Sezioni
Edizioni locali
01/01/2026 ore 06.30
Cultura

Raccontare la Calabria senza filtri: tra letteratura, cinema e verità quotidiana

In una regione segnata da crisi strutturali e comunicazione distorta, l’arte diventa uno strumento per sottrarsi a narrazioni piatte e interessate. Un percorso difficile ma necessario per restituire complessità, verità e dignità alla realtà calabrese

di Alessandro Gaudio

Mi occupo di narrazioni, da sempre. Prevalentemente di quelle che si possono leggere nei romanzi o che si possono apprezzare in una sala cinematografica, ma non ho disdegnato quelle che passano attraverso i canali televisivi e, in generale, dai mezzi di comunicazione di massa. Ho cercato anche di comprendere i principi che regolano l'informazione perché, mai come oggi, la propaganda sembra avere un ruolo fondamentale per la gestione e la conservazione del potere.

La Calabria e i calabresi sono sottoposti, come tutti in Italia, a insistenti campagne di opinione che mirano con ogni mezzo a influire sulla psicologia collettiva e sui comportamenti delle masse e che talvolta diventano martellanti.

Da questo spazio su LaC News24, insieme con l'editore, il direttore e diverse altre voci, sto cercando di segnalare l'urgenza di sottrarsi alla capillarità, all'onnipervasivo propagarsi di messaggi univoci che mistificano la realtà: una realtà che, qui come altrove, nella vita quotidiana delle persone sta peggiorando. La Calabria è un avamposto di questo peggioramento: è un luogo in cui la direzione delle cose si coglie prima. Certo, a patto che si voglia coglierla. Probabilmente ciò accade perché le cose vanno davvero male per quasi tutti e, anche se è quasi capodanno, non dovremmo fare alcuna fatica per accorgerci dei preoccupanti sintomi di una regione in stato di progressiva e già avanzatissima decomposizione.

Non ho scelto di interessarmi di letteratura e di cinema per parlare d'altro, per distogliere l'attenzione dallo sfacelo che mi circonda, per evadere. L'ho fatto, invece, perché sentivo la necessità di sottrarmi a una narrazione univoca, piatta, che, per raccontare la giustizia, la sanità, anche la scuola e l'università, si affida a una retorica insopportabile e a un'agenda inalterabile cui ci si è conformati indistintamente da più parti e che mira a perseguire un'idea di democrazia tutt'altro che innocua. Ho pensato che, passando dall'arte, si potesse raccontare la Calabria senza essere schiavi di un'immagine della realtà sempre più strumentalizzata per i fini più biechi e più lontani dagli interessi di tutti. A differenza di ciò che si può credere, non è un percorso agevole e comporta rischi e rinunce, ma non vedo altre strade possibili.

Allora, un buon viatico per l'anno che viene potrebbe essere quello di cercare di rinunciare a qualcosa, a un'idea preconfezionata, a un pregiudizio, a uno slogan. Togliere un velo dalla complessa e stratificata realtà calabrese e portare con sé il conforto e il sostegno che, con paradosso soltanto apparente, è possibile ricavare dall'impegno di sottrarsi, di distaccarsi da un motivo uniforme, liscio, levigato come la superficie di un laghetto silano.