«Meno armi, più impresa e denaro. Così la mafia è diventata globale»: Paola La Salvia racconta “I Malacarni”
Il volume della docente e Tenente colonnello della Guardia di Finanza è uno strumento di consapevolezza civile per riconoscere le infiltrazioni mafiose e difendere un’economia sana
“I Malacarni. Come la mafia è diventata globale” di Paola La Salvia è un viaggio dentro la trasformazione del fenomeno mafioso: da sistema criminale locale a potenza economica e finanziaria globale.
Non è un racconto romanzato né una semplice ricostruzione storica. È un’analisi concreta, fondata sull’esperienza diretta dell’autrice nelle strutture investigative dello Stato, che mostra come le mafie abbiano saputo adattarsi ai cambiamenti del mondo, infiltrandosi nei mercati, nella finanza e nelle istituzioni.
Il libro smonta gli stereotipi: la mafia non è più solo violenza e controllo del territorio, ma una rete sofisticata di relazioni, affari e potere che attraversa confini e sistemi economici.
Attraverso casi reali, analisi e una scrittura rigorosa ma accessibile, emerge un dato centrale: la mafia oggi è ovunque ci siano denaro, opportunità e fragilità. “I Malacarni” è soprattutto uno strumento di consapevolezza civile: un invito a capire che il contrasto alle mafie non riguarda solo magistratura e forze dell’ordine, ma l’intera società.Paola La Salvia si occupa di criminalità economico-finanziaria e tutela dell'economia legale. Antiriciclaggio. È Tenente Colonnello della Guardia di Finanza e inoltre è docente e Autrice. L’abbiamo intervistata.
Nel suo libro emerge una mafia profondamente diversa da quella tradizionale: qual è oggi il vero volto del potere mafioso?
Oggi il vero volto del potere mafioso è molto meno manifesto e molto più silente ed “infiltrato”: meno armi, più impresa; meno controllo visibile del territorio, più controllo di denaro, appalti, credito, filiere e relazioni.
Lei parla di mafie come attori economici globali: quanto incidono oggi sull’economia legale e sulla vita quotidiana dei cittadini?
Le organizzazioni criminali mafiose oggi assumono sempre più un aspetto imprenditoriale: non sono più realtà locali, ma attori globali che operano nella finanza, nella logistica e nell’economia internazionale. Vere e proprie multinazionali del crimine, sempre più orientate ai profitti e al potere. La mafia non attacca più frontalmente lo Stato: è silente, strisciante e pervasiva, e ha raggiunto un livello di infiltrazione nel tessuto sociale ed economico senza precedenti. Questo è stato possibile anche grazie alla cosiddetta “area grigia”, quella zona opaca dove lecito e illecito si incontrano, popolata dai “malacarni”: mafiosi e soggetti che li facilitano. Oggi la mafia sfrutta le vulnerabilità economiche di imprese e territori. Dove ci sono crisi, difficoltà di accesso al credito, burocrazia opaca e bisogno di liquidità, si presenta non solo come un soggetto criminale, ma come un intermediario che offre soluzioni. In realtà, finisce per appropriarsi delle aziende o imporre manodopera e forniture.
Le imprese mafiose possono permettersi prezzi più bassi grazie a capitali illeciti da riciclare, alterando il mercato e mettendo fuori gioco le aziende oneste. Le conseguenze sono gravi: appalti pubblici distorti, opere di scarsa qualità, spreco di risorse, meno investimenti e meno sviluppo, soprattutto in alcune aree del Paese.
Qual è il rischio più grande nel continuare a immaginare la mafia come un fenomeno locale e “folcloristico”?
Il rischio maggiore è sottovalutarne la minaccia. Oggi la mafia agisce sotto traccia e la sua invisibilità può portare a una percezione distorta o addirittura a una normalizzazione del fenomeno. Ed è proprio in questa invisibilità che il suo potere cresce davvero.
Dalla sua esperienza investigativa, quali sono i segnali più evidenti di infiltrazione mafiosa che spesso vengono sottovalutati?
Dal punto di vista investigativo, alcuni segnali sono chiari: aziende in difficoltà rilevate improvvisamente da soggetti con grande liquidità, imprese che resistono senza guadagni apparenti o che praticano prezzi troppo bassi rispetto al mercato.
Altri indicatori sono catene di appalti poco trasparenti, affidati sempre alle stesse ditte o a soggetti collegati, e la presenza, nelle compagini societarie, di persone con precedenti penali specifici.
I numeri sono rilevanti: secondo le stime della UIF della Banca d’Italia, l’economia mafiosa vale circa 35 miliardi di euro, pari a circa il 2% del PIL. Si stima inoltre che circa 150.000 imprese siano nell’orbita mafiosa.
Cosa può fare concretamente un cittadino, un imprenditore o un professionista per contrastare le mafie oggi?
Un imprenditore o un professionista deve basare la propria attività su legalità e trasparenza: rifiutare compromessi, evitare pagamenti in nero, utilizzare strumenti tracciabili e verificare sempre l’affidabilità di clienti, soci e fornitori. In caso di pressioni o richieste sospette è fondamentale non restare in silenzio. Fare rete con altri imprenditori e associazioni aiuta a non sentirsi isolati. Oggi la mafia è anche tecnologica: utilizza comunicazioni criptate, web e dark web, criptovalute e reati informatici per aumentare i profitti e rafforzare il proprio potere. Per questo è fondamentale studiare e comprendere il fenomeno nella sua evoluzione. Ma il ruolo decisivo è della società civile: non restare indifferenti, informarsi, rifiutare la cultura dell’omertà. Scuole, università, associazioni e media devono promuovere una cultura della legalità e della responsabilità. La mafia si contrasta ogni giorno, ma soprattutto si previene costruendo un’economia sana e una società sana. Perché la mafia non è fatta solo di soldi e potere, ma di vite spezzate, famiglie distrutte, lavoratori sfruttati. È una realtà più vicina di quanto pensiamo. E il vero passo è scegliere: scegliere ogni giorno da che parte stare.