Calabria, 650 posti a rischio e oltre 950 precari senza tutele: «È una bomba sociale pronta a esplodere»
Alla vigilia della manifestazione nazionale Cgil a Roma, Gianfranco Trotta rilancia le vertenze Konecta, ex Lsu-Lpu, Tis e Forestazione. Per i tirocinanti servono 11 milioni nella legge di Bilancio 2027 per completare le assunzioni
Vertenze aperte, migliaia di lavoratori ancora in bilico e il rischio che la precarietà si trasformi in una nuova emergenza sociale. È il quadro tracciato dalla Cgil Calabria alla vigilia della manifestazione nazionale in programma domani, 17 ottobre, a Roma, promossa dal sindacato insieme a oltre cento associazioni laiche e cattoliche. Al centro della mobilitazione ci saranno anche le vertenze irrisolte della regione, dalla crisi di Konecta R. ai bacini storici del precariato, passando per i Tirocinanti di inclusione sociale e il comparto della Forestazione.
«La Calabria è una terra di bacini, vertenze, speranze mal riposte. La terra con il tasso di disoccupazione più alto d'Italia, si trascina dietro da anni migliaia di lavoratori che, anziché un posto sicuro, hanno trovato incertezze, precarietà e l'impossibilità di costruirsi un futuro. Anche per loro domani 17 ottobre saremo in piazza a Roma», afferma il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta.
Konecta, 650 lavoratori a rischio: «Una bomba sociale»
Tra le situazioni più delicate c’è quella di Konecta R., azienda impegnata nella digitalizzazione, dove circa 650 lavoratori rischiano di restare senza certezze con la conclusione della cassa integrazione prevista a dicembre. Una prospettiva che, secondo il sindacato, si inserisce in una crisi aziendale più ampia e in un contesto nel quale l’intelligenza artificiale potrebbe incidere sulle scelte relative agli esuberi.
«La situazione della vertenza Konecta R., con 650 lavoratori della digitalizzazione a rischio con la fine della cassa integrazione a dicembre, è drammatica e preoccupante - commenta Trotta -, l'azienda ha seri problemi anche in altre parti d'Italia e l'intelligenza artificiale sta giocando un ruolo importante nel calcolo degli esuberi».
Per il segretario regionale della Cgil, senza un intervento concreto delle istituzioni il rischio è quello di una nuova crisi occupazionale. «La Calabria rischia una vera e propria bomba sociale se Regione e governo non si impegneranno ad individuare una via d'uscita concreta, che non sia una misura tampone. Abbiamo richiesto dei tavoli di crisi».
Ex Lsu e Lpu, la richiesta di salari dignitosi e più ore di lavoro
Un altro fronte riguarda gli ex Lsu e Lpu, lavoratori stabilizzati nel tempo ma ancora alle prese, secondo la Cgil, con condizioni contrattuali penalizzanti. Il sindacato richiama l’accordo del 2022, che puntava a integrare l’orario lavorativo per garantire retribuzioni più adeguate, e sollecita la ripresa di un percorso che porti a un miglioramento effettivo delle condizioni occupazionali.
«Non possiamo - aggiunge Trotta - non rilanciare la vertenza degli ex Lsu e Lpu. La Regione sembra avere dimenticato l'accordo del 2022 volto a integrare le ore lavorative per arrivare ad un salario dignitoso. Attualmente, i lavoratori sono vincolati a un part time fortemente penalizzante che segue ad anni di lavoro in nero legalizzato».
Per la Cgil, il nodo non riguarda soltanto il reddito attuale, ma anche le prospettive previdenziali di chi lavora da anni per le amministrazioni pubbliche. Da qui la richiesta di un confronto strutturato e permanente che coinvolga la Regione e il ministero del Lavoro, chiamato a valutare eventuali deroghe e stanziamenti statali straordinari.
«Si è deciso di cambiare registro e bisogna ora farlo fino in fondo. Diversamente, condanneremmo lavoratori indispensabili alle pubbliche amministrazioni, a non avere una pensione decorosa. Auspichiamo che i tavoli istituzionali avviati con la Regione convergano in un confronto strutturato e permanente con il ministero del Lavoro, l'unico in grado di autorizzare deroghe e stanziamenti statali straordinari per lo svuotamento definitivo del bacino di precariato».
Tirocinanti di inclusione sociale, oltre 950 attendono una soluzione
Resta aperta anche la vertenza dei Tirocinanti di inclusione sociale (Tis). Secondo i dati riferiti dalla Cgil, rispetto al bacino iniziale rimangono oltre 950 lavoratori senza tutele o prospettive definite. Il sindacato chiede di accelerare le procedure di assunzione e di individuare le risorse necessarie per completare il percorso di assorbimento.
«È necessario - afferma Trotta - procedere alla contrattualizzazione e stanziare le coperture finanziarie necessarie a completare definitivamente l'assorbimento del bacino anche ricorrendo a enti diversi da quelli già coinvolti, compresi gli enti subregionali che necessitino di rafforzare gli organici».
La Cgil riferisce di aver consegnato alla Regione una proposta operativa che individua strumenti finanziari e normativi per sbloccare una prima tranche di 344 assunzioni. Il sindacato è in attesa di una risposta sulla proposta e indica nella prossima legge di Bilancio un passaggio decisivo per completare il percorso.
«Poco tempo fa abbiamo consegnato alla Regione una nostra proposta operativa contenente gli strumenti finanziari e normativi immediati per sbloccare un primo blocco di 344 assunzioni, completando a livello economico e contrattuale il percorso avviato dalla legge. Attendiamo ancora di sapere che cosa ne pensa. Per completare la contrattualizzazione di tutto il bacino, è necessario reperire nella legge dei Bilancio 2027 almeno 11 milioni di euro. Solo così, è possibile dare una reale prospettiva a tutti i lavoratori».
Forestazione, la Cgil chiede nuove assunzioni e ricambio generazionale
Tra le vertenze richiamate da Trotta c’è infine quella della Forestazione, settore che il sindacato considera strategico non soltanto sul piano occupazionale, ma anche per la tutela del territorio. Le richieste riguardano la stabilità dei lavoratori, il rinnovo dei contratti e un piano straordinario di assunzioni che favorisca il ricambio generazionale.
«È una vertenza nevralgica - commenta Trotta - che ci vede impegnati su più fronti: stabilità occupazionale, rinnovo dei contratti e rilancio del settore. Da tempo sollecitiamo un turn over generazionale attraverso un piano straordinario di assunzioni».
Il rafforzamento degli organici, nella prospettiva della Cgil, consentirebbe di potenziare le attività di prevenzione degli incendi boschivi, contrasto al dissesto idrogeologico e manutenzione del patrimonio naturale regionale.
«Solo in questo modo - conclude - si potrà irrobustire il settore e si potrà agire pienamente nell'ambito della prevenzione e del contrasto al dissesto idrogeologico, agli incendi boschivi e alla manutenzione e la valorizzazione del patrimonio verde calabrese».
La manifestazione nazionale del 17 ottobre diventa così l’occasione per riportare al centro dell’attenzione vertenze che coinvolgono comparti e generazioni differenti. La richiesta della Cgil è quella di superare interventi temporanei e soluzioni parziali, con risorse certe, assunzioni e un confronto istituzionale capace di dare prospettive durature ai lavoratori calabresi.