Scalea, la verticalità del tempo e il riscatto della memoria
La giornata conclusiva del progetto “La Torre si racconta” ha dato voce ai silenzi millenari del paese tirrenico attraverso le tecnologie immersive inaugurate a Palazzo Spinelli
Esiste un luogo della Calabria citra, dove la geografia non è un destino scolpito nella pietra. Scalea è un paese che si scala, un’ascesa continua che costringe lo sguardo del visitatore a muoversi tra l’abisso marino e l’altezza del cielo. Scalea rappresenta l’archetipo della verticalità.
Per secoli, gli abitanti di questo paese hanno vissuto in un dualismo perpetuo.
Da un lato la Torre Talao, sentinella di una roccia che un tempo era isola, simbolo di una solitudine fiera e necessaria contro le incursioni dei corsari come Dragut. Dall’altro, il Palazzo dei Principi, cuore del potere degli Spinelli, dove la pietra si faceva architettura di comando. In mezzo, la gente, una comunità che ha trasformato i “supporti” e le scale in piazze sospese, inventando un modello abitativo che è, prima di tutto, un modo di proteggersi e di appartenere.
Ma la storia di Scalea, non è un reperto polveroso. Lo abbiamo visto con forza e vigore nella giornata conclusiva del progetto “La Torre si racconta”. In un mondo che corre verso l’oblio digitale, Scalea ha compiuto un gesto direi rivoluzionario, dando voce ai suoi silenzi millenari. Attraverso le tecnologie immersive inaugurate a Palazzo Spinelli, il passato non è più un’ombra che sbiadisce, ma un’esperienza che pulsa. Lo abbiamo visto in una installazione di Gianfranco Confessore, voluta da Beniamino Chiappetta.
Vedere la comunità riunita tra le note del gruppo “Sinafe Medieval” e i racconti dell’associazione “Cara, Vecchia Scalea” ci ricorda che l’identità non è un’eredità statica, ma un fuoco che va alimentato costantemente, come ha ripetuto l’assessora Annalisa Alfano. La trasformazione di Torre Talao da bastione difensivo a centro di narrazione multimediale segna il passaggio cruciale dalla sopravvivenza alla consapevolezza.
L’uomo di Scalea, storicamente "guardingo" per necessità, oggi impara a guardare non più solo all’orizzonte per avvistare il nemico, ma guarda dentro le proprie radici per trovarvi il futuro. Dalle grotte paleolitiche alle gesta dell’ammiraglio Ruggero di Lauria, fino al mausoleo di Ademaro Romano, ogni strato di questo paese ci sussurra che la vera ricchezza di una terra non risiede nel suo paesaggio e nella capacità dei suoi paesani di restare custodi del proprio tempo.
Scalea ci insegna che si può essere moderni senza tradire la pietra, che si può accogliere il futuro senza smarrire il sentiero che porta al “paese alto”. In questo equilibrio tra il mare che lambisce la storia e la roccia che la sostiene, Scalea si conferma come la meta di un viaggio dell’anima. Un luogo dove ogni gradino salito e guadagnato è un atto di memoria, e ogni sguardo verso il mare è una promessa di libertà.
*Documentarista