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25/07/2026 ore 18.05
Economia e lavoro

Calabria, maglia nera dei rincari: è la regione con il più alto aumento percentuale d'Italia per i costi energetici (+17,8%)

La spesa elettrica sale del 13,1% rispetto al 12,9% di media nazionale. Per famiglie e imprese il conto delle bollette arriva a quasi 800 milioni di aumenti. Il focus della Cgia

di Carmelo Idà

A cinque mesi dall'inizio delle ostilità nel Golfo Persico, l'economia italiana vacilla sotto il peso di rincari senza precedenti. Secondo l'Ufficio studi della Cgia, famiglie e imprese si preparano a pagare un conto salatissimo per elettricità, gas e carburanti. Mentre il Governo cerca ossigeno a Bruxelles, le regioni manifatturiere del Nord e il Mezzogiorno affrontano sfide asimmetriche ma egualmente drammatiche.

La Calabria registra la variazione percentuale più alta d'Italia per quanto riguarda il totale delle spese energetiche (luce, gas e carburanti), con un incremento del 17,8% rispetto al 2025. In termini assoluti, l'aggravio stimato è di 746 milioni di euro, portando la spesa totale da 4.184 a 4.930 milioni di euro.

La regione, dice sempre la Cgia, detiene il primato nazionale per l'aumento percentuale del costo dell'elettricità, con un +13,1% (rispetto a una media nazionale del 12,9%). L'esborso aggiuntivo per le bollette della luce è stimato in 179 milioni.

Per quanto riguarda i rifornimenti al distributore, la Calabria si posiziona al settimo posto nella classifica nazionale per incremento percentuale, con un aumento del 20,9%. Questo si traduce in una spesa extra di 524 milioni per il solo anno 2026.

L'impatto sul gas è relativamente più contenuto rispetto ad altre voci di spesa, posizionando la Calabria al 19° posto per variazione percentuale con un +13,7%. L'aggravio previsto è di 43 milioni.

Sebbene in termini assoluti l'aumento sia inferiore a quello delle grandi regioni del Nord come la Lombardia, la Calabria subisce un impatto proporzionale molto pesante, risultando la regione italiana con la crescita percentuale più marcata del costo dell'energia nel suo complesso.

Il quadro nazionale

La guerra in Medio Oriente ha innescato una reazione a catena sui mercati energetici globali che oggi si traduce in una cifra da capogiro: 28,9 miliardi di costi aggiuntivi per il consumo di energia elettrica, gas e carburanti.

Il peso maggiore di questo aggravio ricadrà sul comparto dei carburanti. Benzina e diesel, fondamentali per il trasporto merci e la mobilità privata, vedranno un’impennata della spesa complessiva pari a 13,6 miliardi, avverte la Cgia, segnando un +20,4% rispetto al 2025.

Non meno preoccupante è la situazione delle bollette domestiche e industriali. L’energia elettrica costerà agli italiani 10,2 miliardi in più (+12,9%), mentre per il gas si prevede un extra costo di 5 miliardi (+14,6%). Sebbene la variazione percentuale del gas sia superiore a quella dell’elettricità, l’impatto assoluto di quest'ultima è maggiore a causa del volume complessivo della spesa nazionale.

Il Mezzogiorno e la trappola dei distributori di benzina

Se guardiamo alla distribuzione territoriale dei rincari, emerge una spaccatura netta. Sul fronte dei carburanti, il Mezzogiorno è la macro-area che subisce l'incremento percentuale più elevato (+21,1%).

La Basilicata guida questa triste classifica con un aumento del 21,6% (pari a 118 milioni di euro), seguita a ruota da Campania e Puglia, entrambe al 21,3%. In termini assoluti, la Campania si trova a gestire un aggravio di oltre un miliardo di euro solo per benzina e diesel. I prezzi alla pompa, che nell'ultima settimana hanno toccato 1,91 euro/litro per la benzina e 2,04 euro/litro per il diesel, stanno colpendo duramente le regioni dove il trasporto su gomma è spesso l'unica opzione di mobilità e logistica. Rispetto all'inizio delle ostilità, il diesel ha registrato un rincaro shock del 18,5%.

La Lombardia pagherà 5,4 miliardi 

Spostando l'analisi sui costi di elettricità e gas, il baricentro del dolore economico si sposta verso il cuore produttivo del Paese. La Lombardia è la regione più colpita in termini assoluti, con una stangata complessiva di 5,4 miliardi (+15,1% rispetto al 2025). Di questi, ben 2,2 miliardi derivano esclusivamente dai rincari della luce.

L’Emilia-Romagna e il Veneto seguono con aggravi rispettivamente di 3 miliardi (+16,1%) e 2,9 miliardi (+15,8%). Queste tre regioni, da sole, rappresentano la spina dorsale della manifattura italiana e l’impennata dei costi energetici mette a rischio la competitività internazionale di migliaia di imprese.

I dati sui prezzi di borsa spiegano la violenza dell'impatto: il costo dell’energia elettrica è balzato dai 106,7 euro/MWh di fine febbraio ai 161,2 euro attuali (+51,2%). Ancora più drastico il volo del gas, schizzato del 71,6%, passando da 32,4 a 57 euro/MWh in soli cinque mesi.

La risposta del Governo: tra sussidi e vincoli europei

Il Governo non è rimasto a guardare, ma le risorse finora messe in campo appaiono insufficienti di fronte all'entità della crisi. Dallo scoppio del conflitto tra Usa e Iran, sono stati stanziati 7 miliardi di euro: 5 miliardi per calmierare le bollette di luce e gas e 2 miliardi per il taglio delle accise sui carburanti.

Secondo l'Ufficio studi della Cgia, questi aiuti coprono solo circa il 25% del rincaro stimato. Per questo motivo, l'Esecutivo sta pianificando un ulteriore intervento da 7 miliardi di euro entro l’autunno, portando il sostegno totale a 14 miliardi.

Tuttavia, questa manovra è appesa a un filo diplomatico: l'Italia ha bisogno che l'Unione europea conceda una clausola di salvaguardia che permetta di sforare il rapporto deficit/Pil senza innescare procedure di infrazione. La speranza è che Bruxelles consenta di non conteggiare queste spese straordinarie nel calcolo del deficit.

I prezzi dei carburanti corrono verso il picco segnato nel 2022

Il confronto con il biennio seguito all'invasione russa dell'Ucraina, è impietoso. All'epoca, ricorda la Cgia, Bruxelles autorizzò riduzioni dell'Iva, introdusse un tetto al prezzo del gas e permise contributi di solidarietà sugli extraprofitti delle multinazionali dell'energia. Mentre oggi resta inascoltata la richiesta di attuare il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell'energia elettrica, una riforma strutturale che consentirebbe di ridurre la vulnerabilità del mercato europeo agli shock geopolitici.

I numeri della CGIA descrivono un'Italia che sta pagando un prezzo altissimo per un conflitto lontano. Con un'inflazione energetica che corre al 16% medio nazionale, il rischio di una recessione tecnica è concreto. Le imprese energivore e il settore dell'autotrasporto sono in prima linea, ma l'onda d'urto sta già raggiungendo i carrelli della spesa di milioni di famiglie.