si era mai schierato: anche in Tutti gli uomini di Henriette, l’autrice ricorderà di non aver mai vissuto i suoi vent’anni a causa di quel tragico errore.

Enrica ha frequentato l'Istituto magistrale delle Suore Canossiane, dove si è diplomata, ma soprattutto dove ha conosciuto il funzionario calabrese originario di Mormanno, Ermanno Russo. Lo segue a Scalea: lì, lui, ha ottenuto il trasferimento e lì, lei, fa la moglie e la madre, dal ‘48 al ‘55. Ritornano al Nord, perché al tribunale di Sanremo si libera un posto per il marito; lei ricomincia a scrivere. Si separano; si riappacificheranno, ma solo per poco, fino alla morte di lui, nel 1987. Noi / aristocratici del dolore / noi distilliamo sofferenza / in lacrime e nettare. / Noi sublimiamo l’amore / con volute lontananze. Enrica ritorna a Scalea: qualcosa le è rimasta dentro, di questa terra madre benigna… e poi, ha un’amica lombarda con cui comincia a collaborare. Frequenta, sì, anche l’ambiente sanremese, ma decide di stabilirsi definitivamente in Calabria. Qui coltiva un’intensa vita culturale che culmina nell’organizzazione del premio letterario “Città di Scalea”, che le consente di creare una fitta rete di relazioni. Collabora con giornali locali e per il quotidiano La Stampa, con riviste di letteratura.

Comincia a pubblicare: esce la raccolta 1990 e oltre, a cui seguiranno Giardino mediterraneo e tanti altri scritti, fra cui anche romanzi, come l’ultimo, A scuola di… cuore scritto col cardiologo Giovanni Bisignani.

Enrica, che ha scelto di essere Compagna del vento, conosce l’incubo dei vortici più profondi, / l’amplesso ruggente di rabbiose onde / e il turbinare di sabbie roventi / tra mobili dune, è consapevole della condizione femminile, soprattutto nel Sud, alla quale dedica, per la Festa della donna del 1979, i versi …seguivi l’uomo / lungo le fiumare / le mani sui fianchi fecondi / docile donna. / Ora, al suo fianco / hai mano nella mano / ritmando il passo del progresso / cosciente nelle tue maternità / forte come la tua terra antica / dolce come il profumo delle calabre notti… Tu donna.

Anche in età matura Enrica coltiva l’amore. Cosa venisti a fare in quella strada, quel giorno, proprio quel giorno, con l’ansia tua, col tuo fardello?... Le nostre solitudini si ritrovarono…

Claudio Marabini considera le sue poesie Densamente umane, trasparenti e pacate con dentro un sofferto senso della vita, un amore profondo e inappagato.

Un senso della vita che si confonde col paesaggio, col mare. Barche nel sole / adagiate sulla rena / che sa di femminili / dolorose attese. / Immagini mute. / Occhi fissi alle onde. / Angoscia sopita / di un ritorno / sino al nuovo / impazzire del mare.

Alberto Bevilacqua le scrisse: …dal tuo UOVO NERO, dal quale nascerà un nuovo sentimento del tempo (non solo poetico), speculare, e un senso vivo della tua dote: “un sensitivo coraggio di vivere”. La poetessa lo trasmette tutto, questo sentimento nuovo, questo coraggio, intensamente. Volevo una storia da raccontare / vera anche solo a metà / un unico uomo / un figlio da amare / Ho avuto addii / qualche raro ritorno, / e selvagge paure di solitudine.

Ce l’hai raccontata.

Regaliamo vita sognando la morte. / Noi poeti.

Ce l’hai regalata.

Grazie.