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10/06/2026 ore 19.09
Cultura

Salvare il dialetto calabrese con i fumetti, l’iniziativa di un docente di Lamezia: «La nostra lingua deve continuare a vivere»

Con le sue animazioni l’insegnante si rivolge soprattutto ai ragazzi: «Hanno il mondo intero a portata di clic ma rischiano di perdere il contatto con la terra che calpestano»

di Redazione Cultura

A Lamezia Terme il dialetto locale si impara e si tramanda a fumetti. Questa l'idea di Francesco Polopoli, docente di latino e greco, che ha deciso di portare le storie e le espressioni lametine nei fumetti e nei cartoni animati, con la speranza di poter dare alle nuove generazioni «le chiavi di una casa che rischiavano di dimenticare. Interfacciarsi con queste vignette, per loro, - dichiara Polopoli - significa accendere quel piccolo cinema portatile, sorridere di una battuta in vernacolo e accorgersi, forse con una punta di orgoglio, che quelle parole antiche sanno ancora di futuro».

«Quando ho iniziato a pensare a come salvare il dialetto della mia comunità, quella Lamezia Terme che mi porto dentro ovunque vada - racconta -, mi sono subito detto che non potevo attenermi solo ad un dizionario, che tra l'altro ho sistematizzato ad usum discipulorum, tempo fa, tra lessico e grammatichetta. Io volevo che la nostra lingua ancestrale continuasse a respirare, a correre, a far ridere e pensare. Soprattutto desideravo che parlasse ai ragazzi di oggi, quelli che hanno il mondo intero a portata di clic, ma che rischiano di perdere il contatto con la terra che calpestano».

«Molti - aggiunge Polopoli - vedono il dialetto come un binario morto, un nostalgico guardarsi indietro. Per me è l'esatto contrario: è un ponte teso verso il futuro. Nel mio lavoro cerco di sfruttare quello che oggi chiamiamo fascino vintage utilizzando lo strumento del fumetto, la tecnologia dell'animazione, il linguaggio visivo rapido a cui i ragazzi sono abituati».

Ed è così che nascono le sue tavole, in un mix tra passato, presente e futuro raccontando tradizioni e saggezze di un tempo lontano che, però, diventano attuali.