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07/04/2026 ore 13.57
Economia e lavoro

Caro gasolio, Sirianni (RentCalabria): «Costi insostenibili e destinati a crescere, Ncc e turismo in crisi»

L’amministratore della società di noleggio con conducente lancia l’allarme in vista dell’estate:  «Abbiamo cercato di contenere i prezzi verso i clienti, ma ormai diventa impossibile farlo senza compromettere la sostenibilità della nostra attività»

di Redazione Economia

Le tensioni sullo Stretto di Hormuz e l’instabilità internazionale stanno facendo lievitare i prezzi del carburante in tutta Italia. In Calabria, però, gli effetti si fanno più evidenti e preoccupanti, soprattutto per chi lavora nel settore Ncc e nel turismo. A parlarne è Giuseppe Sirianni, amministratore di RentCalabria, società di noleggio con conducente e socio di una società tour operator a Catanzaro, da anni impegnato nel settore turistico: «Non possiamo più affrontare il nostro lavoro con gli stessi equilibri economici della scorsa estate», spiega Sirianni. «Abbiamo cercato di contenere i costi verso i clienti, ma ormai diventa impossibile farlo senza compromettere la sostenibilità della nostra attività».

Il gasolio ha superato i 2,20 euro al litro e la Calabria risulta tra le regioni con i prezzi più alti d’Italia. Una situazione che si riflette in maniera diretta sul lavoro quotidiano degli Ncc e sul settore turistico, soprattutto ora che la stagione entra nel vivo.

«Con l’avvio dei flussi turistici, i costi aumenteranno ulteriormente e questo inevitabilmente ricadrà anche sui turisti», aggiunge Sirianni. «La Calabria potrebbe accogliere più visitatori grazie all’attenzione verso mete alternative al Medio Oriente, ma dobbiamo riuscire a farlo senza subire perdite economiche».

Come evidenzia anche un’analisi nazionale sul settore del trasporto persone, l’aumento vertiginoso dei carburanti sta erodendo i margini operativi e mette a rischio la continuità dei servizi. «Nel nostro caso, la sostenibilità del lavoro quotidiano dipende da interventi concreti e tempestivi», sottolinea Sirianni.

Negli aeroporti la crisi carburante si fa sentire: limitazioni nei rifornimenti sono state introdotte a Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia, mentre ieri a Reggio Calabria sono stati imposti limiti alle forniture.

Il problema riguarda principalmente gli Ncc e il turismo, ma l’autotrasporto regionale mostra segnali di sofferenza se la situazione dovesse persistere.

«Mi chiedo come mai nessuno del comparto abbia ancora sollevato la questione in modo deciso», osserva Sirianni. «Serve attenzione e interventi concreti da parte delle istituzioni per non mettere a rischio il lavoro di chi ogni giorno garantisce mobilità e servizi nel turismo».

«La Calabria ha grandi potenzialità turistiche, ma senza condizioni sostenibili il rischio è che questa crescita si fermi sul nascere. E oggi, più che mai, non possiamo permettercelo. A questa situazione già drammatica si aggiunge un elemento che non può più essere ignorato: il totale e preoccupante silenzio della politica. Un silenzio che pesa come un macigno sulle spalle di lavoratori, imprenditori e famiglie che ogni giorno cercano di resistere in un contesto sempre più difficile», si legge nella nota.

«Il mancato intervento a sostegno non solo del comparto Ncc, ma di tutti i lavoratori colpiti da questa crisi, rischia di mettere definitivamente in ginocchio l’economia calabrese. Non si tratta più di un’emergenza settoriale, ma di una crisi sistemica che coinvolge trasporti, turismo, commercio e servizi, con ripercussioni dirette sull’intero tessuto sociale».

«Continuare a ignorare questa realtà equivale a condannare un territorio già fragile a un ulteriore arretramento economico e occupazionale. È inaccettabile che, di fronte a un aumento così significativo dei costi e a margini ormai ridotti al minimo, non vi siano misure concrete, immediate e proporzionate alla gravità della situazione».

«Serve una presa di posizione chiara, serve responsabilità, serve coraggio. Perché senza interventi urgenti, il rischio non è solo quello di una stagione turistica compromessa, ma quello di assistere impotenti al collasso di interi settori produttivi. E allora sì, il silenzio della politica diventa assordante», conclude.