«Alluvioni e frane minacciano le aziende calabresi, a rischio 32mila lavoratori»: l’allarme di Bankitalia
In Calabria e Liguria interessato il 7,7% delle imprese: 2.221 imprese operano in aree alluvionali e 332 in zone franose. Gli effetti del maltempo estremo rischiano di bloccare attività fino a 8 mesi e aumentare chiusure e insolvenze
Fatturati e posti di lavoro a rischio. Su migliaia di imprese calabresi pesa l’incognita degli effetti, talvolta devastanti, dei mutamenti climatici. I danni causati dal maltempo accrescono l’impossibilità di far fronte agli impegni assunti con banche e fornitori oltre che con i dipendenti e lo Stato. Nella nostra regione aumenta il rischio di insolvenza, spesso anticamera della chiusura di una attività commerciale o di uno stabilimento. A soffrire maggiormente sono le microimprese. Lo dice l’ultimo report di Bankitalia che analizza il nesso tra rischio idrogeologico e rischio di credito.
Il 38% delle aziende italiane deve fare i conti con i rischi legati a frane e alluvioni. In termini di numeri Liguria, Toscana, Sardegna e Campania sono, nell’ordine, le regioni con il maggior numero di imprese a rischio. In termini percentuali insieme alla Liguria è la Calabria con il 7,7% di aziende esposte ad evidenziare le maggiori difficoltà. Commercio, manifattura, costruzioni, trasporti e logistica, mercato immobiliare, servizi alle imprese e agricoltura sono i settori maggiormente colpiti. I numeri crescono anno dopo anno. Nel 2025 le perdite totali stimate per alluvioni nelle regioni italiane ammontano a circa 4,6 miliardi di euro, destinati a salire a 14,2 miliardi nel 2029, lo 0,23% del Pil nazionale.
Il report di Bankitalia dice che in Calabria 2.221 imprese si trovano in aree alluvionali e che 930 sono ad alto rischio in caso di calamità. Dice altresì che 332 aziende si trovano in aree franose e che 80 di queste sono ad alto rischio. I dipendenti delle imprese in aree alluvionali sono 28.427, 9.423 in zone ad alto rischio, ed altri 3.550 in aree franose, 790 dei quali ad alto rischio. In caso di alluvioni le aziende possono restare ferme fino a 6 mesi, 8 in caso di frane, con alte perdite di ricavi e probabile taglio di personale.
Nei casi estremi pagherebbero con la chiusura l’alto costo dei mutamenti climatici. Magazzini, impianti di produzione, negozi ed uffici danneggiati dal maltempo arrivano a perdere il 60% del loro valore in caso di alluvione e l’80% in caso di frane o terremoti.
Le coperture assicurative attenuano gli effetti delle calamità naturali dimezzandone l’impatto ma - sostiene Bankitalia - un eventuale aumento, in futuro, della frequenza e della gravità degli eventi estremi porterebbe a un aggravamento degli effetti del rischio idrogeologico sul merito creditizio delle imprese. Per molte aziende non riuscire a rispettare i termini di pagamento di prestiti, mutui, stipendi e fornitori non è un’ipotesi remota.