Università, nuovo record di partenze dal Sud: dalla Calabria emigrati in un anno 23mila studenti
Sono 238mila le matricole meridionali iscritte nella facoltà del Centro e del Nord Italia, con consistenti e immediati riflessi economici: un fuorisede costa alle famiglie 17 mila euro all’anno
Uno studente universitario su quattro studia in una regione diversa da quella di residenza. Nell’anno accademico 2024-2025 i fuorisede erano 373mila su un totale di 1 milione e 427mila studenti: 238mila gli studenti (il 64%) emigrati dal Sud. Un pezzo d’Italia, un pezzo del Meridione preso e trasportato altrove per ragioni di varia opportunità: iscrizione a corsi a numero aperto o a numero chiuso, autorevolezza (anche presunta) delle università scelte al di fuori del proprio ambito territoriale, proiezione verso il futuro occupazionale. Scelte, queste, con consistenti ed immediati riflessi economici: in primis l’alloggio.
I numeri dell’Osservatorio congiunturale Ance 2026 dicono che il record di partenze spetta alla Puglia con 40mila immatricolati in altre regioni. Seguono la Campania con 36mila e 700, il Veneto con 33mila e 100, la Sicilia con 32mila e 400, la Lombardia con 31mila e 400 e la Calabria con 23mila e 100. Con il 78% di emigrazione universitaria, 14mila e 600 iscritti altrove, la Basilicata è la regione che vede partire più studenti.
Roma e Milano, nel solo anno accademico 2024-2025, hanno accolto rispettivamente 102mila e 137mila nuovi studenti. Numeri che hanno fatto schizzare alle stelle i costi degli alloggi: non meno di 600 euro per una camera doppia nella Capitale, 800 euro a Milano. L’emergenza abitativa riguarda anche la disponibilità di appartamenti per chi si sposta per motivi di studio. Centro e Nord sono al collasso mentre al Sud dove c’è maggiore possibilità di accoglienza l’effetto maggiore è sui costi, aumentati del 15% in 5 anni.
Uno studio di Fineco dice che gli studi universitari si portano via ogni anno 5 miliardi e 579 milioni di euro: 2.717 euro a studente, tasse comprese, ma al netto di borse di studio e sussidi, purché residente. Uno studente fuori sede può invece arrivare a costare 17mila euro, il 30% in più rispetto a 10 anni fa. Un peso di cui devono farsi carico le famiglie meridionali. Un doppio svantaggio, l’emigrazione ed il costo di mantenimento, con poche soluzioni. Lo studio di Fineco dice che l’incremento della spesa dello Stato per studente è stata solo del 3,5% in dieci anni: 7mila euro per iscritto, contro i 10mila di media europea. Lo Stato italiano per l’istruzione universitaria spende lo 0,88% del Pil contro l’1,27% medio nella Ue.