Sezioni
Edizioni locali
17/08/2026 ore 20.32
Cultura

Premio Caccuri, Cataldo Calabretta: «La cultura può diventare uno straordinario strumento di promozione della Calabria»

Il componente del direttivo dell’Accademia dei Caccuriani traccia il bilancio della quindicesima edizione: «La sfida è continuare a crescere senza perdere la nostra identità»

di Francesco Graziano

La quindicesima edizione del Premio Letterario Caccuri ha confermato la crescita di una manifestazione che, partita da un piccolo borgo della Presila crotonese, è ormai riconosciuta tra gli appuntamenti più prestigiosi della saggistica italiana. L’edizione 2026, svoltasi dal 27 luglio al 10 agosto, ha proposto un calendario ricco di incontri con scrittori, giornalisti, magistrati, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del dibattito culturale nazionale, mantenendo come filo conduttore il dialogo tra libri, attualità e società. Il premio è stato vinto dalla giornalista Cecilia Sala con I figli dell’odio, al termine di una rassegna che ha registrato un’ampia partecipazione di pubblico e un forte riscontro mediatico, confermando il ruolo di Caccuri come laboratorio culturale capace di attrarre grandi protagonisti della vita italiana.

Abbiamo intervistato Cataldo Calabretta del direttivo dell’Accademia dei Caccuriani.

Vittoriana Abate, il volto autorevole della Rai che a Caccuri è di casa

La XV edizione rappresenta un traguardo importante. Guardandosi alle spalle, quale ritiene sia il risultato più significativo raggiunto dal Premio Caccuri in questi quindici anni?

«Credo che il risultato più significativo sia aver trasformato, anno dopo anno, una manifestazione nata in un piccolo borgo calabrese in quello che oggi è uno dei contest di saggistica più prestigiosi d’Italia. È un risultato che appartiene a tutti e non a una singola persona.

Sono onorato di poter contribuire all’organizzazione e alla buona riuscita del Premio e lo faccio nel pieno rispetto dei ruoli, con grande condivisione e con una profonda stima nei confronti di Adolfo Barone e Olimpio Talarico, che il Premio hanno fondato e che continuano a rappresentarne l’anima. Con loro, e con tutta la squadra, c’è un rapporto di grande sintonia e collaborazione.

Il Caccuri è cresciuto perché alle sue spalle c’è un gruppo di persone che lavora per un anno intero, con passione, sacrificio e dedizione. E poi c’è la capacità di portare a Caccuri personalità di primo piano della cultura, del giornalismo, della televisione, della politica e delle istituzioni, creando occasioni autentiche di confronto.

Per quanto mi riguarda, questo impegno nasce da molto lontano. Sono sempre stato profondamente legato alla mia terra e, fin da giovanissimo, ho creduto nella necessità di promuoverla anche attraverso la cultura. Per molti anni ho organizzato eventi estivi nella mia Ciró Marina e poi in diverse località calabresi, invitando personalità provenienti da realtà diverse e cercando di far conoscere loro una Calabria positiva, accogliente e capace di esprimere eccellenze.

Ho sempre creduto nella forza dei collegamenti e delle relazioni. Accogliere in Calabria persone che hanno un ruolo importante nel mondo della comunicazione, della cultura e delle istituzioni significa consentire loro di conoscere direttamente questa terra e i suoi abitanti. E spesso, quando arrivano personalità note, i calabresi sanno davvero dare il meglio di sé.

A distanza di anni, molti di quegli ospiti ricordano ancora con affetto i momenti vissuti in Calabria. Credo che questa sia una delle forme più autentiche ed efficaci di promozione del territorio».

Gianluigi Nuzzi, il signore della televisione con Caccuri nel cuore

Se dovesse individuare gli elementi che hanno caratterizzato questa edizione, quali sono stati, a suo avviso, i momenti o gli eventi che hanno maggiormente colto nel segno, soprattutto dal punto di vista culturale?

«Sono stati tanti i momenti significativi. Insieme ad Adolfo e Olimpio abbiamo voluto sperimentare qualcosa di nuovo, introducendo una serata interamente dedicata al crime, un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso sempre maggiore nel dibattito pubblico e nel sistema dell’informazione.

L’idea è maturata anche grazie ai consigli di Gianluigi Nuzzi, impeccabile conduttore delle serate finali, già cittadino onorario di Caccuri e, personalmente, un punto di riferimento. Abbiamo scelto di affrontare il fenomeno con equilibrio, cercando di coniugare l’interesse del pubblico con la qualità dell’approfondimento. La risposta è stata molto positiva e credo che questo dimostri la capacità del Premio di intercettare temi contemporanei senza perdere la propria identità culturale.

La presenza della diplomatica Elisabetta Belloni e di Claudia Eccher illustre avvocato e membro del CSM, ha rappresentato uno dei momenti di maggiore prestigio dell’edizione, portando competenze, autorevolezza istituzionale e una visione capace di misurarsi con i grandi scenari nazionali e internazionali.

Un altro momento di straordinario prestigio è stata la presenza del direttore generale della Rai. La sua partecipazione ha dato ulteriore valore istituzionale alla manifestazione. È stata particolarmente significativa anche la scelta del sindaco Luigi Quintieri e dell’amministrazione comunale di conferirgli la cittadinanza onoraria: un riconoscimento che ha apprezzato profondamente e che lo ha anche emozionato, perché gli ha permesso di rievocare le proprie origini calabresi.

