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27/07/2026 ore 17.39
Economia e lavoro

Calabria piena di debiti, è prima in Italia per imprese protestate: allarme sulla crisi del tessuto economico regionale

Il report Istat fotografa un territorio in forte difficoltà: la Calabria guida la classifica nazionale per le aziende e condivide con la Campania il primato per persone coinvolte. Cresce anche il valore medio dei protesti

di Carmelo Idà

Nel 2024 in Italia sono diminuiti i protesti ma è aumentato il loro valore monetario complessivo. Prevalgono le cambiali mentre gli assegni registrano l'importo medio più elevato. Sud e le Isole presentano i tassi più alti di persone e imprese coinvolte, con una particolare incidenza in Calabria e Campania. Gli importi medi sono passati da 1.064 euro a 1.186 euro in un anno.

Lo dice l’ultimo report Istat.

La Calabria, insieme alla Campania, detiene il primato nazionale per il maggior numero di persone protestate in rapporto alla popolazione, con un tasso di 1,1 persone ogni 1.000 abitanti. Analizzando i dati per sesso, la regione registra tassi tra i più alti d'Italia: 1,4 per 1.000 tra gli uomini e 0,8 per 1.000 tra le donne. Il dato più allarmante riguarda le imprese. La Calabria è la regione italiana con il tasso più elevato di imprese protestate, pari a 10,7 ogni 1.000 imprese attive. Questo valore è significativamente superiore alla media nazionale (3,9 per 1.000). La Calabria emerge come l'area con la maggiore "sofferenza economica" del Paese dal punto di vista della frequenza dei protesti, evidenziando una fragilità strutturale che colpisce in modo particolare il sistema produttivo locale.

Un dato singolare che emerge dal report riguarda le cause tecniche dei protesti per gli assegni in Calabria. I protesti avvengono senza che manchino i fondi e senza che manchino le autorizzazioni alle emissioni. Cioè il debitore smette semplicemente di pagare.

Il quadro nazionale

Nel 2024 i protesti iscritti nel Registro informatico dei protesti sono 222.999, di cui 197.713 cambiali (l’88,7%) e 25.286 assegni (l’11,3%). Rispetto al 2023, i protesti nel loro complesso diminuiscono lievemente (-0,9%), mentre calano dell’81,3% rispetto al 2013, quando erano pari a 1.192.984. Il loro valore monetario supera i 264 milioni di euro: circa 181 milioni le cambiali (68,5%) e circa 83 milioni (31,5%) gli assegni. Questi ultimi, pur costituendo solo l'11,3% del volume, pesano per il 31,5% del valore totale (circa 83 milioni di euro), evidenziando importi medi significativamente più alti.

L’Istat dice ancora che il valore complessivo dei protesti è aumentato del 10,5% rispetto al 2023, mentre risulta in diminuzione del 90,2% rispetto al 2013, quando superava i due miliardi e mezzo di euro.

Il divario Nord-Sud

L'analisi territoriale rivela dinamiche opposte tra l'uso dei titoli e la loro insolvenza. Nelle Isole, ad esempio, si registra il tasso di utilizzo di cambiali più alto d'Italia (181 ogni 1.000 abitanti), ma paradossalmente il tasso di protesto più basso (14,6 per 1.000 emesse). Al contrario, il Nord-ovest mostra il minor utilizzo di cambiali (82 su 1.000) ma il tasso di insolvenza più elevato (46,9 per 1.000).

Per quanto riguarda i soggetti coinvolti, il Sud e le Isole detengono il primato per i tassi più alti di persone protestate (rispettivamente 1,0‰ e 0,8‰), con punte massime in Calabria e Campania. Anche per le imprese la situazione è critica nel Mezzogiorno: la Calabria registra 10,7 imprese protestate ogni 1.000 attive, seguita da Campania (7,3) e Sicilia (6,7), contro una media nazionale di 3,9.

L'identikit del soggetto protestato

Chi sono gli italiani che non riescono a onorare i propri debiti? Il rapporto identifica 61.040 soggetti, in calo dell'1,3% rispetto al 2023. Gli uomini sono i più colpiti (0,9‰ contro lo 0,5‰ delle donne), differenza attribuita alla loro maggiore presenza attiva nel mondo economico. La fascia d'età più critica è quella tra i 36 e i 55 anni, che copre quasi la metà (49,7%) dei protestati totali. L'età media nazionale è di 49 anni. Gli stranieri residenti mostrano una fragilità economica maggiore, con un tasso di protesto (1,3‰) quasi doppio rispetto agli italiani (0,7‰). Tra le comunità straniere, i cittadini tedeschi registrano il tasso più alto (7,0 per 1.000 residenti), seguiti da ecuadoriani e filippini.

Sebbene le persone fisiche siano numericamente superiori (42.590), le imprese mostrano un'incidenza maggiore rispetto al loro universo di riferimento e sono spesso colpite da protesti multipli (una media di 4,9 titoli per azienda contro i 3,0 delle persone).

Motivazioni e tempi della sofferenza economica

Le ragioni dietro un mancato pagamento variano sensibilmente a seconda del titolo. Per quanto riguarda le cambiali, l’Istat attesta che l'87,4% dei casi è dovuto alla mancanza di istruzioni fornite al domiciliatario (spesso la banca). Questo può indicare disfunzioni comunicative o un'incapacità del debitore di gestire le scadenze. Per quanto riguarda invece gli assegni la causa risulta più strutturale con il 71% dei titoli protestati per mancanza totale o parziale di fondi al momento della presentazione.

Anche i tempi di "resistenza" cambiano: mentre gli assegni vengono quasi tutti protestati entro l'anno dall'emissione (il 44,2% addirittura entro un mese), le cambiali hanno tempi più lunghi, con una media di 18 mesi tra emissione e levata. Le imprese vengono protestate più rapidamente rispetto alle persone (12 mesi contro 19), segno di una catena del credito commerciale più reattiva o pressante.

L'impatto della digitalizzazione dei servizi bancari

Il declino strutturale dei protesti è in gran parte dovuto alla rivoluzione dei pagamenti. Secondo la Banca d'Italia, nel 2024 le carte di pagamento e i bonifici coprono oltre il 99% delle transazioni diverse dal contante, mentre gli assegni sono scivolati allo 0,4%. L'uso dell'assegno è calato del 12,8% solo nell'ultimo anno, mentre le cambiali, pur restando una nicchia (113 ogni 1.000 abitanti), hanno visto un parziale aumento dell'uso (+8,1%) come strumento di credito "fiduciario" o di "sopravvivenza".

Il Registro Informatico dei Protesti continua a svolgere una funzione essenziale di trasparenza e tutela del mercato, permettendo a chiunque di verificare l'affidabilità di un debitore. Tuttavia, il rapporto evidenzia come il protesto colpisca spesso chi è già escluso dai circuiti bancari digitali o non possiede i requisiti per il credito al consumo. In questo senso, le cambiali e gli assegni rimangono l'ultima spiaggia per una parte del tessuto produttivo e sociale che utilizza il proprio patrimonio personale come garanzia in situazioni di crisi improvvisa.

L'incremento degli importi medi (passati da 1.064 euro a 1.186 euro in un anno) suggerisce che, pur diminuendo la platea, l'entità delle crisi finanziarie individuali e aziendali si sta facendo più pesante, richiedendo una vigilanza attenta sulle dinamiche di insolvenza, specialmente nelle aree geografiche più fragili del Paese.