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08/08/2026 ore 07.03
Economia e lavoro

Caro energia, la stangata pesa sui più poveri: bollette e carburanti divorano il 10% del bilancio

La Bce avverte che gli aumenti energetici erodono i risparmi dei nuclei più fragili, costretti a tagliare drasticamente altre spese per pagare le utenze. Il risparmio scende sotto zero: con un tasso del -5,8%, ogni rincaro riduce ancora lo spazio per beni essenziali

di Carmelo Idà

Per i nuclei a basso reddito, le spese per energia e carburanti assorbono quasi il 10% del bilancio familiare, spingendo il tasso di risparmio in territorio negativo e rendendo queste famiglie estremamente vulnerabili a ogni futura recessione. Mentre l'economia globale cerca faticosamente una stabilità, i dati che emergono dall’ultimo bollettino economico della Bce delineano una frattura sociale sempre più profonda.

Il caro energia non colpisce tutti allo stesso modo: agisce come una tassa regressiva che grava in misura sproporzionata su chi ha meno. Secondo l’analisi, nelle famiglie classificate come "a più basso reddito", circa il 10% del bilancio complessivo viene assorbito dal pagamento delle bollette energetiche e dei carburanti. Si tratta di una quota sensibilmente superiore alla media nazionale, che si attesta intorno al 5,5%. Questo divario rappresenta una limitazione concreta alla capacità di spesa per altri beni essenziali, come il cibo o le cure mediche. Per queste famiglie, il "bilancio familiare" - inteso come l'equilibrio tra entrate (stipendi e pensioni) e uscite - è diventato una sfida quotidiana in cui la voce "energia" pesa come un macigno insostenibile.

Gli effetti negativi sui risparmi

Uno degli aspetti più allarmanti evidenziati dallo studio riguarda l'erosione dei risparmi. Le famiglie a basso reddito dispongono di minori risorse per assorbire gli shock sui prezzi, ovvero quegli aumenti improvvisi dei costi dei beni essenziali che sfuggono al controllo del consumatore. I rincari stanno letteralmente "erodendo le risorse accantonate".

Lo studio evidenzia che le famiglie più fragili registrano un tasso di risparmio mediano negativo, pari a circa il -5,8% del reddito disponibile. In termini macroeconomici, questo significa che questi nuclei non solo non riescono a mettere da parte denaro, ma stanno consumando più di quanto guadagnano, attingendo a risparmi pregressi (ove presenti) o, peggio, ricorrendo all'indebitamento per coprire le spese correnti.

La mancanza di risparmi crea una pericolosa dipendenza quasi totale dal reddito da lavoro. Senza un fondo di emergenza, queste famiglie non hanno la possibilità di "distribuire i consumi nel tempo", ovvero di ammortizzare una spesa imprevista o un picco nelle bollette attraverso i risparmi accumulati in precedenza. Questa condizione le espone direttamente ai rischi legati ai cicli economici negativi. In caso di recessione, evidenzia la Bce, qualsiasi riduzione dell’orario lavorativo, perdita dell'impiego o contrazione salariale si traduce immediatamente in una difficoltà finanziaria concreta, poiché non esiste alcuna protezione finanziaria privata a cui fare ricorso.

Lo shock regressivo e il livello di sussistenza

La Bce definisce lo shock sui prezzi dell'energia come "inequivocabilmente recessivo", poiché frena i consumi aggregati riducendo il reddito disponibile reale. Tuttavia, l'impatto sui consumi varia drasticamente in base alla liquidità della famiglia. I nuclei a basso reddito, specialmente se gravati da debiti, si trovano a quello che la Banca centrale europea definisce un "livello di sussistenza". Poiché la spesa energetica è considerata "meno comprimibile" (ovvero non si può smettere del tutto di riscaldare la casa o usare la luce), queste famiglie sono costrette a tagliare drasticamente altri consumi per pagare le utenze. I dati mostrano che la contrazione dei consumi è doppia per le famiglie con vincoli di liquidità: una riduzione dell'1,4% contro lo 0,7% delle famiglie più abbienti che possono invece attingere a diverse fonti di reddito e risparmi. Chi ha meno è costretto a sacrificare il doppio.