Unical, il Rimuseum pronto a ospitare la mostra dedicata al maestro della fotografia Carbone
Uno straordinario viaggio compiuto dal professionista capace di testimoniare, attraverso scatti realizzati dal 1954 al 1990, il desiderio di riscatto della popolazione e l’enorme bagaglio di riti e tradizioni calabresi
di Redazione Cultura
Sabato 23 novembre alle ore 17.00, presso il Rimuseum di Rende, si terrà l’inaugurazione della terza tappa della mostra dedicata a Mario Carbone, un maestro della fotografia che ha segnato un’epoca e che, all’età di 100 anni, è ancora vivente.
Le opere di Mario Carbone (nato a San Sosti), alcune delle quali fanno parte della prestigiosa collezione del Metropolitan Museum of Art di New York, rappresentano un patrimonio di inestimabile valore che celebra l’Italia e la sua memoria storica. Questo evento, oltre a rendere omaggio alla sua lunga carriera, offre al pubblico l’opportunità di scoprire o riscoprire un autore che ha contribuito a plasmare la storia della fotografia contemporanea. Nelle scorse settimane, l’allestimento è stato realizzato alla Galleria nazionale di Cosenza e alla Biblioteca Stefano Rodotà del Liceo Bernardino Telesio riscuotendo ampio apprezzamento.

I racconti di una vita
Il progetto “Carbone 100. I racconti di una vita. Fotografie dal 1954 al 1990” prosegue con l’esposizione Antropologia, tradizioni e ritualità meridionale tra Calabria e Lucania, che inaugura sabato 23 novembre con una conferenza stampa alle ore 17:00 presso il RiMuseum – Università della Calabria.
La mostra riprende lo straordinario viaggio intrapreso da Mario Carbone e Carlo Levi in Lucania nel 1960, tema inaugurato alla Biblioteca Stefano Rodotà, dove la manifestazione si concentra sul rapporto con Levi e la sua opera Cristo si è fermato a Eboli. La documentazione presentata al RiMuseum, di inestimabile valore, si focalizza invece su un ampio spettro di avvenimenti sociali, consuetudini culturali e pratiche devozionali secolari riprese da Carbone con approccio indaginifico ed esistenziale.
Le fotografie di Carbone
La manifestazione è dunque dedicata alla capacità di Carbone, figlio del Sud, di immortalare un sapere sedimentatosi nel corpo. Le fotografie esposte fissano e testimoniano l’impegno e il desiderio di riscatto da una condizione di povertà e oppressione protrattasi per secoli, rendendo eterni attimi di vita che scorrono lenti fra gesti ripetuti e quotidiani. Mani che impastano, dita che cuciono, braccia che spalano, teste che sorreggono pesi, bocche che recitano e tramandano storie che scorrono sull’orlo della memoria.
Con occhio partecipe, Carbone guarda e trasmette il paesaggio meridionale e le persone che lo abitano. Con la cinepresa racconta l’abbandono delle terre feudali da parte della nobiltà calabrese (Stemmati di Calabria, 1964, che gli vale un Nastro d’Argento); l’occupazione delle terre a Melissa (Sedici anni dopo, 1967) e la condizione del lavoro contadino (Dove la terra è nera, 1966). Al contempo, la sua macchina fotografica restituisce il valore sociale e simbolico del rito, immortalando le tradizioni sacramentali di episodi come la Via Crucis di Barile, la più antica della Basilicata, e la Processione di San Rocco ad Acquaro, detta degli “Spinati”. Le fotografie di Carbone rivelano i significati insiti in antiche pratiche devozionali che trascendono il sacro per abbracciare una dimensione comunitaria e collettiva.