Calabria maglia nera dell'evasione: 3,3 miliardi sottratti e i Comuni recuperano le briciole
Il sommerso che nessuno vede: abusivismo edilizio al 54% e 111mila lavoratori fantasma. Solo 10 Comuni su 404 (il 2,5%) collaborano con l'Agenzia delle Entrate. Tutti i numeri nel report Cgia
L’evasione fiscale e contributiva viaggia alla velocità di 107 miliardi di euro all’anno.
I debiti crescono e si accumulano. Secondo le ultime rilevazioni il cosiddetto “magazzino della riscossione” vanta crediti del valore di 1.331 miliardi.
Anche i Comuni sono della partita. L'Ufficio studi della Cgia dice però che gli enti locali nel 2024 sono riusciti a far emergere appena 5 milioni di euro di evasione erariale.
La legge garantisce alle amministrazioni cittadine un ritorno economico proporzionale all'impegno profuso, restituendo loro il 50% di quanto recuperato tramite le "segnalazioni qualificate" inviate all'Agenzia delle Entrate. Ma l'importo complessivamente incassato dai sindaci nel 2025 è stato di soli 2.508.446,37 euro. A partecipare attivamente a questo meccanismo di controllo del territorio sono stati appena 304 Comuni su quasi 7.900, vale a dire appena il 3,8% del totale. Il restante 96,2% degli enti locali non ha affrontato la questione, lasciando intentata una delle principali leve di giustizia sociale e perequazione fiscale.
Calabria maglia nera d'Italia: numeri da emergenza sociale
Il divario tra l'entità del sommerso e l'azione di contrasto diventa drammatico se si sposta l'analisi sulla Calabria. La regione detiene infatti una serie di primati nazionali negativi che testimoniano una pervasività capillare dell'illegalità economica.
La Calabria, dice lo studio Cgia, è la prima regione d'Italia per incidenza del sommerso con il 19,0% di economia non osservata sul valore aggiunto regionale.
Il gettito sottratto ogni anno a tasse e contributi ammonta a 3,282 miliardi di euro, pari a 20,4 euro evasi ogni 100 euro incassati dal fisco. Quasi il doppio rispetto alla media nazionale di 12,1 euro.
La nostra regione detiene il primato del lavoro nero. Il tasso di irregolarità occupazionale in Calabria raggiunge il 17,9%, a fronte del 10,0% di media italiana. Nel Mezzogiorno è pari al 13,8%. In termini assoluti si tratta di 111.300 lavoratori "invisibili", impiegati senza contratti, garanzie o tutele previdenziali nei campi, nei cantieri e nel terziario.
L’abusivismo edilizio
Un altro dato evidenziato nel report Cgia è quello relativo all’abusivismo edilizio, legato a doppio filo al sommerso e al lavoro nero. Gli interventi non autorizzati necessitano, tra l’altro, di manodopera a basso costo.
La Calabria condivide con la Basilicata il primato nazionale, toccando un livello del 54,1% degli illeciti sulle costruzioni. Le violazioni delle norme urbanistiche e paesaggistiche sono quasi 4 volte più alte rispetto alla media nazionale che è pari al 15,1%.
La mappa dei Comuni calabresi: tra inerzia diffusa e poche eccezioni
Di fronte a una massa imponibile sottratta di oltre 3,2 miliardi di euro e a un abusivismo edilizio che riguarda oltre metà dell'edificato, la risposta delle amministrazioni locali calabresi risulta quasi impalpabile.
Su 404 Comuni calabresi, soltanto 10 enti, appena il 2,5%, hanno trasmesso segnalazioni qualificate tali da generare un ritorno economico nel 2025. L'intera area del Mezzogiorno ha registrato appena 46 Comuni attivi, i quali hanno incassato complessivamente 89.461 euro.
La classifica calabrese
Al primo posto troviamo Reggio Calabria con un incasso di 34.205,42 euro. La città in riva allo Stretto occupa l’11° posto nazionale.
Segue Villa San Giovanni (RC) con 26.942,89 euro (22esima nella classifica italiana). Poi ci sono Luzzi (CS) con 1.034,70 euro (142° posto), Melito di Porto Salvo (RC) con 744,99 euro (154° posto) e Bisignano (CS) con 742,67 euro (155° posto). Al sesto posto c’è il Comune di Castrolibero (CS) con 716,05 euro (158° posto nazionale), seguito da Altilia (CS) con 187,76 euro (221° posto). In coda troviamo Petilia Policastro (KR) con 25,00 euro (290° posto) e Fuscaldo (CS) con 17,26 euro (302° posto).
Crotone è ultima in Calabria e ultima in Italia (304° posto) con la cifra simbolica di 2,63 euro.
Alla Cgia non risultano invece dati relativi a Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia.
I Comuni calabresi, dunque, non attivano le procedure per la segnalazione qualificata all'Agenzia delle Entrate.
L’associazione degli artigiani ritiene che le difficoltà siano legate a tre ordini di motivi. Il primo è la carenza di personale e di competenze investigative in materia tributaria.
La maggior parte dei Comuni calabresi, dice infatti la Cgia, dispone di organici ridotti all'osso e privi della formazione specialistica necessaria, che l'Amministrazione finanziaria non ha mai garantito in modo sistematico.
Gli uffici tributi comunali vengono impiegati prioritariamente per il recupero delle tasse propri, il cui gettito entra direttamente e integralmente nelle casse municipali.
In vaste aree del territorio, avviare una caccia spietata al lavoro irregolare o all'abusivismo edilizio viene percepito dai sindaci come "un suicidio politico”. La Cgia sostiene che esista un tacito "patto di non aggressione" in cui la classe politica locale chiude un occhio sulle case abusive o sul lavoro nero per preservare il consenso elettorale.
Terzo e ultimo motivo, l’instabilità normativa. La percentuale del recupero spettante ai Comuni ha subito continui stravolgimenti legislativi: 30% in origine, poi 50% nel 2011, 100% dal 2012 al 2021, ridotta al 50% dal 2022 e riportata al 100% dal 2026. Questo, dice la Cgia, ostacola una pianificazione di lungo periodo.
Gli ambiti di intervento inutilizzati
I Comuni avrebbero a disposizione cinque precisi ambiti che consentirebbero l’intervento dell'Agenzia delle Entrate. Segnalazione di immobili abusivi o interventi edilizi non autorizzati e accertamenti sulle unità immobiliari omesse nelle dichiarazioni dei redditi o sulle locazioni in nero. Controlli mirati sullo svolgimento di attività d'impresa o professionali in assenza di partita Iva. Accertamenti sulle residenze fittizie all’estero e controlli più capillari sulla disponibilità di beni di lusso in assenza di redditi dichiarati dal nucleo familiare.
L'incapacità o la mancata volontà di incrociare le banche dati già in possesso dei municipi si traduce in un danno triplo per le comunità calabresi: i bilanci comunali restano privi di risorse essenziali, i servizi ai cittadini peggiorano e il carico fiscale continua a gravare interamente sull'esigua platea dei contribuenti onesti.