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04/02/2026 ore 07.04
Cultura

Prévert e la poetica dell’evidenza sovversiva, così i versi si trasformano in uno strumento di sabotaggio simbolico

Dietro una scrittura solo apparentemente semplice, il poeta francese usa il linguaggio quotidiano come strumento di disvelamento, resistenza e libertà, rifiutando ogni forma di canonizzazione

di Aleandro Fusco

Prévert e la poetica dell’evidenza sovversiva rappresentano una sfida per le tradizionali categorie della poesia novecentesca. Inserire la sua opera entro schemi precostituiti finisce per tradirne l’essenza. Prévert si sottrae deliberatamente a qualsiasi tentativo di canonizzazione. Questa scelta è fondata su un preciso approccio etico e linguistico, la poesia diventa strumento per il disvelamento, il disincanto e la resistenza, abbandonando il prestigio delle forme elevate. La percezione di una presunta semplicità nella scrittura di Prévert è uno dei più diffusi fraintendimenti critici.

La chiarezza del suo linguaggio, lontana dal segnare una carenza espressiva, è invece il frutto di una raffinata strategia di depurazione retorica. Prévert demolisce sistematicamente i codici lirici tradizionali, la metafora viene utilizzata in modo inaspettato; la musicalità, lungi dall’essere assente, è celata; la sintassi appare antigerarchica in modo intenzionale. La scrittura si basa così su un’estetica dell’evidenza, dove il contenuto affiora attraverso un attrito semantico. L’atto poetico in Prévert è legato a un gesto politico e la sua poesia mostra il mondo nella sua complessità e contraddizione. Il linguaggio, impregnato di elementi parlati, cliché e formule istituzionali, diventa uno strumento sovversivo che ne rovescia il senso originario.

Attraverso un uso mimetico dei discorsi dominanti, da temi religiosi, scolastici, militari o burocratici, la poesia si trasforma in uno strumento di sabotaggio simbolico. Elementi ripetitivi come elenchi e refrain si rivelano efficaci dispositivi di disgregazione, capaci di liberare le strutture di potere dall’interno. La frequente presenza di temi come l’infanzia e l’amore si riflettono come rifugio lirico e come apertura verso orizzonti epistemologici alternativi.

Il bambino, figura centrale nella poetica prévertiana, rappresenta uno sguardo ancora libero dalle convenzioni; l’amante, liberato dalle restrizioni morali istituzionali, incarna la possibilità di un legame basato sulla contingenza e sulla libertà. Queste figure assumono il ruolo di punti critici in grado di disarticolare le norme sociali e si contrappongono all’ordine adulto, produttivo e disciplinato, per affermarsi come modelli controcorrente.
Sul piano formale, la presunta anarchia che caratterizza i testi di Prévert risponde a una ferrea logica compositiva. L’uso della paratassi, l’assenza di punteggiatura consueta e l’impiego di strutture iterative generano un ritmo nudo. La sua poetica si rifiuta di offrire una chiusura consolatoria, rimane aperta, frammentata e, talvolta, bruscamente interrotta. Questo rappresenta una profonda presa di posizione etica che rigetta la rassicurazione e rifugge l’idea della poesia come struttura ordinatrice del reale. L’opera di Prévert prende posizione contro un certo tipo di poesia concepita come linguaggio separato ed elitario. La sua visione propone una lirica immanente, profondamente radicata nella quotidianità, che espone e destabilizza. In un secolo segnato da guerre, totalitarismi e grandi ideologie salvifiche, la sua poetica percorre la strada più rischiosa: quella di una parola che rivendica la libertà di esprimersi come atto costante di resistenza e disobbedienza.

Vi proponiamo tutta la purezza di un amore, vissuto nell’incanto di Parigi.

Parigi di notte di Jacques Prévert

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia

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