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21/05/2026 ore 09.56
Economia e lavoro

Calabria, la corsa (lenta) delle rinnovabili: tanti progetti, pochi cantieri e l’ombra della speculazione

In alcuni casi non si punta a costruire l’impianto, ma ad ottenere l’autorizzazione per valorizzarla economicamente sul mercato. Regione intrappolata tra autorizzazioni lente, vincoli territoriali e contenziosi. Il traguardo del 2030 è lontano: realizzato solo il 18% della nuova potenza prevista

di Redazione Economia

La Calabria delle rinnovabili vive dentro un paradosso evidente: da una parte una forte pressione progettuale, investimenti crescenti e richieste di connessione industriali; dall’altra una filiera autorizzativa lenta e un numero limitato di impianti realmente entrati in esercizio.

La Regione guidata dal presidente Roberto Occhiuto, con Marcello Minenna assessore con delega anche all’energia, si trova davanti a una doppia sfida: accelerare lo sviluppo di fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse e sistemi di accumulo, evitando però una proliferazione incontrollata di progetti immaturi o puramente speculativi. Lo stato dell’arte nel settore è offerto da un focus del Sole 24 Ore

L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un sistema più razionale e coordinato, capace di evitare colli di bottiglia amministrativi e conflitti territoriali.

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Il piano della Regione: integrazione tra dati e infrastrutture

La Regione Calabria punta a rafforzare il raccordo operativo con Terna, distributori elettrici, ministero dell’Ambiente e Gse.

L’idea è quella di realizzare un sistema informativo integrato che permetta di incrociare dati su impianti autorizzati, accumuli, richieste di connessione e aree idonee.

Il risultato atteso è duplice: ridurre il numero di progetti “al buio” e favorire localizzazioni energetiche coerenti con il territorio e le infrastrutture già esistenti.

Un passaggio considerato decisivo per ridurre il conflitto tra sviluppo energetico, tutela ambientale e consenso delle comunità locali.

I numeri delle rinnovabili in Calabria

Attualmente – evidenza il Sole 24 Ore – la potenza rinnovabile installata e già in esercizio in Calabria ammonta a 3.346,72 megawatt.

La distribuzione per tecnologia mostra un sistema energetico piuttosto diversificato: eolico onshore: 37%; solare fotovoltaico: 30%; idroelettrico: 27%; biomasse: 7%.

Il problema riguarda però la nuova potenza da realizzare entro il 2030.

Secondo gli obiettivi fissati, la Calabria dovrebbe aggiungere altri 3.173 megawatt nei prossimi anni.

Dal gennaio 2021 a oggi, però, sono entrati in esercizio soltanto 573 megawatt, pari al 47,5% del target intermedio previsto per il 2026 e appena al 18% dell’obiettivo finale al 2030.

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Tante autorizzazioni, pochi cantieri

I progetti sulla carta non mancano. Attualmente risultano presentate 63 istanze di autorizzazione unica e altri 11 procedimenti Paur, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale.

Il mercato energetico guarda quindi con forte interesse alla Calabria, ma la macchina amministrativa e il territorio mostrano ancora difficoltà strutturali.

Negli ultimi cinque anni sono stati autorizzati 340 megawatt di nuova potenza.

Di questi: 194,5 megawatt hanno almeno avviato i lavori; 168 megawatt risultano effettivamente realizzati; 145,5 megawatt sono autorizzati ma senza cantieri aperti; 26,5 megawatt hanno lavori avviati ma non ancora completati.

Numeri che evidenziano una frattura ormai strutturale: autorizzare non significa costruire, costruire non significa connettere, e connettere non garantisce automaticamente il rispetto dei target energetici.

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Vincoli, territori e progetti incompleti

Dopo l’autorizzazione si apre infatti una seconda fase spesso ancora più complessa: chiusura finanziaria, acquisizione dei terreni, approvvigionamenti industriali, cantieri e ulteriori nulla osta tecnici.

Alcuni passaggi, come le autorizzazioni sismiche, richiedono progetti esecutivi che spesso non sono ancora disponibili durante la conferenza dei servizi.

Il risultato è che molti impianti risultano formalmente autorizzati ma di fatto non cantierabili.

In Calabria il quadro è ancora più delicato per la presenza di: vincoli paesaggistici; aree Natura 2000; dissesto idrogeologico; usi civici;

aree boscate; forte frammentazione fondiaria.

A questo si aggiungono opposizioni dei Comuni, ricorsi amministrativi, prescrizioni ambientali e conflitti con le comunità locali.

Il nodo della speculazione autorizzativa

Uno dei temi più delicati riguarda la qualità dei progetti presentati.

Secondo quanto emerge dagli uffici regionali, molte proposte arrivano con documentazione incompleta o tecnicamente fragile, costringendo la pubblica amministrazione a continue richieste di integrazione.

Ma c’è anche un altro fenomeno che preoccupa: la speculazione autorizzativa.

In alcuni casi il vero obiettivo non sarebbe costruire l’impianto, ma ottenere il titolo autorizzativo e la connessione alla rete per valorizzarli economicamente sul mercato.

Autorizzazioni e connessioni diventano così asset finanziari autonomi, occupando capacità amministrativa e infrastrutturale senza trasformarsi necessariamente in impianti reali.

La partita decisiva delle aree idonee

La sfida centrale resta quella delle aree idonee.

Nel 2024 la Regione Calabria ha avviato un percorso tecnico con Soprintendenze, Province e Anci per individuare: aree idonee; aree non idonee; zone ordinarie; aree vietate al fotovoltaico a terra.

Il percorso ha però subito rallentamenti legati all’evoluzione della normativa nazionale.

Ora la Regione punta a rivedere il lavoro svolto ampliando le aree già considerate idonee per legge e quelle vicine a infrastrutture energetiche esistenti.

La rete elettrica sotto pressione

Il termometro più chiaro dell’interesse verso la Calabria arriva dalle richieste di connessione alla rete in alta e altissima tensione.

Le domande complessive ammontano infatti a 11,18 gigawatt, un valore enormemente superiore rispetto al target aggiuntivo previsto al 2030.

Un dato che però va letto con cautela: non tutti i progetti diventeranno cantieri, non tutti i cantieri diventeranno impianti e non tutti entreranno in esercizio nei tempi richiesti dalla transizione energetica.