Clima ed economia, il conto delle calamità: due miliardi per Harry e il freno allo sviluppo del Sud
Previsioni drammatiche: fino al 9,5% in meno nei prossimi decenni con ripercussioni dirette su agricoltura, salute e lavoro. A lanciare l’allarme è la Svimez che avverte: «È a rischio il futuro del Mezzogiorno»
I Mutamenti climatici hanno un costo e hanno effetti diretti sull’economia mondiale. Un’ondata di caldo o un’onda di maltempo, come accade sempre più spesso anche in Italia, e come abbiamo sperimentato negli ultimi giorni al Sud ed in Calabria, hanno conseguenze immediate sulle finanze locali. La dichiarazione dello stato di calamità o di emergenza implica una spesa. Il ciclone Harry inciderà sull’economia nazionale per una cifra oggi stimata in oltre due miliardi di euro. Ai danni fisici, strutturali ed infrastrutturali, che necessitano di ristori per Comuni, famiglie ed imprese colpite da questi eventi estremi, si aggiunge il danno funzionale alla capacità di programmazione economica dello Stato: due miliardi di risorse da destinare alla ricostruzione escono dai capitoli di bilancio ordinari, rallentando o stoppando gli interventi già previsti, per essere dirottate sulla copertura dei danni causati da frane, alluvioni, mareggiate e siccità. Greenpeace dice che dal 2013 al 2023 l’Italia è stata colpita da 147 calamità naturali con danni per 22,6 miliardi di euro. Ma dice anche che i fondi stanziati dal Governo sono stati insufficienti e che hanno coperto in media circa il 13% dei costi di risanamento, con punte maggiori al Nord e più basse al Sud.
Ciclone Harry, contributi fino a 900 euro al mese per famiglie sfollate in tre regioniA forza di intervenire sulle emergenze, e non si potrà fare diversamente, le risorse scarseggeranno sempre di più con un conto spese che non potrà farsi carico di tutto. Oggi la Svimez dice che nei prossimi decenni gli «effetti economici» dei mutamenti climatici porteranno ad una drastica riduzione del Pil italiano. «Incideranno negativamente sulla resa agricola, sulla salute della popolazione, con maggiori costi per il sistema sanitario, e sulla produttività del lavoro, con ripercussioni anche su industria e servizi». «Il reddito pro capite italiano potrebbe ridursi - sostiene ancora l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno - in un intervallo compreso tra il 2,8% e il 9,5%».
La rinuncia agli accordi sul green deal da parte di molti governi, stop sostenuto ed alimentato dal cambio di politica deciso dall’Amministrazione Trump, aggraveranno ulteriormente la situazione. I mancati interventi su inquinamento e decarbonizzazione dell’industria, sulle attività estrattive e sul disboscamento selvaggio delle riserve forestali avranno effetti ancor più devastanti su clima ed economia mondiale. L’Europa sta invertendo direzione ma le interferenze Usa rallentano il confronto ed il dialogo tra i governi e impediscono le intese sulle soluzioni da adottare. «Per l'Italia - sostiene la Svimez - un aumento sostenuto delle temperature potrebbe tradursi in impatti asimmetrici: un lieve incremento del Pil nelle regioni settentrionali, fino al 2% e, al contrario, una contrazione significativa nel Mezzogiorno tra -1% e -3%, con punte superiori al -4% in regioni come Campania e Sicilia. Il dissesto idrogeologico - conclude l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno - diventa così anche un fattore di freno allo sviluppo, incidendo sull'attrattività dei territori, sulla continuità delle attività produttive e sulle prospettive occupazionali». Una economia rallentata metterà in ginocchio le aree storicamente più deboli già oggi impossibilitate a recuperare il distacco con le aree più ricche e sviluppate.