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02/05/2026 ore 06.15
Economia e lavoro

Aria pulita e luoghi autentici, la Sila non teme la crisi: «Componente sempre più importante dell’estate calabrese»

La montagna si propone come alternativa credibile al turismo balneare. In un contesto segnato da crisi economica e cambiamenti climatici, cresce la domanda di esperienze sostenibili e di prossimità. Restano però criticità su servizi e mobilità. L’intervista a Daniele Donnici (Destinazione Sila)

di Riccardo Montanaro

Il turismo di montagna in Calabria prova a ritagliarsi un ruolo sempre più strategico, accanto alle tradizionali mete balneari. Al centro di questa sfida c’è la Sila, un territorio dalle enormi potenzialità ancora in parte inespresse, ma sempre più al centro di progetti di valorizzazione e promozione.

In questo contesto si inserisce il lavoro di Daniele Donnici di Destinazione Sila, realtà impegnata a costruire un’offerta turistica moderna, sostenibile e capace di attrarre nuovi flussi turistici.

Con lui analizziamo prospettive, criticità e opportunità del turismo montano silano, in questa epoca complessa di mutamenti climatici, prezzi dei carburanti alle stelle, crisi economica sempre più accentuata.

Daniele Donnici, mentre le coste calabresi appaiono in difficoltà, la Sila può diventare una vera alternativa turistica per l’estate 2026?

Sì, la Sila può rappresentare una valida alternativa, e in parte lo è già. In un contesto segnato da estati sempre più calde, cresce l’interesse verso destinazioni climaticamente più vivibili, immerse nella natura e capaci di offrire benessere, relax e attività all’aria aperta. La Sila ha tutte queste caratteristiche: aria pulita, boschi, laghi, temperature più miti e un patrimonio di esperienze che va dal trekking al cicloturismo, fino alle proposte legate al benessere e all’enogastronomia. Più che alternativa in senso stretto, la Sila può diventare una componente sempre più importante dell’estate calabrese.

Il turismo di montagna può sperare, oppure il quadro generale rischia di travolgere anche l’entroterra?

Il turismo di montagna non solo può sperare, ma ha davanti una fase molto interessante. Oggi la domanda turistica premia sempre più i luoghi autentici, meno congestionati, ricchi di natura, tradizioni e qualità della vita. In questo scenario l’entroterra, se ben organizzato, può crescere molto. Naturalmente non basta avere risorse naturali straordinarie: servono servizi migliori, offerta ben costruita, collaborazione tra operatori e una comunicazione più efficace. Ma le prospettive ci sono, e sono concrete.

Davanti al caro carburanti, la Sila rischia di essere penalizzata per la sua minore accessibilità o, al contrario, può attrarre un turismo più di prossimità?

Una criticità che può trasformarsi in opportunità. È evidente che il costo degli spostamenti pesa sulle famiglie, ma proprio per questo molte persone stanno scegliendo vacanze più vicine, più sostenibili e meno costose rispetto a viaggi lunghi o all’estero. La Sila può attrarre molto bene questo turismo di prossimità, soprattutto dal Sud e Centro Italia.

Resta però fondamentale migliorare i collegamenti e la mobilità interna, perché oggi l’accessibilità fa la differenza quanto la bellezza dei luoghi.

Che tipo di domanda turistica vi aspettate: famiglie, escursionisti, turismo lento? E quanto è cambiato il profilo del visitatore negli ultimi anni?

La domanda oggi è molto più articolata rispetto al passato. Sicuramente cresce il turismo attivo, quindi persone che cercano vacanze con escursioni, bici, passeggiate a cavallo, kayak, esperienze outdoor. Ma c’è anche una domanda molto forte da parte delle famiglie, che vedono nella montagna un luogo sicuro, salutare e adatto a ritmi più lenti. Un altro segmento interessante è quello dei viaggiatori adulti e senior, che spesso scelgono soggiorni più lunghi e apprezzano clima, tranquillità e qualità dell’ambiente. In generale, il visitatore è diventato più esigente: non cerca solo un posto bello, ma un’esperienza completa, ben organizzata e coerente con ciò che gli è stato promesso.

