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26/05/2026 ore 22.05
Cultura

Premio Padula, Cristofaro: «Da Acri portiamo il mondo in Calabria attraverso la cultura»

Il presidente della Fondazione Vincenzo Padula racconta la crescita del riconoscimento giunto alla XVI edizione: da iniziativa dedicata alla memoria del letterato acrese a riferimento culturale nazionale: «Non una passerella, ma un luogo di coscienza civile»

di Redazione

Non una semplice rassegna culturale, ma un laboratorio permanente di idee, memoria e impegno civile. È questa la visione che anima il Premio Nazionale “Vincenzo Padula”, giunto alla sua XVI edizione, in programma ad Acri dal 27 al 30 maggio nello storico Palazzo Sanseverino-Falcone. A raccontarne origini, crescita e prospettive è il presidente della Fondazione Vincenzo Padula, Giuseppe Cristofaro, che ripercorre la storia di un’iniziativa divenuta nel tempo uno dei principali appuntamenti culturali del Mezzogiorno.

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Il Premio nasce con un obiettivo preciso: riportare al centro del dibattito culturale il pensiero e l’opera di Vincenzo Padula, figura di primo piano della cultura calabrese. «Dopo l’istituzione della Fondazione Padula, voluta dal Comune di Acri nel 1998, il Consiglio di amministrazione e il Comitato scientifico decisero di istituire il Premio Nazionale proprio per far conoscere il pensiero e le opere del Padula», spiega Cristofaro.

La prima grande sfida, racconta, è stata superare i confini della marginalità geografica e culturale spesso attribuiti alla Calabria. «Troppe volte questa terra è arrivata in ritardo nel valorizzare le sue intelligenze più vivaci, creando un vuoto fatto di silenzi e dimenticanze. La vera scommessa del Premio, anche grazie a Walter Pedullà, è stata uscire dalla perifericità e proporsi all’attenzione dell’intellettualità nazionale e internazionale».

Un percorso che ha portato ad Acri nomi di primo piano del panorama culturale mondiale, da Daniel Pennac a Tahar Ben Jelloun, fino a David Grossman e André Aciman. «Abbiamo lavorato in due direzioni: rendere il Premio e Padula interessanti per il mondo culturale e, soprattutto, realizzare un sogno: ricollocare Acri e la Calabria nel mondo, portando il mondo ad Acri».

L’edizione 2026 ruota attorno al tema della pace, ispirato alle parole di Papa Leone XIV su «una pace disarmata e disarmante». Una scelta che, secondo Cristofaro, risponde alla necessità di confrontarsi con le grandi questioni del presente. «I venti di guerra che attraversano il pianeta interrogano le coscienze. Mai come oggi è necessario porre al centro dell’attenzione dei giovani un tema vitale che incide sulla quotidianità».

Per il presidente della Fondazione, il Premio deve essere soprattutto uno strumento di formazione civile. «Non una passerella di nomi prestigiosi, ma un luogo capace di convocare voci, immagini e parole di chi si impegna con la forza della cultura per costruire un futuro diverso e far crescere una coscienza civile e democratica nei giovani».

Da qui il coinvolgimento di scuole, università e associazioni, considerate «avamposti di coscienza civile e solidale». Un investimento culturale che Cristofaro considera strategico per il futuro della Calabria.

Guardando avanti, il sogno resta ambizioso ma chiaro: trasformare il Premio in un punto stabile di incontro tra esperienze e visioni differenti. «Vorrei che questo appuntamento continuasse a essere un luogo di confronto tra le tante voci del mondo civile e culturale, aiutando la Calabria a non rinchiudersi in una dimensione provinciale, ma ad aprirsi sempre di più al dialogo con il mondo».

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 figurano Michele Mari per la narrativa, Luigi Zoja per la saggistica, Marianna Aprile per il giornalismo e Marco Bellocchio, che riceverà il riconoscimento “Vincenzo Talarico”. In programma anche incontri dedicati alla figura femminile nell’opera di Padula, focus sul cinema e momenti di riflessione sul giornalismo e sulla memoria collettiva.