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29/05/2026 ore 15.21
Economia e lavoro

Amazon in fuga dalla ‘ndrangheta (e da Gioia Tauro), Scarcella e i sindacati: «Inaccettabile, chi investirà più qui?»

Parlano Salvatore Larocca (Filt Cgil) e la sindaca di Gioia Tauro. Il dietrofront del colosso della logistica ha provocato «danni irreparabili a livello occupazionale ed economico». Il sindacalista: «Avrebbe risollevato un territorio che muore». La prima cittadina: «Spero ancora che si faccia»

di Antonino Casadonte
Gioia Tauro - Il Porto di Gioia Tauro. Containers

Condizionamenti e pressing su ditte, strutture, mezzi e persone: i motivi della “fuga” di Amazon, colosso mondiale della distribuzione, da Gioia Tauro sono ormai noti. A rivelarli le carte dell’inchiesta Res Tauro, condotta dalla Dda di Reggio Calabria. Ma dietro quelle ragioni, c’è molto altro: la paura di investire o di rimanere ostaggio, la mancanza di fiducia nel territorio e nelle istituzioni, la voglia di costruire un futuro altrove. Aspetti che la Piana di Gioia Tauro e la Calabria tutta, nel 2026, non possono permettersi di tollerare.

Le parole del segretario regionale Filt-Cgil, Salvatore Larocca

È di questo avviso il segretario regionale Filt-Cgil, Salvatore Larocca, secondo cui siamo difronte a un «segnale pericolosissimo».

«I capannoni predisposti per la creazione dell’hub – dice ai nostri microfoni - sono rimasti vuoti, in quanto Amazon ha scelto di non investire nel territorio, questa è la realtà. Il segnale è pericolosissimo, ma noi come sindacati continuiamo a ribadire che serve una presa di posizione forte da parte delle istituzioni: a partire dal presidente della Regione, fino ai Comuni della Piana e la Prefettura, bisogna fare capire che si può investire in quest'area. Infatti, ci sono realtà – spiega Larocca - che hanno investito nel territorio e da anni riescono a resistere e in qualche modo a non accettare nessun tipo di condizionamento. Questo è il segnale che deve arrivare, altrimenti qualsiasi imprenditore, anche un soggetto non ai livelli di Amazon, potrebbe pensare “ma come, se ha avuto problemi Amazon ad investire a Gioia Tauro, figuriamoci io”».

Con tutte le conseguenze che ne derivano: «I giovani devono andare via, i nostri figli sono costretti ad andare al nord o all'estero per lavorare e poi, laddove ci sono le condizioni per lo sviluppo, con una piattaforma di distribuzione della logistica che si presterebbe in maniera eccezionale a svolgere il suo ruolo nell'area portuale, avvengono questi episodi: è davvero un danno irreparabile».

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Le conseguenze sullo sviluppo del territorio

La presenza della ‘ndrangheta, inevitabilmente, pone un freno allo sviluppo dell’intero territorio: «È un condizionamento che non possiamo accettare – evidenzia il segretario – e proprio per questo insistiamo sul fatto che ci debba essere una forte presenza dello Stato. Personalmente più volte ho detto che bisogna opporsi a queste condizioni che opprimono e ostacolano lo sviluppo, anche con insediamenti che siano quanto più possibili statali: parlo ad esempio di Filmeccanica, Leonardo e tutte le società Fincantieri, società che dimostrano una presenza forte dello Stato. Questo – precisa - consentirebbe di poter dire “attenzione, in questo territorio si può investire e si può creare occupazione sana”, anche perché al di là delle operazioni di polizia e della magistratura e delle attività di repressione ai danni dei criminali, la vera lotta alla ‘ndrangheta e al condizionamento si fa creando una sana occupazione, fornendo un’opportunità ai giovani di poter lavorare onestamente e vivere con uno stipendio dignitoso nella propria terra, sottraendo al contempo le braccia alla ‘ndrangheta».

