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01/09/2026 ore 19.57
Economia e lavoro

Aeroporto di Reggio Calabria, perché Ryanair cambia le rotte in inverno: la politica non c’entra con la stagionalità

Dalla crescita dei passeggeri all’abolizione dell’addizionale, investimenti e capacità descrivono una trasformazione profonda. La vera partita ora è generare domanda anche nei mesi di bassa stagione

di Franco Gemoli

La polemica sulla programmazione Winter confonde le scelte commerciali di un vettore con le politiche di sviluppo di uno scalo. Le compagnie modificano destinazioni e frequenze seguendo domanda e sostenibilità economica; alla politica spetta invece creare le condizioni perché investire su un territorio continui a essere conveniente. E i numeri raccontano quanto il Tito Minniti sia cambiato negli ultimi anni

La politica può portare una compagnia aerea a investire su un territorio, creare le condizioni economiche e infrastrutturali perché uno scalo diventi competitivo e incidere, attraverso precise scelte fiscali, sulla convenienza di basare aeromobili in una regione. Quello che non può fare è cancellare la stagionalità del trasporto aereo, creare passeggeri dove in determinati mesi non ce ne sono abbastanza o pretendere che una compagnia mantenga durante l’inverno lo stesso network costruito per intercettare i flussi turistici dell’estate.

È da questa distinzione che dovrebbe partire il dibattito sulla rimodulazione dell’operativo Ryanair all’aeroporto Tito Minniti di Reggio Calabria, diventata nelle ultime ore terreno di scontro politico per la riduzione dei collegamenti internazionali nella stagione Winter.

Ryanair, come qualsiasi altra compagnia, costruisce infatti il proprio network analizzando domanda, coefficienti di riempimento, costi operativi, redditività delle singole rotte e possibilità di utilizzare gli aeromobili su mercati con prospettive migliori. Una destinazione internazionale capace di intercettare migliaia di turisti tra giugno e settembre può non generare lo stesso traffico tra novembre e febbraio, quando assumono invece maggiore rilevanza gli spostamenti nazionali per lavoro, studio e famiglia.

Mantenere per dodici mesi le stesse rotte indipendentemente dalla domanda significherebbe chiedere a un’impresa di ignorare il proprio mercato. Non a caso, per la Winter 2026 Ryanair ha annunciato sull’intero network europeo circa 1.700 rotte in 35 Paesi, oltre 140 nuovi collegamenti e 80 milioni di posti, dentro una continua riallocazione della capacità tra aeroporti e destinazioni.

Cosa cambia davvero a Reggio

È in questo contesto che va letta la Winter 2026/2027 del Tito Minniti. Allo stato della programmazione disponibile risultano otto rotte Ryanair: Barcellona El Prat, Bologna, Milano Bergamo, Milano Malpensa, Parma, Pisa, Torino e Venezia Marco Polo, sette nazionali e una internazionale.

Con la conclusione della Summer terminano invece i collegamenti stagionali con Berlino Brandeburgo, Bruxelles Charleroi, Londra Stansted, Parigi Beauvais e Katowice, mentre Barcellona prosegue durante l’inverno. Milano Bergamo risulta programmata con frequenza giornaliera dal 25 ottobre 2026 al 27 marzo 2027.

Che alcune destinazioni internazionali presenti in estate non compaiano nell’operativo invernale è dunque un dato; considerarlo automaticamente la prova di un ridimensionamento strutturale dell’aeroporto è invece un’interpretazione che richiede altri indicatori. Soltanto la programmazione definitiva, la capacità complessivamente offerta e i dati di traffico consentiranno infatti di stabilire se alla variazione delle destinazioni corrisponda una reale contrazione dell’offerta.

Anche sui due aeromobili Ryanair basati a Reggio è opportuno essere precisi: la compagnia li ha ufficialmente confermati al Tito Minniti per la Summer 2026; per la Winter, invece, in assenza al momento di una specifica comunicazione ufficiale di Ryanair sulla base reggina, è opportuno attendere la definitiva formalizzazione dell’operativo.

