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09/04/2026 ore 16.00
Economia e lavoro

Caro carburante, il futuro è incerto: «Da domani il prezzo scenderà ma tra un mese potremmo restare senza diesel e benzina»

Il coordinatore regionale Energia della Claai Schiavello annuncia la riduzione delle tariffe ma precisa: «Uso il condizionale, non è automatico. Le compagnie sono caute, troppa incertezza e instabilità. Le speculazioni ci sono ma non dipendono da noi»

di Luana Costa

«Domani il carburante finito, ciò che il cliente compra alle stazioni di servizio, dovrebbe calare di 17,18 centesimi al litro per il gasolio e quasi 7 centesimi al litro per la benzina». È l’annuncio di Ferruccio Schiavello coordinatore regionale per la Calabria della categoria Energia della Claai, in relazione alle oscillazioni del prezzo del carburante in conseguenza degli annunci delle trattative in corso in Medio Oriente.

«Uso il condizionale perché non è automatico» precisa ancora il Schiavello. «È vero che per domani le compagnie petrolifere acquisteranno ad un prezzo inferiore, quasi 180 euro in media ogni mille litri di benzina o gasolio. Una bella cifra, ma non è detto che poi queste riduzioni verranno applicate immediatamente domani mattina. Sono molto cauti nel ribasso del prodotto, se sia giusto o sbagliato non sta a me dirlo».

Schiavello spiega che la cautela deriva dal clima di incertezza. «Ci troviamo in una situazione di forte instabilità e variabilità, quindi, se il rischio è quello di rimetterci le compagnie stanno bene attente. Vi è di certo che il gestore del punto vendita deve applicare per contratto il prezzo indicato dalla compagnia petrolifera e non può fare diversamente». 

Anche l’Unione nazionale consumatori contro i rincari del carburante: «Si specula sulla pelle degli automobilisti»

Riguardo alle speculazioni il presidente della Claai specifica che dall’aumento del prezzo del carburante «ci rimettiamo tutti. Innanzitutto, i consumatori ma anche noi gestori perché se ci impongono un prezzo più basso ma noi abbiamo comprato il giorno prima ad un prezzo più alto siamo costretti ad abbassare il prezzo. Chi probabilmente ci specula e sicuramente non ci perde sono le compagnie petrolifere e i retisti. Non c’è dubbio, sono loro che hanno il pallino in mano e fanno il prezzo».

Schiavello precisa inoltre come alcune dinamiche non favoriscano la riduzione del prezzo ma anzi il rialzo. «Ciò che sta distorcendo il mercato nei punti vendita è il prezzo consigliato perché è un gioco al rialzo a prescindere da quanto il carburante viene pagato. Non siamo di fronte ad un prezzo industriale ma che si forma sul mercato e il mercato viene gestito per aree commerciali. A titolo d’esempio, se nella zona di Catanzaro una compagnia tende ad alzare il prezzo, anche le altre compagnie tenderanno a seguire quell’andamento».

Riguardo al futuro Schiavello spiega: «Ci troviamo di fronte ad una crisi energetica tra le più gravi. Se si iniziano ad intravedere segnali di pace e le trattative hanno inizio il prezzo del carburante nell’arco di 15 giorni potrebbe tornare a quello iniziale: 60, 65 dollari al barile e noi troveremo di nuovi i prezzi alle stazioni intorno a 1,60, 1,75 euro.

Tutto dipende dalla situazione internazionale. Se la guerra dovesse durare ancora, tra un mese, un mese e mezzo non avremmo più il problema del prezzo ma avremmo il problema di trovare il carburante. Non voleranno aerei, non viaggeranno navi, treni e auto; sarà veramente uno scenario inedito. Fino a fine maggio c’è la disponibilità di prodotto nei depositi per soddisfare le esigenze della normale mobilità. Oltre maggio onestamente non saprei quale sarà lo scenario».