Un viaggio nella storia della Calabria: Ingrid Hölbl firma una guida sui 50 luoghi archeologici e storici più affascinanti della regione
La studiosa austriaca ha ripercorso la regione come i viaggiatori del '700 e '800. Al suo fianco il professore Günther. Tra le mete Vibo, Mileto, Rossano, Le Castella, Squillace, Palmi. A Trebisacce la presentazione ufficiale del volume
In Calabria la stagione estiva sta registrando un boom di turisti. La regione in questo periodo è continua meta di gente proveniente da tutto il mondo, attratta dalle enormi bellezze paesaggistiche e culturali che la parte estrema dello stivale propone. In questo contesto, documento prezioso per toccare con mano il meglio di questa terra è, sicuramente, il libro “I 50 siti archeologici e storici da non perdere in Calabria” della ricercatrice austriaca Ingrid Hölbl, edito da Rubbettino.
In oltre 200 pagine l'esimia studiosa ripercorre con l'ausilio di dettagliate immagini informative e mappe la storia della regione. E lo fa non per sentito dire, ma dopo aver personalmente ripercorso passo passo e in modo certosino ogni singola località trattata, alla maniera dei viaggiatori inglesi, tedeschi e francesi del '700 e ‘800. E così il racconto diventa una sorta di “diario” di questa splendida avventura in terra di Calabria. Al suo fianco un altro eminente studioso, il marito Günther, già docente di Storia e Egittologia presso le Università di Vienna, Salisburgo e Catania (2004-2012) e visiting professor al Cairo e ad Alessandria d'Egitto. Ne è uscito fuori una sorta di vademecum per studiosi, turisti e la stessa popolazione autoctona.
In precedenza altrettanto prezioso lavoro è stato svolto dall'autrice riguardo alla Basilicata, regione dove la stessa trascorre con la famiglia diversi mesi dell'anno. Il suo ultimo volume ripercorre la storia della Calabria dalla preistoria all'età moderna - passando dalla colonizzazione Greca e dalle successive conquiste di Brettii, Romani, Bizantini, Longobardi, Arabi, Normanni, Svevi, Angioni e Aragonesi - fino all'Unità d'Italia. L'affascinante e avvincente viaggio a ritroso nel tempo tocca tutte le cinque province calabresi. Tra le cinquanta mete da non perdere annovera siti famosi, ma anche luoghi che risultano ai più delle vere e proprie scoperte. Per quanto riguarda la provincia di Cosenza, oltre alla città capoluogo la studiosa austriaca tratta con minuzia di particolari e stupende foto e documenti località come la Grotta del Romito, Scalea, il castello aragonese di Castrovillari, le torri di avvistamento di Rocca imperiale e Roseto Capo Spulico, le tre città sovrapposte di Sybaris, Thurioi e Copia, San Marco Argentano, Rossano, Paola, Amantea. Tra i siti di rilievo della provincia di Crotone, oltre alla città capoluogo figurano Capo Colonna, Le Castella, Santa Severina, Punta Alice, Umbriatico.
L'affascinante viaggio alla ricerca delle bellezze archeologiche e storiche della Calabria prosegue sul territorio di Catanzaro, toccando luoghi come Scolacium, Squillace, Stalettì, Tiriolo, Lamezia Terme, Curinga. A Vibo Valentia la studiosa fa tappa nella stessa “città dai molti nomi”, ma anche in luoghi come Mileto, Tropea e Zungri. Infine, la provincia di Reggio Calabria, con 15 mete da non perdere. Tra queste, la stessa città dello stretto, Medma, Stilo, Gerace, Locri, Gallicianò, Sant'Aniceto, Palmi.
«Durante questo percorso - racconta nel suo libro Ingrid Hölbl - ho avuto modo di apprezzare la varietà dei suoi paesaggi, la ricchezza della sua storia e la presenza di diverse culture. Desidero trasmettere ai lettori la mia curiosità e il mio entusiasmo. Una cosa mi è apparsa subito chiara: la Calabria è una regione vasta e lunga, e alcuni luoghi, nascosti tra le montagne, non sono facilmente raggiungibili. Spesso è necessario fissare appuntamenti per visitare determinati siti. Questo richiede tempo e pazienza da parte del viaggiatore, ma lo sforzo viene ampiamente ripagato».
Il volume della studiosa sarà tra l'altro presentato domani 26 agosto nella sala didattica del Parco archeologico di Broglio, a Trebisacce, insieme a quello sui “Reperti egiziani ed egittizzanti del Timpone di Motta”, scritto a sua volta dal professore Günther insieme a Marianne Kleibrink.