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11/04/2026 ore 19.21
Economia e lavoro

Caro energia, Calabria tra le regioni più colpite: 143mila famiglie costrette a ridurre consumi e spese

Sono oltre 300mila le persone in difficoltà nella nostra regione costrette. Più di 126 milioni di spesa aggiuntiva nel 2026. Il focus della Cgia di Mestre

di Redazione Economia

La crisi in Medio Oriente aggrava la condizione di difficoltà di famiglie ed imprese in stato di povertà energetica. In Italia 5,3 milioni di persone vivono questo disagio. Chi si trova in questa condizione, per mantenere costi sostenibili rispetto al reddito disponibile, riduce l’uso di elettrodomestici, riscaldamento e climatizzazione e taglia il consumo di energia elettrica, gas e carburante. A casa o in bottega si fanno sacrifici impiegando l’indispensabile solo per il tempo necessario al suo utilizzo. Il conflitto in Iran sta costringendo molti a rivedere ancor più al ribasso i propri limiti di spesa e di consumo.

In questo scenario le situazioni di maggiore difficoltà si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno. Puglia, Calabria e Molise sono le regioni più a rischio. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre sui consumi di energia elettrica e riscaldamento di famiglie ed imprese artigiane.

In Puglia le famiglie in difficoltà sono più di 302mila e 500 per un totale di quasi 700.000 persone, il 18,1% della popolazione della regione. Subito dopo troviamo la Calabria, con più di 143mila e 400 famiglie, oltre 318.000 persone, il 17,4% dei residenti. E poi il Molise, dove le famiglie in difficoltà sono 22mila e 650, quasi 49.000 individui, il 17% della popolazione regionale.

I numeri relativi alla Calabria dicono che nel 2026 la spesa complessiva per energia elettrica e gas sarà pari a 1 miliardo e 60 milioni di euro, 126 milioni in più rispetto al 2025, 152 milioni in più nell’ultimo biennio.

Secondo la Cgia, artigiani e commercianti pagano due volte gli aumenti di tariffe e bollette. «Da una parte, come utenti domestici, devono far fronte alle spese più alte per luce e gas nelle proprie abitazioni. Dall’altra – evidenzia la Cgia - come imprenditori, sostengono costi ancora maggiori per mantenere attiva la propria attività. Tenere accese le luci, riscaldare un laboratorio in inverno o raffrescare un negozio in estate sono necessità quotidiane, non rinviabili. Spese che, con l’aumento dei prezzi energetici, incidono sempre di più sui margini già ridotti di queste attività. Il risultato - sostiene l’associazione degli artigiani - è una pressione economica crescente che mette in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare a investimenti, pur di riuscire a sostenere costi ormai diventati molto pesanti».