Assenze ingiustificate sul lavoro, 25mila procedimenti in mano all’Ispettorato del lavoro
Il 56% delle comunicazioni complessive si concentra nel Nord Italia, il 28% al Centro ed il 16% nel Mezzogiorno. Nuova disciplina con maggiori tutele per i più fragili
Sono oltre 25.000 le comunicazioni di dimissioni per fatti concludenti trasmesse all’Ispettorato nazionale del lavoro nell’arco degli ultimi 18 mesi. I provvedimenti finiti al vaglio dell’istituto di vigilanza riguardano le segnalazioni giunte secondi i criteri previsti dalla nuova disciplina introdotta con la modifica dell’articolo 26 del D.Lgs. n. 151/2015.
La nuova procedura
Questa modifica normativa, avviata con il Collegato al lavoro del 12 gennaio 2025, è nata dall'esigenza di affrontare e risolvere le criticità legate alla prolungata assenza ingiustificata del lavoratore, una situazione che per anni ha generato incertezza sia per i datori di lavoro che per i prestatori d'opera.
La nuova procedura stabilisce che, qualora un lavoratore si assenti in modo ingiustificato per un periodo superiore a quello previsto dal contratto collettivo applicato o, in mancanza di tale previsione, per oltre quindici giorni, il datore di lavoro è tenuto a trasmettere una comunicazione all'Ispettorato territoriale competente.
L'Inl verifica le ragioni dello stop e attiva l'iter che consente al lavoratore di dimostrare eventuali cause giustificative. L'obiettivo primario dell'intervento legislativo è stato quello di ricondurre a un corretto inquadramento giuridico fattispecie che in precedenza rimanevano in un "limbo" normativo. L'abbandono del posto del lavoro non autorizza il licenziamento immediato.
Nei primi diciotto mesi dall'attuazione della norma, l'Inl ha registrato un volume di attività estremamente significativo. Sono state trasmesse oltre 25.000 comunicazioni di dimissioni per fatti concludenti. Questo dato conferma che il fenomeno dell'abbandono del posto di lavoro senza dimissioni formali era una pratica diffusa, sulla quale era urgente intervenire con regole chiare.
Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha sottolineato come questo numero elevato di comunicazioni indichi che la disciplina sta producendo gli effetti attesi, offrendo uno strumento operativo per gestire situazioni che in passato avrebbero potuto generare contenziosi o incertezze sugli effetti previdenziali ed economici della cessazione. «L’attività di vigilanza - ha detto il ministro - sta garantendo la piena tutela dei lavoratori nei casi in cui l’assenza è riconducibile a condizioni di fragilità o a cause giustificative».
Distribuzione territoriale e modalità di trasmissione
Il 56% delle comunicazioni complessive si concentra nel Nord Italia. Questo dato, dice l’Inl, è coerente con la maggiore densità di imprese e di rapporti di lavoro. Il 28% è stato registrato nel Centro ed il 16% nel Sud e nelle Isole. Un aspetto particolarmente interessante riguarda le modalità con cui le imprese assolvono a questo nuovo adempimento. Circa l’80% delle comunicazioni è stato inviato direttamente dalle aziende. Dunque senza il supporto di intermediari. Questo indica una rapida assimilazione della procedura nei processi amministrativi aziendali. Segno che lo strumento è percepito come accessibile e funzionale alla gestione del personale. Il restante 20% delle procedure è stato gestito tramite professionisti o consulenti del lavoro.
L'attività di vigilanza e i risultati dei controlli
L’attività dell’Ispettorato nazionale del lavoro non si è limitata alla mera ricezione burocratica delle comunicazioni, ma si è sostanziata in un’importante funzione di verifica e controllo. I controlli sono stati avviati su circa un terzo delle segnalazioni pervenute, 8.300 verifiche su 25.000 segnalazioni.
I risultati emersi da questa attività di vigilanza sono rassicuranti sotto il profilo della legalità complessiva. Le comunicazioni risultate non veritiere rappresentano solo il 4,6% delle verifiche effettuate. Questa percentuale contenuta suggerisce che la stragrande maggioranza delle imprese utilizza lo strumento in modo responsabile e conforme ai presupposti normativi. Al contempo, il dato sottolinea quanto sia essenziale il ruolo dell'Ispettorato nel filtrare quelle situazioni in cui la norma potrebbe essere usata in modo improprio.
La tutela dei lavoratori fragili e la funzione di garanzia
L'aspetto più delicato e cruciale dell'attività di vigilanza dell'Inl riguarda la protezione dei diritti dei lavoratori in situazioni di particolare vulnerabilità. Il monitoraggio ha permesso di intercettare e gestire correttamente casi in cui l'assenza non era un atto di abbandono volontario. L'Inl ha accertato che era riconducibile a malattia o maternità, condizioni di fragilità personale o situazioni di conflittualità preesistente tra datore e lavoratore.
In questi contesti, l'intervento dell'Ispettorato ha garantito la corretta qualificazione della fattispecie, evitando che un lavoratore impossibilitato a comunicare o in stato di bisogno venisse ingiustamente considerato dimissionario per fatti concludenti. Questa funzione di "presidio di garanzia" assicura che lo strumento non diventi un mezzo per eludere le tutele previste in caso di malattia o altre cause giustificative.