Caro gasolio, Fedralog lancia l’allarme: «Gli autotrasportatori non hanno più la forza di protestare»
Mario Pansini mette in guardia sulla tenuta delle imprese e giudica gli aiuti insufficienti ad affrontare una crisi ormai strutturale: «Gli incentivi ci fanno respirare, ma non vogliamo essere tenuti in vita passando da un bonus all’altro»
Il continuo aumento, giorno dopo giorno, del prezzo del gasolio sta mettendo sempre più sotto pressione il settore dell’autotrasporto e colpisce con particolare durezza le imprese calabresi.
A lanciare l’allarme è Fedralog, che richiama l’attenzione del Governo, della Regione Calabria e dell’intera rappresentanza politica calabrese su una situazione che sta diventando insostenibile.
Ogni giorno assistiamo a nuovi aumenti alla pompa, mentre le imprese continuano a sostenere costi sempre più elevati senza avere la possibilità di trasferirli immediatamente sulla committenza. Per un’azienda che consuma migliaia di litri di gasolio ogni mese, anche pochi centesimi di aumento si trasformano rapidamente in migliaia di euro di maggiori costi.
Per Mario Pansini di Fedralog, tuttavia, c’è un elemento ancora più preoccupante del prezzo del carburante.
«Sono profondamente turbato da quello che vedo e ascolto ogni giorno. Gli imprenditori dell’autotrasporto sono stanchi, sfiancati da anni di aumenti, difficoltà e margini sempre più ridotti. Qualcuno si domanda perché gli autotrasportatori non protestino. Forse dovremmo iniziare a preoccuparci proprio di questo.»
Molti imprenditori non hanno più nemmeno la possibilità di fermarsi: devono continuare a lavorare, pagare carburante, stipendi, contributi, assicurazioni, pedaggi, manutenzioni e rate dei mezzi.
«Il rischio è che l’autotrasportatore, sfinito, non abbia più neanche la forza di protestare e finisca per abbandonarsi al proprio destino. Quando una categoria smette di protestare non significa che i problemi siano finiti. Può significare che sta perdendo la speranza di essere ascoltata.»
Riduzione delle accise: per l’autotrasporto non è un vero beneficio
Fedralog richiama l’attenzione anche sulla riduzione temporanea delle accise sul gasolio.
Per le aziende che hanno diritto al rimborso dell’accisa sul gasolio professionale, infatti, la minore accisa pagata al momento del rifornimento comporta anche un minore importo successivamente recuperabile dall’impresa.
«È necessario spiegarlo con chiarezza», sottolinea Pansini. «Per l’autotrasportatore professionale che recupera le accise, la riduzione alla pompa non rappresenta lo stesso vantaggio riconosciuto al normale automobilista. Quello che si paga in meno oggi si traduce anche in un minor recupero domani.»
Il credito d’imposta di settembre: ossigeno, ma non una cura
A settembre le imprese potranno presentare domanda per il credito d’imposta sul gasolio, destinato a ristorare parte dell’incremento dei costi sostenuti nei mesi scorsi.
Fedralog considera il provvedimento importante e necessario, ma non risolutivo.
«Il credito d’imposta sarà sicuramente una boccata d’ossigeno. Ma una boccata d’ossigeno non cura un problema strutturale: permette soltanto di respirare ancora per un po’.»
«Se continueremo ad acquistare gasolio a questi prezzi, sostenendo costi sempre più elevati e lavorando con margini sempre più ridotti, avremo semplicemente rinviato il problema. Non possiamo permettere che gli aiuti servano soltanto a prolungare la sofferenza dell’autotrasporto.»
L’altra emergenza: sempre meno autisti
Al caro carburante si aggiunge un’altra questione che rischia di diventare esplosiva: la carenza di conducenti professionali. Tra la fine del 2026 e gli anni immediatamente successivi una parte degli autisti attualmente in servizio raggiungerà l’età pensionabile, mentre il ricambio generazionale continua a essere insufficiente.
A chi lascia la professione non corrisponde un numero adeguato di giovani pronti a prenderne il posto.
«Dobbiamo porci una domanda molto semplice», afferma Pansini. «Tra qualche anno chi guiderà i camion? Stiamo perdendo conducenti e non stiamo creando le condizioni affinché una nuova generazione scelga questa professione.»
Costi elevati per conseguire patenti e CQC, responsabilità crescenti e condizioni di lavoro impegnative rendono sempre più difficile attrarre nuovi conducenti.
«La Calabria rischia di pagare il prezzo più alto»
Per le imprese calabresi queste difficoltà assumono un peso ancora maggiore. La posizione geografica della regione impone centinaia di chilometri per raggiungere i principali mercati e nodi logistici nazionali.
Un’impresa calabrese non può spostare geograficamente la Calabria.
Fedralog chiede quindi al Governo, alla Regione Calabria e ai parlamentari calabresi l’apertura di un confronto urgente sulla sostenibilità dell’autotrasporto regionale.
«Non chiediamo assistenzialismo», conclude Pansini. «Chiediamo di poter continuare a lavorare e di poter immaginare un futuro per le nostre aziende. Gli incentivi possono aiutarci a respirare, ma non vogliamo essere tenuti in vita artificialmente passando da un bonus all’altro. Vogliamo tornare nelle condizioni di poter vivere del nostro lavoro.»
Le Istituzioni non devono preoccuparsi soltanto dell’autotrasportatore che protesta.
Devono preoccuparsi soprattutto di quello che non protesta più.
Perché un’impresa che protesta sta ancora chiedendo di essere ascoltata.
Un’impresa che chiude spegne i motori.
Un camion senza autista, invece, non li accende nemmeno.