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21/02/2026 ore 06.15
Economia e lavoro

Al Sud e in Calabria crescono i “nonni con la valigia”: anziani emigrano per seguire figli e nipoti al Centro-Nord

La mobilità degli over 65 si aggiunge a quella dei giovani spinti a partire da salari bassi e scarse opportunità. Il Mezzogiorno perde 7,9 miliardi di risorse destinate alla formazione e all’università la fuga inizia prima della laurea. Il report Svimez-Save the children

di Redazione Economia

Il Mezzogiorno continua a perdere giovani competenze qualificate, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell’iscrizione all’università: negli ultimi 20 anni 350mila laureati hanno lasciato il Sud, il 60% sono donne. Accanto a questa dinamica si afferma un fenomeno in rapida crescita: la mobilità “sommersa” degli anziani, i “nonni con la valigia”, che conservano la residenza al Sud ma raggiungono figli e nipoti emigrati al Centro-Nord. La fuga di capitale umano costa alle regioni meridionali 7,9 miliardi di euro. Lo dicono i dati del report della Svimez dal titolo “Un Paese, due emigrazioni”, realizzato in collaborazione con Save the Children.

Università: la fuga inizia prima della laurea

Nell’anno accademico 2024/2025, quasi 70mila studenti meridionali (su circa 500mila) hanno scelto un ateneo del Centro‑Nord: le più gettonate sono le discipline stem. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. Dopo la Puglia, numeri record per Basilicata e Calabria. La Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da Emilia‑Romagna e Lazio. La Svimez evidenzia però un segnale importante: negli ultimi anni è migliorata la capacità attrattiva degli atenei meridionali.

Laureati under 35: due decenni di emorragia dal Sud

Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, con una perdita, al netto dei rientri, di 270 mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Ai flussi migratori interni, si affianca la crescente scelta della rotta Sud-estero: tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato il Paese. Al netto dei rientri, la perdita complessiva per il Sud è di 45mila giovani qualificati.

Nel solo 2024, i giovani qualificati del Mezzogiorno che si sono trasferiti al Centro-Nord sono 23mila, quelli che hanno “scelto” l’estero sono più di 8mila. In un anno la perdita netta di giovani laureati del Sud, sommando migrazioni interne ed estere, ammonta a 24mila unità.

Il fenomeno delle migrazioni intellettuali è fortemente femminile: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195mila donne laureate dal Sud al Centro-Nord, 42mila in più degli uomini. La quota di qualificati tra i migranti meridionali diretti al Centro-Nord è cresciuta soprattutto tra le donne: dal 22% nel 2002 a quasi il 70% nel 2024, contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli uomini.

Il Nord guadagna dal Sud, ma perde verso l’estero

Anche il Nord registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024, 154mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha raggiunto il picco nel 2024: 21mila giovani laureati under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti all’estero, valore doppio di quello del 2019 (circa 10mila).

Il Centro‑Nord compensa ampiamente le proprie perdite estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: +270mila saldo netto positivo nei confronti del Mezzogiorno tra il 2002 e il 2024.

Il costo dell’emigrazione

L’emigrazione dei laureati dai territori in cui si sono formati si traduce in una dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per la loro istruzione a beneficio delle regioni e dei Paesi di destinazione. 

La Svimes quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord: un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese.

A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere: per il Mezzogiorno la perdita di investimento formativo è stimabile in 1,1 miliardi di euro annui, mentre il Centro-Nord registra una perdita superiore ai 3 miliardi di euro l’anno per l’emigrazione all’estero dei profili più qualificati.

Bassi salari per i laureati e divari retributivi territoriali e di genere

A tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia. All’interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del Nord‑Ovest. Gli uomini guadagnano più delle donne. Il differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest’ultimo (1.862 contro 1.487 euro).

I nonni con la valigia: il nuovo volto della mobilità

Secondo la Svimez, tra il 2002 e il 2024 gli anziani formalmente residenti al Sud che vivono stabilmente al Centro-Nord sono quasi raddoppiati, passando da 96mila a oltre 184mila unità. Questa emigrazione “sommersa” riflette due dinamiche intrecciate. Da un lato, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati al Centro-Nord anche a supporto dei carichi di cura familiari. Dall’altro, la crescente difficoltà di ricevere adeguati servizi assistenziali e di cura nei luoghi di residenza. 

Futuro difficile, in Italia, già dall’adolescenza

Per i ragazzi che vivono in aree marginali e periferiche la fuga è l’unica via di riscatto. Lo dicono i dati raccolti da Save the Children. Oltre un terzo dei giovanissimi che risiedono nelle regioni del Sud e nelle Isole desiderano spostarsi in altre città e quasi il 40% valuta positivamente l’idea di andare a vivere all’estero. Tra gli adolescenti figli di famiglie immigrate, il 58,7% dichiara di volersi trasferire in futuro in un altro paese, possibile testimonianza - sostiene Save the Children - delle difficoltà incontrate nel percorso di crescita anche a causa di uno status giuridico incerto.

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