L’impatto (negativo) a livello occupazionale ed economico

La presenza di Amazon avrebbe avuto senza dubbio un forte impatto a livello occupazionale ed economico: «Si parla di migliaia di posti di lavoro – prosegue Larocca – perché non si tratta di realtà con poche decine o centinaia di lavoratori. La “fuga” di una realtà del genere non riguarda solo la Piana, ma tutta la Calabria, perché un livello di occupazione di questa natura avrebbe consentito di risollevare l'economia di tutto un sistema territoriale che di fatto sta morendo. Le cause – aggiunge - sono uno spopolamento soprattutto dei piccoli centri, un commercio che sta risentendo tantissimo della disoccupazione, un reddito medio sempre più basso e lo sfruttamento di lavoratori che in molte realtà sono costretti a subire contratti part-time o che non li tutelano. Poi, ripeto, il fatto che non ci sia la condizione di creare una sana e giusta occupazione è una perdita per l'economia dell'intero sistema calabrese».

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Esempi da seguire e «questione culturale»

E ancora, sul percorso da seguire in ambito imprenditoriale e sulle possibili svolte: «Continuo a dire che si può fare impresa da noi, senza subire i condizionamenti mafiosi. Abbiamo esempi importanti di chi l’ha fatto. Certo, poi ci sono casi come quello di De Masi, con gente costretta a vivere sotto protezione, però noi pensiamo che, intanto, la magistratura deve andare avanti nel suo lavoro, ma soprattutto deve cambiare l’atteggiamento dei cittadini: ci deve essere una forte ribellione a tutti questi condizionamenti, in particolare deve scattare qualcosa nei giovani. Si tratta – sottolinea il segretario – di una questione culturale: non possiamo in nessun modo disperdere tutte le realtà positive che abbiamo in questa terra, a partire dal turismo che spesso non si sviluppa a causa di questa cappa opprimente, fino all’area del retro porto, dove ci sarebbero spazi infiniti per creare delle imprese sane e che possano offrire dell'occupazione. Il condizionamento non può diventare un alibi, anche perché ormai la ‘ndrangheta ha delle ramificazioni ovunque: quindi serve una mentalità forte e una presenza forte dello Stato, senza contare il fatto che la stragrande maggioranza delle persone in Calabria sono persone per bene. Pertanto il futuro non può essere condizionato da chi vuole soltanto arricchirsi sulle spalle degli altri».

«Gioia Tauro realtà importante, è il porto dei giovani e non della droga»

Infine, il pensiero sull’avvenire e sull’esempio virtuoso rappresentato dal Porto di Gioia Tauro: «Se una persona scappa perché c’è condizionamento mafioso, abbiamo difronte un messaggio devastante per noi – conclude Larocca –, quando l’hub gioiese è tra i principali del Mediterraneo su diversi fronti: soltanto la MedCenter, terminalista principale, occupa 1400 dipendenti a tempo pieno, oltre tutte le imprese che lavorano per lei. Si tratta di una realtà importante, che paga regolarmente i suoi lavoratori, applica i contratti di primo e secondo livello con una serie di condizioni di legalità, è qui da 30 anni e, seppure all'inizio abbia subito un condizionamento, ha resistito ed è qua a garantire una sana occupazione. Siamo stanchi di vedere sempre i titoloni su sequestri di droga e sul fatto che il porto di Gioia Tauro sia “il porto della droga”: nessuno, ad esempio, parla di Anversa, Rotterdam o Valencia. La mole dei container a Gioia Tauro è superiore e quindi la percentuale è più alta, oltre al fatto che tante delle partite intercettate riguardano merci in transito. Ecco, io vorrei parlare del Porto di Gioia Tauro come “porto dei giovani calabresi”, perché il 100% di chi ci lavora vive in questa terra e ha trovato un’occupazione sana».

