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07/03/2026 ore 16.06
Cultura

Zampogne, lira e tamburi: la musica delle radici in Calabria si studia a Nocera. Viaggio alla scoperta del Conservatorio Arlia

La struttura accademica che da poco tempo ha cambiato nome è una delle realtà più importanti d’Italia per la valorizzazione del patrimonio sonoro calabrese e mediterraneo

di Giampaolo Cristofaro
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Nel cuore della Calabria c’è un presidio culturale che tiene insieme memoria e futuro, radici e accademia. A Nocera Terrinese il Conservatorio cambia nome e rilancia la sua identità, puntando sulla musica come leva di crescita e attrazione nazionale.

Dalla fine del 2025 l’istituto porta ufficialmente il nome di Conservatorio Statale di Musica Saverio Arlia, segnando una svolta simbolica e identitaria. Un passaggio che supera la precedente denominazione di Conservatorio Statale di Musica Tchaikovsky e restituisce centralità alla figura del fondatore. «Da Conservatorio Statale Musica Tchaikovsky stiamo cambiando il nome, l’intitolazione in Conservatorio Statale di Musica Saverio Arlia, in onore del fondatore che ha dato tanto alla nostra comunità accademica e a tutta la comunità di Nocera Terrinese», spiega il vicedirettore Filippo Garruba. Una scelta che rinsalda il legame con il territorio e con la storia dell’istituzione, riconosciuta oggi come punto di riferimento per la formazione musicale di alto livello. All’interno dell’offerta formativa si distingue il Dipartimento di Musica Tradizionale, dedicato alla valorizzazione del patrimonio sonoro calabrese e mediterraneo. È qui che strumenti identitari, ricerca e sperimentazione si incontrano per formare musicisti consapevoli, capaci di custodire la tradizione e proiettarla nel futuro.

«È una delle realtà più importanti d’Italia all’interno del mondo accademico nelle quali si studiano gli strumenti della tradizione», sottolinea Danilo Gatto, docente di Zampogna ed Etnomusicologia. «Zampogne, chitarre battenti, organetti, lira calabrese, tamburi a cornice, canto: è una novità per l’Italia, partita qui sei o sette anni fa e attestatasi all’attenzione nazionale. In questo momento raccogliamo studenti provenienti da tutte le regioni». Un dato che conferma la capacità attrattiva dell’istituto, divenuto polo di riferimento per chi intende trasformare una passione legata alle radici in un percorso accademico strutturato. Dalla Sicilia all’Abruzzo, dal Lazio ad altre regioni, il flusso di iscrizioni racconta di un Sud che investe sulla propria identità culturale come leva di crescita.

«È un forte momento», aggiunge Francesco Loccisano, docente di Chitarra battente. «I ragazzi sentono che ciò che hanno sempre pensato a livello musicale oggi viene riconosciuto da un conservatorio. È un percorso completo, dove le tradizioni sono parte integrante del cammino accademico: lo studio delle radici, ma anche la formazione di ottimi musicisti che racconteranno la loro arte e le nostre storie da meridionali quali siamo». Tra aule, strumenti antichi e nuove prospettive, il Conservatorio Saverio Arlia si propone così come laboratorio culturale permanente: un luogo in cui la musica tradizionale non è folklore da custodire in teca, ma materia viva da studiare, innovare e portare sui palcoscenici contemporanei. Un presidio di eccellenza che, dal cuore della Calabria, parla ormai a tutto il Paese.