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05/03/2026 ore 18.06
Economia e lavoro

Contributi all’AgCom, Anso: «Le nuove regole penalizzano i piccoli editori e l'informazione locale»

L’associazione nazionale stampa online critica la decisione di abbassare da 500mila a 50mila euro la soglia di ricavi per il calcolo del contributo dovuto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: «Inaccettabile, si colpisce chi fa servizio pubblico»

di Redazione

L’Associazione nazionale stampa online (Anso) esprime forte contrarietà alla decisione di abbassare da 500mila a 50mila euro la soglia di ricavi per il calcolo del contributo dovuto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).

Una modifica che rischia di coinvolgere un numero molto più ampio di realtà editoriali, colpendo in particolare le piccole testate digitali e gli editori locali, che rappresentano una componente essenziale del pluralismo informativo nel Paese.

«Le testate locali – mette in evidenza il presidente di Anso Michele Pinto – svolgono ogni giorno un lavoro prezioso per le comunità. Raccontano i territori, danno voce ai cittadini, seguono la vita delle amministrazioni e delle economie locali garantendo informazione professionale, nel rispetto delle norme deontologiche e del lavoro giornalistico. Sono inoltre un presidio per la libertà di informazione e un argine alla diffusione delle fake news, grazie al lavoro di redazioni e giornalisti che operano con responsabilità editoriale e verifiche delle fonti».

Secondo l’associazione, la riduzione della soglia rischia di incidere su un settore già fragile, composto in gran parte da piccole imprese editoriali che operano con risorse limitate ma con un forte radicamento nei territori.

«È paradossale – prosegue MIchele Pinto – che un contributo di questo tipo venga richiesto a realtà editoriali che svolgono un servizio pubblico di informazione, mentre non esiste alcun onere analogo per chi diffonde contenuti sui social o su blog senza alcun controllo editoriale e senza obblighi di verifica delle notizie».

Per questo motivo Anso annuncia che metterà in campo tutte le azioni possibili per tutelare i propri associati, aprendo anche un confronto sul piano istituzionale e politico.

«Una misura di questo tipo – conclude il presidente – rischia di frenare lo sviluppo delle piccole realtà editoriali e di indebolire l’informazione locale. È necessario invece sostenere il pluralismo e valorizzare il lavoro delle testate che ogni giorno garantiscono informazione professionale e radicata nelle comunità».