Il commento del sindaco Simona Scarcella

Spunti interessanti sulla vicenda li fornisce anche il sindaco della città, Simona Scarcella, da tempo impegnata nella lotta a un’illegalità che crea spesso un’immagine distorta del Comune da lei amministrato: «La notizia della rinuncia di Amazon a realizzare un importante hub logistico di trasporto merci nella zona di Gioia Tauro – afferma - evidenzia come sia sempre più difficile investire nella nostra terra. Da primo cittadino, e non conoscendo quelli che sono gli atti processuali ma limitandomi a valutare le indiscrezioni trapelate dalla stampa, non posso che tenere la barra dritta sulla questione legalità e occupazione nel mio territorio».

Sulle possibili soluzioni per contrastare i fenomeni di condizionamento, Scarcella è chiara: «Ritengo che la migliore risposta possibile che la società civile gioiese e calabrese, le forze politiche e sindacali, in maniera unitaria, possano dare a questa vicenda è quella di credere che con l'aiuto delle istituzioni Amazon possa ancora essere realizzato. La risposta alla criminalità organizzata non può essere diversa da quella di contrastare i suoi piani e garantire rispetto di leggi e procedimenti. La mia amministrazione – aggiunge - ritiene che alla luce di quello che è trapelato, con il supporto delle forze dell'ordine, della prefettura di Reggio Calabria e di tutti gli uffici prefettizi calabresi, sotto la supervisione e il controllo costante della magistratura, a Gioia Tauro Amazon si realizzi in tempi celeri e senza il timore di alcuna infiltrazione. Lo schiaffo che deve essere dato ad ogni organizzazione criminale è quello di creare lavoro onesto e trasparente, togliendo manovalanza alle cosche e creando un'economia solida, strutturata e supportata dal costante affiancamento delle forze dell'ordine, in un territorio particolare e difficile come quello della Calabria, sofferente in passato ma che noi vogliamo non soffra mai più di questa forma di ingerenza in futuro».

«Giovani guardino con positività al futuro, ma abbiamo bisogno di investimenti»

Il focus, ancora una volta, si sposta sull’avvenire: «Penso che sia più utile per i nostri giovani, bravi, competenti, affamati di lavoro, guardare in maniera positiva al futuro e con il supporto di tutte le forze istituzionali operare affinché Amazon, come altri grandi investitori, possano trovare nel nostro territorio non un luogo dal quale fuggire, ma una sede appetibile per investimenti sereni. Se grazie all'intervento dello Stato, – precisa - ogni forma di infiltrazione è stata fortunatamente evitata, oggi, sempre con la presenza dello Stato, è possibile realizzare degli investimenti dei quali abbiamo un bisogno urgente ed estremo. In questo senso la mia amministrazione conferma ogni forma di collaborazione politica e istituzionale perché ciò avvenga e perché Gioia Tauro finalmente divenga terra di lavoro e mai più terra di pressioni di tipo mafioso».

«Criminalità si nutre togliendo manovalanza al lavoro pulito»

Sul tema del freno allo sviluppo del territorio causato da fenomeni legati alla ‘ndrangheta, Scarcella si inserisce nel solco già tracciato da Larocca: «La 'ndrangheta nel corso del tempo è stata sicuramente un freno allo sviluppo, nella misura in cui le è stato riconosciuto un ruolo importante da parte di chi doveva al contrario contrastarla attraverso tutti i supporti possibili, come l'incentivazione del lavoro onesto e controllato. Parlare in continuazione della 'ndrangheta terrorizzando gli investitori e non realizzare delle azioni concrete per contrastarla – sottolinea - è stato allo stesso tempo un male che ha frenato lo sviluppo del nostro territorio: ho sempre affermato e ribadisco ancora quanto la 'ndrangheta, o ogni altra forma di criminalità organizzata, siano pervasive in tutto il territorio nazionale e non solo in Calabria. È dunque una grande responsabilità di tutte le istituzioni, ciascuna nel proprio ruolo, operare con equilibrio e con rispetto delle regole, – conclude - perché nessuna forma di criminalità possa frenare l'occupazione: la stessa criminalità infatti, si “nutre” togliendo manovalanza al lavoro pulito e spostandola ai traffici illeciti».