La crisi internazionale e l’incertezza economica stanno modificando le scelte dei turisti: la montagna può rappresentare una risposta più sostenibile e accessibile?

Sì, può esserlo, soprattutto se riesce a proporre vacanze dal buon rapporto tra qualità e costo. In una fase di incertezza, molte persone rinunciano a viaggi più lunghi o complessi e cercano soluzioni più semplici, più vicine e percepite come più autentiche. La montagna, e la Sila in particolare, può rispondere bene a questa esigenza, ma a una condizione: deve saper costruire un’offerta chiara, accessibile e ben raccontata. Oggi sostenibilità non significa solo ambiente, ma anche capacità di offrire esperienze credibili, prezzi equilibrati e servizi all’altezza delle aspettative.

Dal punto di vista economico, il turismo silano può compensare almeno in parte le difficoltà della fascia costiera calabrese?

Il turismo balneare resta il principale motore dei flussi turistici calabresi e sarebbe sbagliato immaginare una contrapposizione tra costa e montagna. L’obiettivo deve essere far crescere l’intero sistema turistico regionale. Detto questo, la Sila può certamente contribuire ad attenuare alcune difficoltà, perché amplia il ventaglio dell’offerta e rafforza la capacità della Calabria di attrarre visitatori con motivazioni diverse. Oggi, più che sostituire la costa, l’entroterra può integrarla: mare, borghi, montagne e aree interne possono diventare parti di una stessa esperienza di viaggio. È proprio questa interconnessione una delle chiavi più promettenti per il futuro del turismo calabrese.

Quali sono oggi le principali criticità del turismo in Sila: infrastrutture, servizi, promozione o capacità ricettiva?

Negli ultimi anni si sono registrati segnali positivi in tutti questi ambiti, con maggiore attenzione da parte delle istituzioni e con investimenti anche da parte degli operatori privati. Tuttavia alcune criticità restano. La più evidente riguarda la mobilità interna: bisogna rendere più facili gli spostamenti tra località, attrattori e punti di partenza delle esperienze. Poi c’è il tema della qualità e dell’omogeneità dei servizi, che deve crescere ancora, così come la capacità di raccontare la Sila in modo unitario e contemporaneo. La promozione conta, ma oggi da sola non basta: servono accessibilità, servizi efficienti e un’offerta sempre più strutturata.

Che ruolo possono avere realtà come Destinazione Sila nel costruire un’offerta turistica più solida e competitiva?

Possono avere un ruolo decisivo. Oggi nessuna destinazione cresce davvero se gli operatori lavorano in ordine sparso. Reti di imprese, consorzi e aggregazioni territoriali servono proprio a questo: mettere insieme competenze, costruire offerte integrate, migliorare la promozione e dialogare in modo più efficace con le istituzioni. Il turista non valuta il singolo servizio in modo isolato, ma l’esperienza complessiva della destinazione. Per questo realtà come Destinazione Sila possono aiutare il territorio a diventare più leggibile, più competitivo e più capace di stare sul mercato con una proposta forte e riconoscibile.

E infine: la montagna calabrese e la Sila in particolare risultano fortemente penalizzate dal mutamento climatico, soprattutto d’inverno: sta scomparendo la neve. Questo può rappresentare un grave problema per la Sila? Come risolverlo?

Il cambiamento climatico è una sfida reale e non va sottovalutata. La Sila ha una storia importante legata al turismo invernale e allo sci, e questa identità non può essere semplicemente cancellata. Allo stesso tempo, però, bisogna prendere atto che i modelli del passato non possono più essere replicati automaticamente. La strada più sensata è duplice: da un lato migliorare e rendere più efficienti le infrastrutture esistenti, con attenzione alla sostenibilità ambientale ed economica; dall’altro investire con decisione in una montagna fruibile tutto l’anno, puntando anche su sci di fondo, ciaspolate, trekking, benessere, cicloturismo, educazione ambientale e turismo esperienziale. In altre parole, la risposta non è abbandonare l’inverno, ma diversificare l’offerta e rendere la Sila meno dipendente dalla sola neve.