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26/01/2026 ore 11.40
Economia e lavoro

Agrivoltaico, la proposta di iSwiss Hedge Fund: cartolarizzazione da 4 miliardi per conciliare energia e uso agricolo del suolo

Il Ceo del fondo con sede a New York Christopher Aleo: «Coniugare sicurezza energetica e redditività agricola è possibile, servono strumenti finanziari efficienti»

di Massimo Colonna

Il dibattito sul fotovoltaico in area agricola si riaccende dopo il caso Dorno, comune in provincia di Pavia, dove l’amministrazione ha ricevuto una proposta per l’installazione di 170.000 pannelli solari su oltre 215 ettari di risaie. Il sindaco, Francesco Perotti, ha espresso preoccupazione: se tutti i progetti in corso fossero autorizzati, il 20% del suolo agricolo comunale verrebbe destinato a impianti fotovoltaici. Il caso è stato portato in Parlamento attraverso un’interrogazione presentata dal senatore Gian Marco Centinaio.

Nel contesto di un’accelerazione imposta dagli obiettivi europei di decarbonizzazione (80 GW di rinnovabili al 2030, contro gli attuali 42), e con una quota crescente di impianti localizzati su superfici agricole, la questione dell’equilibrio tra produzione energetica e filiere agroalimentari è tornata prioritaria anche per gli investitori istituzionali.

Uno dei primi ad articolare una risposta strutturata è Christopher Aleo, presidente dello iSwiss Hedge Fund, fondo con sede a New York attivo nel settore delle energie rinnovabili e vincitore nel 2025, durante l’Abu Dhabi Sustainability Week, del premio come istituto più attivo nella finanza verde.

Agrivoltaico e finanza strutturata

«Comprendiamo le riserve di alcuni amministratori locali – dichiara Aleo – ma è necessario chiarire che l’autonomia energetica del Paese resta una priorità strategica. Il punto non è scegliere tra energia e agricoltura, ma costruire le condizioni tecniche e finanziarie per mantenerle entrambe». In questa ottica, il fondo ha avviato una piattaforma di investimento dedicata all’agrivoltaico, basata su una cartolarizzazione da 4 miliardi di euro di valore attualizzato, legata a flussi di cassa garantiti dai contratti con il GSE su orizzonte ventennale.

L’operazione sarà strutturata attraverso la Borsa di Londra, con il supporto operativo della società fintech iSwiss Pay. La prima fase prevede già l’adesione di progetti per circa 1 GW di capacità installata, con l’obiettivo di estendere il portafoglio fino a 5 GW entro il 2029, grazie alla creazione di veicoli successivi. I fondi raccolti saranno destinati a progetti agrivoltaici in Italia, con particolare attenzione alle aree agricole vulnerabili o esposte a cali di produttività.

Integrazione agricola e incentivi PNRR

I progetti seguiranno parametri coerenti con le specifiche previste dai bandi del PNRR sull’agrivoltaico avanzato: strutture sopraelevate, continuità della produzione agricola, rotazioni colturali compatibili e monitoraggio dei rendimenti.

Secondo Aleo, il modello agrivoltaico è oggi tecnicamente maturo e può diventare una fonte di reddito stabile per le aziende agricole, in affiancamento all’attività produttiva primaria. «Non si tratta di sostituire l’agricoltura, ma di affiancarla con modelli a doppio rendimento, in grado di rendere più resiliente il tessuto economico delle campagne italiane».

Un aspetto cruciale riguarda la definizione di criteri chiari per distinguere l’agrivoltaico reale da operazioni speculative mascherate. «Serve un quadro normativo che consenta di regolare la filiera, evitare effetti distorsivi e rafforzare il coinvolgimento dei consorzi e delle associazioni agricole locali», sottolinea Aleo.

Le ricadute sul sistema-Paese

Il progetto iSwiss si inserisce nel più ampio contesto di transizione energetica nazionale. Con una crescita annuale della domanda di elettricità stimata tra l’1,5 e il 2% e l’obbligo di ridurre le importazioni di gas, l’incremento della produzione da rinnovabili rappresenta una leva strategica per la competitività del sistema economico.

Dal punto di vista finanziario, il ricorso alla cartolarizzazione dei flussi energetici incentivati offre uno strumento replicabile, capace di attrarre capitali istituzionali e creare liquidità anticipata per i soggetti coinvolti. Un modello che, nelle intenzioni dei promotori, punta a garantire tempi rapidi di strutturazione, stabilità di rendimento e contenimento del rischio regolatorio.

«Il rischio non è investire troppo nel fotovoltaico, ma non farlo in modo ordinato e compatibile. È su questo piano che va costruito un equilibrio duraturo tra autonomia energetica e filiera agricola», conclude Aleo.

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