Per il secondo anno, inoltre, sto realizzando insieme a Vittoriana Abate un documentario dedicato al Premio per la Rai, scritto con la giornalista Antonella Silvestri. È un progetto al quale teniamo molto e che rappresenta un ulteriore modo per raccontare Caccuri e, attraverso Caccuri, una Calabria che merita di essere conosciuta e valorizzata.

Sono stati momenti diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa idea: portare a Caccuri contenuti, personalità e occasioni di confronto capaci di lasciare qualcosa».

Caccuri, eccellenza istituzionale: Belloni ed Eccher protagoniste di un’edizione di prestigio

Il Premio continua ad attirare personalità di primo piano del mondo della cultura, dell’informazione e delle istituzioni. Qual è il segreto di questa crescita e quale valore aggiunto offre oggi il Caccuri nel panorama dei grandi festival culturali italiani?

«Il segreto, a mio avviso, è nella credibilità costruita in quindici anni. Il Caccuri non è soltanto una vetrina: è una realtà culturale che ha saputo conquistare autorevolezza e riconoscibilità nazionale.

Il valore aggiunto è riuscire a creare un rapporto diretto tra grandi personalità e un piccolo borgo, trasformando l’incontro in un’esperienza umana oltre che culturale. Qui gli ospiti vengono accolti e diventano parte di una comunità.

È anche per questo che provo grande affetto e stima per Adolfo Barone e Olimpio Talarico, così come per Michele Affidato, pilastro del Premio che da sempre realizza la Torre d’Argento, simbolo della manifestazione. Ognuno, nel proprio ruolo, contribuisce a costruire un progetto che ormai appartiene a Caccuri e alla Calabria».

L’accendino di Giovanni Falcone illumina Caccuri, Grasso ai giovani: «Siate scintille di futuro»

Uno degli aspetti più apprezzati è sempre stata la straordinaria partecipazione del pubblico. Che clima avete respirato quest’anno nelle diverse iniziative e quale risposta avete ricevuto da cittadini, visitatori e giovani?

«Il clima è stato sereno, partecipato e positivo. Ed è una delle cose che mi fa più piacere.

Sono contento di lavorare con tante persone perbene, accomunate dalla volontà di fare bene e di valorizzare un borgo splendido come Caccuri. La risposta del pubblico è stata ancora una volta importante e ha dimostrato che esiste una domanda di cultura, di confronto e di partecipazione che non dobbiamo mai sottovalutare.

Il pubblico di Caccuri ha una caratteristica particolare: ascolta, partecipa e si confronta. Ed è anche per questo che tanti ospiti tornano volentieri.

Per il futuro, però, vorrei fare ancora di più sul fronte dei giovani. Mi piacerebbe coinvolgere sempre maggiormente gli studenti, magari quelli dell’ultimo anno delle scuole superiori, creando percorsi che possano avvicinarli alla lettura, alla saggistica e al confronto con gli autori.

Viviamo in un’epoca nella quale i ragazzi sono distratti da moltissime altre cose. Portarli davanti a un libro, a un autore, a una personalità della cultura significa offrire loro un’alternativa e, soprattutto, stimolare curiosità e senso critico».

Il Premio riesce a portare l’attenzione nazionale su un piccolo borgo calabrese. Quanto conta, secondo lei, questa manifestazione per l’immagine della Calabria e per la valorizzazione dei suoi territori attraverso la cultura?

«Conta moltissimo. E, per me, questo è uno degli aspetti più importanti del Premio.

La cultura può essere un ottimo strumento di promozione territoriale. Quando portiamo a Caccuri personalità conosciute a livello nazionale, non portiamo soltanto degli ospiti: portiamo persone che possono conoscere direttamente la Calabria, respirarne l’atmosfera, incontrare i calabresi e poi raccontare la loro esperienza.

Una persona che arriva, vive un’esperienza positiva e torna a casa con un ricordo bello della nostra terra diventa, inconsapevolmente, un ambasciatore della Calabria.

Caccuri riesce a fare questo su scala nazionale. E lo fa attraverso uno strumento nobile come la cultura. In questo senso, il Premio non valorizza soltanto un borgo: contribuisce a migliorare la percezione dell’intera regione».

Dopo il successo della quindicesima edizione, quali sono le prospettive future? Ci sono nuove sfide, progetti o obiettivi che il direttivo si pone già in vista della sedicesima edizione?

«La prima sfida è continuare a crescere senza perdere l’identità che ha reso possibile questo successo.

Dobbiamo mantenere alto il livello qualitativo, continuare a portare a Caccuri personalità di primo piano e, allo stesso tempo, sperimentare nuovi linguaggi e nuovi format. Quest’anno i finalisti erano di grande spessore, ha vinto Cecilia Sala ma Pietro Grasso, Tommaso Cerno e Luca Sommi hanno vinto insieme a lei.

Poi c’è un obiettivo che considero ancora più importante: continuare a condividere la gioia di organizzare un evento culturale con Adolfo e Olimpio con la consapevolezza che dietro la Torre d’Argento di Michele Affidato, che è diventata il simbolo, ci sono professionalità, sacrificio, impegno, una grande passione e sopratutto amicizia sincera».