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20/04/2026 ore 10.28
Economia e lavoro

Caro-prezzi, stangata sulla spesa: verdure fino al +21%. Rincari anche su carne, uova e acqua minerale

Aumentano i prezzi di melanzane, piselli e zucchine. Incrementi previsti anche per il comparto delle vacanze. L’allarme di Assoutenti

di Redazione Economia

Rincari a doppia cifra per melanzane, piselli e zucchine. Costano di più le carni e le uova. Ritocchi in vista anche per i listini delle acque minerali. Dai distributori alla tavola il passo è stato breve. Gli effetti della crisi energetica si fanno sentire sugli acquisti dei prodotti alimentari freschi, spesa su cui stanno impattando in maniera considerevole gli aumenti del costo di trasporto e distribuzione. Aumenti, in molti casi, a doppia cifra, destinati a ridurre ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie. Redditi e bilanci sono già stati messi a dura prova dai rincari di carburanti, luce e gas. Con effetti, su queste ultime, che si vedranno con le prossime bollette. La lista degli alimenti colpiti dai rincari è lunga. E con l’estate in arrivo le prospettive sono tutt’altro che rosee. La spesa settimanale per frutta e verdura fresca potrebbe costare tra i 7 e i 15 euro in più.

La corsa al rialzo dei prezzi

Complice la guerra in Medio Oriente, secondo Assoutenti i prezzi dei prodotti alimentari salgono in media del 2,8% con punte del 4,7%. Per l’associazione dei consumatori le melanzane rincarano del 21%, i piselli del 19% e le zucchine dell’11%. Prezzi più alti anche per pomodori, +9%, limoni, +10,8% e fragole, +10,4%. Balzo in avanti anche per le carni bovine, +8,4%, per quelle ovine, +7,2%, e per le uova, +8,5%. La corsa al rialzo dei prezzi è in atto da prima di Pasqua e se non si troverà una soluzione al conflitto è destinata a riservare ulteriori negative sorprese ai consumatori. Secondo l’Istat l’inflazione potrebbe attestarsi al 2,2% per tutto il 2026 causando ulteriori aumenti dei prezzi al consumo.

Ritocchi in vista anche per i listini delle acque minerali

La crisi in Medio Oriente rischia di far salire i prezzi al dettaglio anche di bevande e acqua minerale: una bottiglia da 1,5 litri potrebbe costare fino a 5/6 centesimi di euro in più. A lanciare l’allarme è il Codacons. Gli aumenti verrebbero determinati dal rialzo dei prezzi applicati dai produttori di plastica per bottiglie, tappi, etichette e film utilizzati per le confezioni. La plastica è un materiale sintetico derivato principalmente dalla lavorazione del petrolio greggio, da cui dipendono l’intera filiera e i relativi costi. Secondo il Codacons «le pretese dei colossi della plastica potrebbero determinare un rincaro nell'ordine del 20% per l'acqua minerale e del 10% per le bevande analcoliche». Un conto da 660 milioni di euro in più per i consumatori italiani nel 2026.

A rischio anche l’acqua minerale con la guerra in Medio Oriente: rincari in arrivo e allarme forniture

Meno petrolio, meno plastiche, meno bevande sugli scaffali

Il Codacons avverte che c’è il rischio di un calo delle forniture di plastiche per il mercato delle bevande. Con conseguente carenza sugli scaffali. Oman, Pakistan e India sono tra i maggiori produttori di polimeri, paesi oggi alle prese con la drastica riduzione dei traffici commerciali marittimi. Molti impianti di raffinazione sono fermi come pure le consegne e queste materie prime costano il 60% in più rispetto ai listini applicati prima dell’inizio del conflitto.

A rischio viaggi e vacanze

Il Focus di Assoutenti non si limita ai costi alimentari della crisi. Per l’associazione dei consumatori non sono da sottovalutare gli aumenti previsti anche per il comparto delle vacanze. «Le tariffe dei servizi di alloggio sono in aumento del 4% sull’anno – dice Assoutenti - e quelle dei voli nazionali del 12,6%». Le agenzie di viaggio lamentano danni per 100 milioni di euro derivanti dalle cancellazioni delle prenotazioni. L’incognita jet fuel con le scorte di cherosene per gli aerei ormai ridotte al lumicino accrescono incertezza e preoccupazione visto il calo delle richieste da Stati Uniti, Canada e Paesi asiatici. Le compagnie di bandiera potrebbero essere costrette a tagliare rotte e personale.

Nulla ancora è risolto

La crisi di Hormuz non è ancora risolta e il Governo dovrà decidere se stoppare o prorogare il taglio delle accise sui carburanti in vigore fino al primo maggio. Fino ad oggi sono state messe in campo misure di contrasto pari a 1,2 miliardi di euro. Poca cosa visto che gli aumenti dei listini di gas e petrolio hanno azzerato i benefici derivanti dal taglio di 24,4 centesimi di accise sui carburanti. Secondo il Codacons gli aumenti ai distributori costano a famiglie ed imprese 148 milioni a settimana.