Il ruolo della politica e i numeri del Tito Minniti

La politica, dunque, non decide se a Ryanair convenga mantenere una determinata rotta a gennaio, ma può rendere un territorio sufficientemente competitivo perché alla compagnia convenga continuare a investirvi. Ed è precisamente su questo terreno che va valutato quanto accaduto negli ultimi anni in Calabria.

La decisione della Regione guidata da Roberto Occhiuto di abolire l’addizionale municipale sui diritti d’imbarco, divenuta operativa dal 1° agosto 2024, ha preceduto una forte espansione di Ryanair in Calabria che la stessa compagnia collega esplicitamente all’eliminazione della tassa. Secondo i numeri diffusi dal vettore, da allora la capacità negli aeroporti calabresi è aumentata di 1,6 milioni di posti, pari all’82 per cento, con oltre venti nuove rotte, tre aeromobili basati aggiuntivi e l’apertura della base di Reggio Calabria.

È l’esempio più chiaro della distinzione tra i due piani: la politica può modificare le condizioni economiche e infrastrutturali che rendono conveniente un investimento; il mercato e la risposta dei passeggeri determinano poi la sostenibilità delle singole rotte.

Su questo terreno si inserisce anche il lavoro portato avanti negli anni sul Tito Minniti da Francesco Cannizzaro, sindaco di Reggio Calabria dal 4 giugno 2026, che ha fatto del rilancio dell’aeroporto una delle proprie principali battaglie politiche e istituzionali, insieme all’azione della Regione e al confronto con Governo, SACAL, ENAC e compagnie aeree.

E sono soprattutto i numeri a raccontare quanto sia cambiato l’aeroporto.

Il Tito Minniti ha chiuso il 2025 con 977.984 passeggeri, il 56,7 per cento in più rispetto al 2024, mentre nello stesso anno l’intero sistema aeroportuale calabrese è cresciuto del 21 per cento. Ryanair ha trasformato Reggio in una propria base e per la Summer 2026 ha confermato due aeromobili sullo scalo, aumentando inoltre alcune frequenze verso Milano Malpensa, Torino e Venezia.

Dal 1° giugno 2026 è operativo anche il collegamento con Parma, con tre frequenze settimanali durante la Summer, mentre il 16 maggio 2026 è stata inaugurata la nuova area partenze del Tito Minniti, con 3.600 metri quadrati di superficie calpestabile e circa 20mila metri cubi di ampliamento.

Dati che non significano che ogni problema sia stato risolto né che ogni collegamento aperto debba necessariamente essere mantenuto per sempre, ma indicano perché lo stato di salute di un aeroporto non possa essere misurato fotografando l’orario di una singola stagione.

La vera sfida è destagionalizzare

La domanda, allora, dovrebbe essere un’altra: cosa bisogna fare perché una rotta sostenibile d’estate possa diventarlo anche d’inverno?

È qui che torna la politica, insieme alla responsabilità del territorio. Se Reggio Calabria vuole consolidare una dimensione internazionale durante tutto l’anno, occorre costruire la domanda necessaria a sostenerla: destagionalizzare il turismo, promuovere l’area dello Stretto sui mercati stranieri anche fuori dai mesi estivi, creare eventi capaci di generare flussi, migliorare i collegamenti e fare in modo che raggiungere Reggio abbia una ragione turistica, professionale o economica anche a novembre, gennaio e febbraio.

Perché attrarre una compagnia è politica, investire sulle infrastrutture è politica, intervenire sugli oneri che incidono sulla competitività di uno scalo è politica e promuovere una destinazione è politica. Stabilire se una rotta abbia abbastanza passeggeri per essere economicamente sostenibile resta invece una decisione industriale della compagnia.

Confondere i due piani non aiuta il confronto.

Un aeroporto non diventa necessariamente più debole perché il network cambia tra estate e inverno, così come una singola nuova rotta non basta a certificarne il rilancio. Lo stato di salute di uno scalo si misura attraverso passeggeri, capacità offerta, frequenze, investimenti, aeromobili basati, infrastrutture e capacità del territorio di generare domanda.

Ed è su questi numeri, più che sulla fotografia dell’orario di una singola stagione, che andrebbe misurato oggi il percorso dell’aeroporto di Reggio Calabria.