Quel che accade oggi è «uno scandalo che dura da 10.000 anni». Quarant’anni senza Elsa Morante
Rileggere oggi le sue opere significa misurarsi con una voce che parla al presente, che illumina le fratture del nostro tempo e ne denuncia le derive con una forza che non ha perso nulla
«Uno scandalo che dura da 10.000 anni»: così Elsa Morante volle definire, come un grido e un avvertimento, il sottotitolo del suo romanzo più celebre, La Storia.
A quarant’anni dalla sua morte, quello scandalo continua. Continua nelle ingiustizie che si ripetono, nelle violenze che cambiano forma ma non sostanza, nelle fragilità umane che i suoi libri seppero restituire con una lucidità critica che oggi suona persino più urgente di allora.
Morante rimane una delle coscienze più radicali e inascoltate del Novecento italiano. Nei suoi romanzi — da Menzogna e sortilegio a L’isola di Arturo, fino alla potenza travolgente de La Storia — ha registrato, documentato, raccontato la tragedia degli umili, dei poveri, degli ultimi. Non come un semplice sfondo, ma come l’unico luogo possibile da cui osservare il mondo: quello di chi subisce la storia senza poterne mutare il corso.
La sua opera più monumentale, La Storia, resta un libro complesso e crudo, intenso negli intrecci, minuzioso nella restituzione dei drammi vissuti durante e dopo la seconda guerra mondiale. Qui la storia appare come un meccanismo enorme, spietato, incerto: un ingranaggio che schiaccia e uccide i più fragili, e che si riproduce identico nelle epoche, come se nulla potesse correggerlo. «Non c’è parola, in nessun linguaggio umano, capace di consolare le cavie che non sanno il perché della loro morte», scriveva. Una frase che oggi sembra risuonare con forza rinnovata.
La Morante non si piegò mai ai sistemi, non cedette alle mode né alle semplificazioni. Rimase anticonformista, eterodossa, refrattaria a ogni gabbia ideologica. La sua letteratura è un monito a non uniformarsi, a guardare il mondo con occhi scrupolosi e critici, a mettere in discussione ogni ordine dato — anche quello che sembra immutabile.
Per questo, il quarantennale della sua scomparsa non è solo un anniversario da ricordare: è un prezioso invito. Rileggere oggi Elsa Morante significa misurarsi con una voce che parla al presente, che illumina le fratture del nostro tempo e ne denuncia le derive con una forza che non ha perso nulla. Anzi, ne ha acquistata.
Celebrare Morante significa riconoscere che una parte fondamentale della nostra letteratura, della nostra storia e della nostra coscienza collettiva vive ancora nelle sue pagine.
E che quello scandalo millenario, che lei ha avuto il coraggio di nominare, continua a interrogarci e a chiedere risposte.