Allevamenti in crisi nel Crotonese, il Ministero apre al confronto: sarà la Regione Calabria a elaborare una proposta tecnica
È emergenza specie nel territorio di Umbriatico: da una parte ci sono le restrizioni previste dal Piano nazionale di eradicazione della tubercolosi bovina, dall’altra una siccità che sta mettendo a dura prova il comparto zootecnico
La grave emergenza che sta colpendo gli allevamenti bovini del Crotonese, con particolare riferimento al territorio di Umbriatico, è stata al centro di un’importante riunione istituzionale svoltasi oggi in videoconferenza tra il Ministero della Salute, la Regione Calabria, i vertici dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende sanitarie provinciali, il Commissario straordinario nazionale per l’eradicazione della tubercolosi e della brucellosi bovina e bufalina, il Centro di Referenza Nazionale e i rappresentanti del territorio.
Il tavolo è stato convocato per affrontare una crisi sempre più delicata. Da una parte ci sono le restrizioni previste dal Piano nazionale di eradicazione della tubercolosi bovina, dall’altra una siccità che sta mettendo a dura prova il comparto zootecnico, con migliaia di capi che rischiano di rimanere senza acqua e senza pascoli. Una situazione che interessa soprattutto gli allevamenti di bovini Podolici, una delle razze simbolo della tradizione agro-pastorale calabrese.
Negli ultimi mesi gli allevatori di Umbriatico hanno denunciato le difficoltà legate agli abbattimenti disposti nell’ambito delle attività di profilassi sanitaria e hanno espresso dubbi sull’affidabilità di alcuni accertamenti diagnostici, sostenendo che possano verificarsi casi di falsa positività. Una vicenda che ha assunto una rilevanza nazionale, richiamando l’attenzione del Ministero della Salute e del Commissario straordinario. A rendere ancora più critica la situazione è l’emergenza idrica che interessa l’intera area e che rischia di compromettere la sopravvivenza degli allevamenti.
Alla riunione hanno partecipato Luigi Ruocco, dirigente della Direzione generale della Sanità animale del Ministero della Salute; Nicola D’Alterio, Commissario straordinario nazionale per l’eradicazione della brucellosi e della tubercolosi bovina e bufalina; Marco Tamba, direttore del Centro di Referenza Nazionale per l’Epidemiologia Veterinaria (COVEPI); Giuseppe Curia, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Cosenza; Massimiliano Cardamone, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Crotone; Giuseppe Caparello, direttore della U.O.C. Sanità Animale dell’ASP di Catanzaro; Francesca Gallo, dirigente veterinaria dell’ASP di Crotone; Marialuisa De Marco, dirigente veterinaria dell’ASP di Cosenza, attualmente in servizio presso il Dipartimento Salute della Regione Calabria; Giuseppe Iiritano, direttore generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria; il dottor Federico Mari, rappresentanti del Dipartimento Salute della Regione Calabria, oltre al sindaco di Umbriatico e ai tecnici coinvolti nella gestione dell’emergenza.
Dal confronto è emerso subito un punto fermo: la normativa vigente non consente deroghe generalizzate agli spostamenti degli allevamenti sottoposti a restrizioni sanitarie. Il Ministero della Salute ha chiarito che non è possibile autorizzare misure indiscriminate che possano compromettere il programma nazionale di eradicazione della tubercolosi bovina.
Allo stesso tempo, però, tutti i partecipanti hanno riconosciuto il carattere eccezionale dell’emergenza. La carenza di acqua e pascoli rischia infatti di provocare la perdita di migliaia di animali e di mettere in ginocchio un comparto strategico per l’economia agricola calabrese.
Proprio per questo il Ministero ha manifestato la propria disponibilità a valutare eventuali soluzioni straordinarie, purché supportate da solide valutazioni tecnico-scientifiche e pienamente compatibili con la tutela della salute pubblica.
Dalla riunione è emerso inoltre che spetterà alla Regione Calabria, insieme ai Dipartimenti di Prevenzione delle ASP e alle strutture veterinarie competenti, predisporre una proposta tecnica condivisa. Il percorso dovrà basarsi su un’attenta valutazione del rischio, individuare gli eventuali allevamenti interessati, definire rigorose misure di biosicurezza, disciplinare le modalità di movimentazione degli animali e garantire il rispetto delle procedure di profilassi previste dalla normativa.
Solo dopo la definizione di questo percorso il Ministero della Salute potrà valutarne la compatibilità con il quadro normativo nazionale e assumere le conseguenti determinazioni.
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema delle numerose segnalazioni arrivate dagli allevatori, che nelle ultime settimane hanno lamentato indicazioni non sempre uniformi sulla possibilità di effettuare spostamenti temporanei del bestiame. Da qui la richiesta, condivisa dai partecipanti, di evitare comunicazioni informali e di definire un percorso ufficiale, chiaro e uniforme per tutti gli operatori del settore.
Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti sanitari. I direttori dei Dipartimenti di Prevenzione hanno ricordato che la tubercolosi bovina è una zoonosi, una malattia che può trasmettersi dagli animali all’uomo, ribadendo come qualsiasi soluzione dovrà garantire il massimo livello di sicurezza sanitaria ed evitare la diffusione dell’infezione in territori oggi indenni.
Sul fronte economico è stato inoltre precisato che le risorse del Piano Strategico della PAC, finanziate con fondi europei, hanno una destinazione vincolata e non possono essere utilizzate direttamente per finanziare ristori o interventi straordinari a favore degli allevatori. Sarà quindi necessario individuare ulteriori risorse, anche attraverso il bilancio regionale.
La riunione si è conclusa senza decisioni definitive, ma con un indirizzo chiaro: sarà la Regione Calabria a predisporre una proposta tecnica da sottoporre al Ministero della Salute, che la valuterà sotto il profilo normativo e sanitario. L’obiettivo condiviso è trovare una soluzione che consenta di affrontare l’emergenza senza compromettere il Piano nazionale di eradicazione della tubercolosi bovina, salvaguardando al tempo stesso il patrimonio zootecnico e la continuità produttiva di un settore fondamentale per l’economia e la tradizione agro-pastorale calabrese.